TRUMP, trump, trump...
Posted by Francesco Saverio Simone America, Diritti, Libertà, PV, Trump 05:55IL SÌ
Posted by Francesco Saverio Simone Diritti, ECONOMIE ECOLOGICHE, Malaffare, REDAZIONE, SOCIETA' E COSTUME 10:17
di Raffaele Licinio
Mi hanno chiesto se sono diventato pentastellato. No, né pentastellato né rosacrociato né altro. La domanda, preciso, è collegata alla mia posizione per il sì al referendum del 17 aprile.
Nossignori, non lo sono. Sulla “tensione morale” degli esponenti del M5S non ho elementi se non generici per esprimermi: non sono nato ieri, e ribadisco che sul piano etico e morale (e non solo: anche su quello delle conseguenze per la democrazia e le sue istituzioni) per quello che accade posso indignarmi, come si indignano loro e tutti coloro che si indignano (tautologicamente), ma personalmente quegli esponenti non li conosco, tranne qualcuno che stimerei anche se fosse di destra senza essere “grillino” o se fosse di sinistra pur essendo piddino (non so se è chiaro), né sono informato di fatti che non siano quelli che si conoscono di seconda mano (come tutti), né un giudice (e qui mi sa che non sono in numerosa compagnia).
Quello su cui non sono d’accordo è la concezione della politica e delle istituzioni espressa da quel movimento, non soltanto in teoria quanto soprattutto nell’azione pratica. A mio modo di vedere, legittimo e non necessariamente condivisibile come quello di chiunque altro, gli sbagli e gli errori politici di questi anni e sino ad oggi a opera di chi dirige quel movimento (chi lo dirige?) sono davvero tanti. Due soli esempi di questi ultimi giorni:
1) l’aver reso fumoso il concetto di “camorra” attribuendo questa “caratteristica” al governo e all’intero pd senza uno straccio di prova se non i “relata refero”, che prove non sono. Camorra? Non ‘ndrangheta? Non mafia? Non 'ndrina? Non sacra corona unita? Non corruzione? Non associazione a delinquere? E se magari fossero, anche in parte, errori giudiziari? Sono termini tutti uguali? Sì, per gli incompetenti sì. Quand’anche fossero accertate responsabilità penali di chiunque, vogliamo lasciare che siano i giudici a definirne i caratteri e i contorni? Fermo restando che l’indignazione per la diffusione a macchia d’olio della corruzione, per me che la provo spesso (e inutilmente), è comprensibile, via, accusare in quel modo qualcuno di camorra – che storicamente vuol dire una cosa precisa – è una sciocchezza e un errore politico, soprattutto se a lanciare l’accusa è chi vuole insegnarci che l’uomo non è mai stato sulla Luna.
2) Questo continuo ricorrere a mozioni di sfiducia nei confronti del governo e di singoli, praticamente una sorta di tessera ad “accumulo di punti”, è un altro errore politico incredibile, non perché non sia legittimo presentarle, ma perché se non hanno la possibilità di essere approvate (e non ce l’hanno, allo stato attuale) logorano politicamente lo strumento e chi le presenta, con il risultato di rafforzare chi si vorrebbe buttare giù. E rafforzano in persone ingenue come me la convinzione che presentarle abbia solo motivazioni strumentali mediatiche: appunto, non è politica questa, è un modo scoperto di far parlare di sé gli strumenti della informazione e della comunicazione.
Con un ultimo effetto del tutto personale: vederli impegnati nel sostenere il sì (e nel vedere chi altro si è espresso in questo modo), se non fossi profondamente convinto delle ragioni di questo voto, mi indurrebbe a votare no. E dunque, precisato che non tutti i sì sono uguali nelle loro motivazioni, voterò sì.
Ecco. Questa è la mia risposta, almeno lo è in parte, alla domanda.
Salviamo il mare
Posted by Francesco Saverio Simone CULTURA E SOCIETA', Diritti, ECONOMIE ECOLOGICHE 00:00
di Rosa Mauro
Il mio primo ricordo è legato al mare. E' un ricordo colorato e quasi fiabesco, delle mie gambe che si muovono verso le onde. Sembra che abbia camminato per la prima volta sulla sabbia, a nove mesi.
Che strano, ora non vado molto al mare, a dire il vero, però mi chiedo se mi piacerebbe che una bambina, in un futuro, camminasse in una pozza di petrolio.
Perchè è questo che si rischia se non si cominciano a mettere dei paletti, come quello di dire NO alle concessioni fino all'esaurimento del giacimento.
I prossimi bambini che cammineranno verso questo immenso dono della natura, che nessuno ha creato e nessuno dovrebbe avere il potere di distruggere, potrebbero farlo in un mare che non è più tale.
L'Italia non è certo povera di possibili fonti alternative di energia, e non parliamo soltanto di energia solare, ma anche eolica ed idroelettrica. Ma è purtroppo tra le meno attive nell'utilizzarle, sia a livello privato sia come investimenti per l'energia pubblica.
Questo referendum popolare potrebbe essere la spinta giusta per fornire nuovo impulso ad incentivare energia pulita ed ecosostenibile.
Anche per costruire queste centrali e manutenzionarle serve personale, che non mi si venisse a dire che si lasciano aperte le trivelle per creare posti di lavoro.
Credo che anche chi lavora in questi posti un domani vorrebbe poter mangiare pesce, nuotare e vivere sulla riva del mare senza rischi per la sua salute.
Altrove, catastrofi come perdite di greggio e incidenti sulle piattaforme hanno già mostrato il loro viso spietato, uccidendo il mare e i suoi abitanti. Se il mare muore, morirà la vita sulla terra, questo è stato dimostrato da più di uno scienziato, e non solo per via del cambiamento delle correnti oceaniche, ma per il blocco dell'intero ecosistema, che dipende dall'equilibrio terra/ acqua.
E noi forse possiamo fare un piccolo passo per impedirlo, e ricordatevi, anche il passo di un bambino conta, per aiutare il pianeta ad avere un futuro.
Andiamo dunque a votare il 17 Aprile, e diciamo si per permettere al nostro mondo, ed al mare da cui tutti proveniamo, di sopravvivere e di non essere considerato, ahimè come molte delle risorse naturali che ci siamo ritrovati gratuitamente, soltanto merce per multinazionali senza scrupoli!
Prendere una immensa risorsa come il mare e ridurlo alla scoria della nostra società industriale è il simbolo del nostro inconscio desiderio di autodistruggerci insieme al nostro pianeta, e della nostra incapacità di vedere al di là del nostro naso.
Sorprendiamo tutti facendo la scelta giusta e come priorità, domenica, non mettiamo quella di andare al mare.
Ma di salvarlo.
Andiamo a dirgliene quattro a Renzi il 12 Settembre a Bari alla Fiera del Levante
Posted by Francesco Saverio Simone COMUNICATI, COMUNICAZIONE E NEW MEDIA, CULTURE COMUNICATE, Diritti, Renzi, Risposte 09:52
di Roberto Aprile
La Confederazione Cobas, insieme ad altri organismi di base e movimenti , organizza un corteo a Bari per Sabato 12 Settembre in occasione della inaugurazione della Fiera del Levante a cui parteciperà il Presidente del Consiglio Matteo Renzi. Il corteo partirà alle ore 9,00 di Sabato 12 Settembre da via Napoli per raggiungere gli ingressi della Fiera del Levante e congiungersi alle altre manifestazioni di protesta che si stanno realizzando sempre nella stessa giornata.
I Cobas intendono cosi porre l’attenzione su quanto la presenza in fiera del premier Renzi a Bari sia una provocazione, perché, cosi riferiscono i Cobas, “viene a parlarci di iniziative per il Sud mentre ha già pronto nel cassetto un programma fatto di austerità, miseria sociale e devastazione ambientale”.
Ed ancora i Cobas riferiscono “Lo vediamo anche dal’aumento vertiginoso delle tasse a fronte di minori risorse per comuni e regioni, il Job Act che ha ridotto in regime di sostanziale sottomissione alle imprese di milioni di lavoratori e il reiterato tentativo di questi giorni di cancellare definitivamente il diritto allo sciopero. Mentre il Partito Democratico e il Presidente del consiglio millantano una “ripresa” che nei fatti non esiste, il recente Rapporto Svimez 2015 fotografa la realtà meridionale per quella che è: disoccupazione a livelli sempre più inaccettabili, una crescita esponenziale della povertà e della miseria , un livello di corruzione delle pubbliche amministrazioni senza precedenti”.
Si critica con questa manifestazione un governo che come pochi altri nella storia di questo paese ha deciso che gli interessi delle persone giuridiche, le imprese (e i loro profitti), sono sempre più importanti delle persone fisiche, ovvero noi.
Si veda la serie di decreti "Salva Ilva " a sostegno di progetti industriali decrepiti a scapito della salute della popolazione tarantina, lo "Sblocca Italia" che ci porterà tante cose negative tra cui le trivellazioni petrolifere e tanti inceneritori, ed ancora l’uso a volte spregiudicato, del potere decisionale, sulla pelle dei cittadini, come il devastante “Piano Siletti” che prevede l’eradicazione di migliaia e migliaia di ulivi e la “sterilizzazione” del territorio relativamente alla questione Xylella.
La manifestazione intende sensibilizzare la volontà pubblica, per spingere dal basso le Regioni a chiedere un referendum abrogativo che possa fermare il decreto Sblocca Italia; La richiesta un referendum abrogativo e la lotta delle popolazioni locali, che con questo decreto vengono espropriate ulteriormente di qualsiasi potere decisionale.
La Confederazione Cobas aderisce inoltre alla manifestazione “No Triv” prevista per il il 18 settembre , sempre alla Fiera del Levante, in occasione della riunione dei governatori del Sud sulle trivellazioni petrolifere.
Per la Confederazione Cobas Roberto Aprile 368 582406
La Confederazione Cobas, insieme ad altri organismi di base e movimenti , organizza un corteo a Bari per Sabato 12 Settembre in occasione della inaugurazione della Fiera del Levante a cui parteciperà il Presidente del Consiglio Matteo Renzi. Il corteo partirà alle ore 9,00 di Sabato 12 Settembre da via Napoli per raggiungere gli ingressi della Fiera del Levante e congiungersi alle altre manifestazioni di protesta che si stanno realizzando sempre nella stessa giornata.
I Cobas intendono cosi porre l’attenzione su quanto la presenza in fiera del premier Renzi a Bari sia una provocazione, perché, cosi riferiscono i Cobas, “viene a parlarci di iniziative per il Sud mentre ha già pronto nel cassetto un programma fatto di austerità, miseria sociale e devastazione ambientale”.
Ed ancora i Cobas riferiscono “Lo vediamo anche dal’aumento vertiginoso delle tasse a fronte di minori risorse per comuni e regioni, il Job Act che ha ridotto in regime di sostanziale sottomissione alle imprese di milioni di lavoratori e il reiterato tentativo di questi giorni di cancellare definitivamente il diritto allo sciopero. Mentre il Partito Democratico e il Presidente del consiglio millantano una “ripresa” che nei fatti non esiste, il recente Rapporto Svimez 2015 fotografa la realtà meridionale per quella che è: disoccupazione a livelli sempre più inaccettabili, una crescita esponenziale della povertà e della miseria , un livello di corruzione delle pubbliche amministrazioni senza precedenti”.
Si critica con questa manifestazione un governo che come pochi altri nella storia di questo paese ha deciso che gli interessi delle persone giuridiche, le imprese (e i loro profitti), sono sempre più importanti delle persone fisiche, ovvero noi.
Si veda la serie di decreti "Salva Ilva " a sostegno di progetti industriali decrepiti a scapito della salute della popolazione tarantina, lo "Sblocca Italia" che ci porterà tante cose negative tra cui le trivellazioni petrolifere e tanti inceneritori, ed ancora l’uso a volte spregiudicato, del potere decisionale, sulla pelle dei cittadini, come il devastante “Piano Siletti” che prevede l’eradicazione di migliaia e migliaia di ulivi e la “sterilizzazione” del territorio relativamente alla questione Xylella.
La manifestazione intende sensibilizzare la volontà pubblica, per spingere dal basso le Regioni a chiedere un referendum abrogativo che possa fermare il decreto Sblocca Italia; La richiesta un referendum abrogativo e la lotta delle popolazioni locali, che con questo decreto vengono espropriate ulteriormente di qualsiasi potere decisionale.
La Confederazione Cobas aderisce inoltre alla manifestazione “No Triv” prevista per il il 18 settembre , sempre alla Fiera del Levante, in occasione della riunione dei governatori del Sud sulle trivellazioni petrolifere.
Per la Confederazione Cobas Roberto Aprile 368 582406
I bambini prostituta di Calcutta
Posted by Francesco Saverio Simone Diritti, SOCIETA' E COSTUME "L'odore del vento", Terzo mondo 03:49Mauro Villone
La comunità internazionale è basita ancora una volta per quanto accaduto a Calcutta, nel Bengala, dove una ragazzina è stata più volte stuprata e poi bruciata viva. Un’occasione per aprire gli occhi su quanto accade a milioni di bambini in tutto il mondo.
Bambina di villaggio dell'Orisha, India orientale - ©mvillone
La comunità internazionale è basita ancora una volta per quanto accaduto a Calcutta, nel Bengala, dove una ragazzina è stata più volte stuprata e poi bruciata viva. Un’occasione per aprire gli occhi su quanto accade a milioni di bambini in tutto il mondo. Non è mai troppo tardi, mentre siamo occupati nelle nostre crisi occidentali che non ci permettono più di cambiare auto ogni due anni. Ah, mi sembra opportuno sottolineare che non si tratta di passionale moralismo, bensì di gelidi numeri. Secondo stime UNICEF i bambini di strada nel mondo sono 250 milioni (250.000.000), ma si tratta ovviamente di stime di massima poiché è praticamente impossibile fare un censimento. Ovviamente questi bambini sono facilissima preda di maniaci, trafficanti di crack e trafficanti di organi e di schiavi. Solo in Brasile sono circa 50.000 i bambini che spariscono in Brasile ogni anno, per lo più per stupro seguito da omicidio (Fonte: Governo brasiliano). Nei sobborghi di Rio bambini abbandonati vagano in mutande alla ricerca di cibo e, spesso, anche di droga. Crack per porre fine alle proprie sofferenze. Se non fosse per persone che decidono di alzarsi e lottare per conto loro (privati, missionari, volontari) tutta questa gente sarebbe abbandonata a se stessa.
Per tornare all’orrore di Calcutta che è anche peggio occorre “sapere” che accade questo. Sono stato a Calcutta alcuni mesi fa e quasi per caso mi sono imbattuto in un giovane che lavora nell’ambito del turismo da molti anni, Rupak Chatterjee. Anni fa scoprì che centinaia di migliaia di bambine e bambini indiani vengono comprati a cinque, sei anni, letteralmente per pochi euro nei villaggi affamati. Vengono poi rinchiusi in capannoni e ridotti in schiavitù per anni, dove rimangono fino all’età di circa sedici o diciassette. Vengono stuprati più volte al giorno da adulti che pagano per il servizio. Nessuno escluso, compresi funzionai governativi. Sopravvivono con un po’ di riso e acqua ogni giorno. Se qualcuno non ce la fa non importa, tanto il vivaio è enorme. Quando non hanno più mercato perché vecchi per i maniaci che amano la carne fresca, vengono ributtati in strada. I più hanno ormai perso la ragione, alcuni non hanno altra scelta che mendicare o continuare a prostituirsi, mentre i più scafati entrano nel giro e diventano manager del sesso. Rupak ha deciso di lottare contro questo orrore e ha avviato un progetto di denuncia e di raccolta fondi internazionale per tirare fuori dai pasticci questi bambini uno per uno, ricomprandoli.
Naturalmente tutto questo non avviene solo in India e in Brasile, ma anche in Vietnam, Thailandia, Cambogia, Bengala, Messico, Colombia e in qualsiasi altro posto disgraziato del mondo, ma anche in sacche degradate di Italia ed Europa. Mentre la comunità occidentale si lecca le ferite causate più che altro dalla cupidigia di pochi, molti dei quali tra l’altro acquirenti di sesso malato in giro per il mondo, per le strade di tutto il pianeta si consumano tragedie e stragi silenziose. Buon Anno.
PS: A breve Rupak Chatterjee mi raggiungerà in Brasile, dove studieremo alcune azioni da fare insieme per tentare di aiutare i bambini di Calcutta. Chi volesse sostenere il progetto di denuncia e di raccolta fondi può scrivermi a mauro.villone@gmail.com. Grazie
India today
Posted by Francesco Saverio Simone CULTURA E SOCIETA', Diritti, FUORI TUTTI, LA LINGUA DEGLI ALTRI, VOCI MIGRANTI 02:16Mauro Villone
L’india continua a rimanere un paese straordinariamente interessante, dove la miseria economica, umana e culturale si mescola a paesaggi e architetture mozzafiato e ad alcune tra le filosofie più profonde che mai si siano sviluppate sul pianeta. Nel frattempo un forte sviluppo economico, mentre crea opportunità di lavoro e miglioramento delle condizioni economiche per alcuni, sta distruggendo il sostrato culturale storico del paese.
Il 26 gennaio del 1850 l’India ottenne l’indipendenza dalla corona britannica diventando una repubblica federale. Gli inglesi lasciarono al suo destino la loro ex-colonia, un paese gigantesco con una popolazione numerosissima (la seconda al mondo dopo la Cina), con 25 lingue, numerosi dialetti e una varietà culturale incredibile. Oggi, dopo più di 60 anni, la varietà enorme di culture sparse su un territorio sconfinato, insieme a una notevole crescita economica e tecnologica non ha fatto altro che aumentare a dismisura forbici economiche e contraddizioni.
L’india continua a rimanere un paese (così esteso da essere chiamato sub-continente) straordinariamente interessante, dove la miseria economica, umana e culturale si mescola a paesaggi e architetture mozzafiato e ad alcune tra le filosofie più profonde che mai si siano sviluppate sul pianeta. Un'altra delle caratteristiche del paese è l’antichità. Le culture di Harappa e Mohenjo Daro sono tra le prime che abbiano visto la luce sulla terra e città come Varanasi vantano il primato di essere state abitate con continuità per millenni dal più remoto passato. L’India è mito e culla di miti.
Una delle prime caratteristiche ad attrarre la nostra attenzione è lo sviluppo tecnologico che ha portato questo paese ad essere leader nel settore informatico, ad avere industrie potenti (come il Gruppo Tata), a disporre (ahimè) della bomba atomica. Descrivere in un articolo quello che sta accadendo in India è impossibile. Possiamo però descrivere il più sinteticamente possibile quanto abbiamo visto e ci è successo in 40 giorni di viaggio. La sintesi è necessaria poiché per raccontare in profondità quanto ci è accaduto servirebbe un libro (che stiamo preparando). Ma andiamo per ordine.
Prima tappa, a febbraio, Allahabad, dove era in corso il Kumbh Mela, il raduno religioso più grande del mondo. Si calcola che durante il mese e mezzo di attività siano affluite non meno di 300 milioni di persone, con punte giornaliere di 30 milioni nelle sole giornate dedicate ai bagni più importanti nel Gange. L’evento avviene ogni anno, ma di queste dimensioni immani solo ogni 12 anni, ed è legato a precisi calcoli effettuati da parte di rispettatissimi astrologi. La tendopoli sulla gigantesca pianura tra i fiumi Yamuna e Gange è a dir poco emozionante. Milioni di tende su un’area che, percorsa in auto, richiede intorno ai 40 minuti per essere attraversata da una parte all’altra. La fede sincera, così come la superstizione, sono ancora estremamente vivaci in india. Veri guru e maestri autentici portatori di conoscenze antichissime si mescolano a ciarlatani, saltimbanchi e affaristi. Persone praticanti e devote si mescolano a baciapile che si recano sul posto giusto per fare un rapido bagno nel Gange per se stessi e per la propria famiglia. Ma per la prima volta quest’anno ho avuto il raro e discutibile privilegio di assistere allo scontro tra un mondo arcaico ancora vivo, anche se agonizzante, è il mondo presente, tutto proiettato verso il futuro con le sue macchine fotografiche di ultima generazione e i suoi tablet. Le forti piogge ci hanno ripetutamente costretto durante le nostre escursioni a piedi in loco a chiedere rifugio in diverse tende, molte delle quali adibite ad Ashram e centri di preghiera. Abbiamo così incontrato molti meditatori e guru autentici. Per intenderci di quelli che di solito vivono isolati sull’Himalaya e magari hanno fatto voto di non parlare, che so, per venti anni. Quelle pratiche sconvolgenti tipiche del “mondo di prima”. Sulla gigantesca tendopoli torreggia un enorme viadotto, alto forse 80 metri, sul quale frequentemente passa il treno. Impossibile non vedere, pendente dal viadotto, il più gigantesco cartellone pubblicitario che abbia mai incontrato, forse 25 metri per 40. Un enorme campo rosso con una scritta in bianco: CocaCola. In questo cortocircuito spaziotemporale si sono bagnate nel Gange, incluso il sottoscritto, centinaia di milioni di persone. Il bagno nel Gange, lungi dall’essere una pratica da superstiziosi o un’abitudine solo induista, è in realtà un’esperienza profonda e sconvolgente. Vivere nella tendopoli, pernottando nelle tende, anche solo per alcuni giorni è un’esperienza umana ineguagliabile. Ogni incontro qui diventa significativo. Se qualcuno poteva avere ancora dei dubbi sulla casualità degli eventi della propria vita, qui vengono spazzati via del tutto. Abbiamo incontrato un ragazzo induista proveniente dal Sudafrica, Henry, che è stato capace di farci scendere più in profondità nella poetica visone della vita di questa filosofia. I ragazzi indiani che ci hanno ospitati nelle tende fanno parte di un’associazione impegnata nelle relazioni umane e negli aiuti ai pellegrini poveri. Insieme a loro e a due ragazze americane di passaggio un giorno abbiamo distribuito cibo per la strada ai pellegrini. Era la mia seconda volta al Kumbh Mela, abbiamo proseguito il nostro viaggio dopo la promessa di rincontrarci tutti al più presto.
Raggiunta Varanasi in un ostello devastato abbiamo incontrato un altro viaggiatore, un tipo francese di cui Henry ci aveva parlato con toni entusiastici quando eravamo alla tendopoli. Si erano incontrati lì. Ci ha sorpreso incontrarlo a centinaia di chilometri di distanza, nella stessa nostra guesthouse, nel momento esatto in cui stavamo uscendo per un’escursione. Philippe ha 45 anni e, dopo aver passato tre anni in bicicletta tra Africa, India ed estremo oriente, non riesce più a vivere a Parigi. Abbiamo trascorso i cinque giorni successivi spesso in sua compagnia, senza mai combinare nulla, semplicemente incontrandolo per caso in giro ogni giorno. Varanasi, una delle città più sacre al mondo è sempre un luogo straordinario. Rispetto a sei anni fa l’ho trovata invasa da turisti e da fotografi “professionisti” e non, talmente privi di rispetto per i “loro” soggetti da avermi fatto passare, almeno per il periodo del viaggio, buona parte del mio desiderio di fotografare. Ma rimane meravigliosa. Qui il corto circuito tra l’arcaico e il futuro è shoccante, con l’incontro scontro tra fotocamere di ultima generazione e donne in abiti tradizionali che, per la strada, stirano i panni con i ferri a carbone. L’uso di questi strumenti nelle nostre città europee credo sia terminato più di sessanta anni fa.
Esistono centinaia e centinaia di indie diverse, tra le quali quella della bomba atomica, quella dell’informatica, quella delle centinaia di vacche per la strada, delle donne schiacciate e represse, dei mendicanti, del terrorismo, del cinema e dello show business, della moda e delle auto di lusso. Oggi come non mai qui il mescolarsi di culture provenienti da tempi e spazi lontani è a dir poco sorprendente. Forse l’apoteosi di questa improbabile società smembrata e impazzita l’abbiamo vista a Calcutta. I pittoreschi negozi a buon mercato, ancora di tipo arcaico, qua e là intercalati da modernissimi bar paninoteche carissimi. City finanziarie piene di manager e quartieri tradizionali bellissimi, di case colorate, per nulla diversi da quelli che si potrebbero trovare in villaggi di campagna o sulle pendici dell’Himalaya.
Una segnalazione di Philippe ci ha condotti da Rupak, sul tetto di una casa di un quartiere decentrato di Calcutta. Due tende e due baracche sul tetto sono la guesthouse. Rupak Chatterje, 28 anni è un personaggio troppo complesso per poterlo descrivere in poche righe. Gli dedicherò più tempo in una prossima occasione. Basti sapere che suo padre era un grosso dirigente bancario. Naturalmente lui fu quasi costretto a studiare economia per seguire le orme del padre. Lavorò per un po’ nel settore finanziario, ma quando scoprì che a Calcutta si trova una sorta di “Centro del sesso” dove vengono detenuti 13.000 bambini dai 6 ai 14 anni, acquistati nelle zone rurali da famiglie alla miseria e che vengono giornalmente affittati a pedofili ha deciso di cambiare vita. “Dissi a mio padre – mi racconta – ecco cosa voglio fare nella vita, combattere contro questa porcheria”. Oggi i suoi genitori sono morti, ma al tempo venne ripudiato dalla famiglia. Perse il lavoro in campo finanziario e si è mantenuto fino a oggi affittando le stanze di un edificio singolare che lui ha chiamato guesthouse. Adesso funzionano solo le due baracche e le due tende sul tetto. Non abbiamo capito bene perché. Dice che vuole venire in Europa per sensibilizzare l’opinione pubblica e le istituzioni sul fatto che in India ci sono 11 bordelli di bambini in diverse città. Anche Dinesh ad Allahabad ci aveva parlato della tratta di bambini e bambine dei villaggi rurali. Vengono venduti per cifre che vanno dalle 80 alle 800 Rupie dalle famiglie alla fame. I familiari forse non sanno del destino dei piccoli e credono che in qualche modo possano trovare una sistemazione migliore. Abbiamo controllato dati ufficiali. Sono almeno 500.000 i bambini scomparsi ogni anno in India. Il dato è senza dubbio per difetto poiché una minoranza espone denuncia quando si accorge che qualcosa non va. Il traffico è enorme e la notizia non è certo nuova, ma non riesce a superare la soglia del silenzio massmediatico. “A chi può interessare?” – mi dice Rupak. I bordelli sono frequentati da pedofili europei, cittadini indiani e persino da personaggi istituzionali. Tutto alla luce del sole. I bambini dopo circa una decina d’anni di questa cosa che chiamare vita mi sembra fuori luogo hanno due possibilità. Essere ributtati sulla strada, il che è la conseguenza più probabile, visto che, mi dice sempre Rupak: “Il 95% di loro perde la ragione. Mangiano un po’ di riso e di notte dormono magari in 60 dentro dei capannoni”. I “sopravvissuti” entrano nel giro e continuano a prostituirsi e poi a procacciare affari e a gestire il sistema, cercando nuovi bambini e organizzando le vendite.
L’india di oggi è anche questo.
Abbiamo deciso di collaborare in qualche modo con Rupak. Vedremo cosa si riuscirà a fare. In ogni caso la permanenza di una settimana sul suo tetto è stata straordinaria. Siamo stati letteralmente coccolati da lui e altra gente che non avevamo mai visto, i suoi ospiti da Gran Bretagna, Stati Uniti, Svezia, Corea, Spagna, Italia. Un avvicendarsi di fotografi, giornalisti e viaggiatori di cuore che per quei pochi giorni è stata per noi come una grande famiglia.
A sud di Calcutta, in Orissa, c’è una città sacra: Puri. Un centro di diffusione di cultura hindu, yoga e ayurvedica, pieno di maestri, yogi, veggenti, indovini. Un luogo di pellegrinaggio e di turismo interno. Ancora più a sud si trovano le aree tribali, tra le foreste, dove numerosi gruppi etnici vivono quasi incontaminati. Aree di difficile accesso ancora più protette dopo che una guida italiana fu rapita lo scorso anno da gruppi estremisti. Il nostro tentativo di ottenere un permesso è strato vieppiù frustrato dalla tesissima situazione causata dalla vicenda dei due Marò. Singolare, tra l’altro, come il governo indiano ci tenga tanto a difendere i sacrosanti diritti di due famiglie di pescatori, mentre dimentichi da anni 500.000 famiglie così alla fame da arrivare a vendere i bambini. È difficile governare.
È facile invece incontrare per la strada molte donne che fanno lavori pesantissimi, come il trasporto di cemento e mattoni, la messa in posa dell’asfalto e altre cose simili. La condizione della donna è peggiore di quella delle vacche che, essendo sacre, girano indisturbate per villaggi e città. Le donne invece, specie quelle delle caste inferiori o intoccabili, sono silenziose perché quasi inesistenti sul piano sociale, relegate a ruoli di umile servizio. Ben diversa la situazione quando ci si sposta sul piano mediatico. La televisione offre lo spettacolo di un’India completamente diversa, quasi inesistente su gran parte del suo territorio e reale solo in alcune zone di Delhi e Bombay. Ricchezza, divertimento, ballerine bellissime seminude, quiz show pacchiani e banali esattamente come in qualsiasi altra rete televisiva del mondo. La pialla della cultura occidentale, del modello americano che omologa tutto parte da qui, dalla tv. D’altra parte il mezzo televisivo è anche il posto dove è facile incontrare donne, di solito giornaliste, totalmente emancipate, che sanno il fatto loro e che, in videoconferenze con 6 o più persone, sono in grado di tenere testa e anche bistrattare, capi di stato, ministri, docenti universitari e premi Nobel. È sempre più difficile stabilire dove si trovino il bene e il male. Mentre l’India tradizionale è un coacervo di superstizioni, credenze, violazione di diritti umani, è anche una culla di culture antichissime, profonde filosofie, persone di grandissimo valore. Intanto in India il boom economico, mentre da possibilità molto maggiori a tutti, sta omologando, come in tutto il mondo, anche questo paese, dove molti giovani sono solo più interessati al guadagno facile per acquistare tablet, pc, automobili, vestiti e liquori.
D’altra parte dalla stessa India ci giungono strumenti come la meditazione, il rispetto, la compassione, strategici per lo sviluppo di qualcosa che sembra non appartenere a questo pianeta e che invece sarebbe una delle poche cose necessarie per uno sviluppo futuro degno di questo nome: l’equilibrio.
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