Una giornata "Sì"...
Posted by Francesco Saverio Simone Domenica 17, PV, Referendum, Satira, Trivelle 04:26“Trivelle si, Trivelle no, Trivelle Boom!.... La strage impunita!”
Posted by Francesco Saverio Simone ECONOMIE ECOLOGICHE, Trivelle 10:41
di Gian Piero Rizzo
Non so perchè, ma ogni volta che c'è un grande tema dibattuto un po' da tutti in questo Paese, mi viene in mente “La terra dei cachi”. Anzi, lo so. Lì dentro c'è descritta, in maniera molto schietta, il nostro modo di essere.
Assolutamente apprezzabile la dinamica della discussione. C'è sempre un tecnico che spiega perchè si o perché no. I vari schieramenti politici che, in base alle proprie esigenze elettorali, tirano fuori dal cilindro battaglie vecchie o nuove. Commentatori occasionali, presi in prestito dal campionato di Serie A vinto in anticipo dalla solita Juventus. Associazioni varie e chi più ne ha più ne metta. Ritengo sia comunque giusto che l'attenzione sia sempre alta.
La faccenda si complica sulle conclusioni di tutto questo polverone.
Il “Caso Trivelle”, ovviamente, non esce da questi schemi. Il 18 aprile ci sarà chi avrà vinto e chi avrà perso. Poi tutti al bar a festeggiare o a lamentarsi, ma “quel qualcosa”, alla fine, non è comunque cambiato. Quando si tratta di consultazioni popolari, i nostri governi sono sempre restii a sponsorizzarli. Soprattutto quando in ballo ci sono le loro palle. Non sia mai che un Paese come il nostro diventi il faro, il bengala sparato nel cielo, per imporre una nuova visione del mondo. Perché questo referendum è di un'importanza cruciale, non solo per fermare questo sfrenato e inutile deturpamento della natura, cambiare la rotta ad un convoglio che, ciecamente, si dirige verso la fine di un binario morto, ma perchè significherebbe stravolgere la direzione di un Paese che, comunque la si pensi, ha un certo peso nel sistema internazionale. Sarebbe troppo per i nostri governanti spiegare nei vari congressi che se non iniziamo ora, proprio oggi, a pensare di avviare un processo di vero e proprio ammodernamento della nostra cultura energetica, i nostri figli si troveranno in un mare di fanghiglia. Ma ancora più complicato sarebbe per loro, spiegare che Noi, comunque la si pensi, lo faremo. Che nonostante statistiche contrarie, problemi di costi, minacce degli “Imperatori Italiani” del petrolio, abbiamo deciso di salvarci. E anche di invitare gli altri a farlo. In primo luogo perchè è giusto e poi perchè abbiamo deciso che questo mondo debba essere più pulito possibile in ogni suo angolo.
Mi sembra inutile commentare lo squallore politico della scelta di non accorpare questa votazione alle amministrative, per sperare nell'astensionismo. Inutile parlare della nostra informazione che non informa. Utilissimo invece, anche se la mia riflessione appare scoraggiante e rassegnata, credere che possiamo farcela. VOTARE SI per far capire che Noi, a differenza loro, la figura dei perdenti non vogliamo proprio farla.
Assolutamente apprezzabile la dinamica della discussione. C'è sempre un tecnico che spiega perchè si o perché no. I vari schieramenti politici che, in base alle proprie esigenze elettorali, tirano fuori dal cilindro battaglie vecchie o nuove. Commentatori occasionali, presi in prestito dal campionato di Serie A vinto in anticipo dalla solita Juventus. Associazioni varie e chi più ne ha più ne metta. Ritengo sia comunque giusto che l'attenzione sia sempre alta.
La faccenda si complica sulle conclusioni di tutto questo polverone.
Il “Caso Trivelle”, ovviamente, non esce da questi schemi. Il 18 aprile ci sarà chi avrà vinto e chi avrà perso. Poi tutti al bar a festeggiare o a lamentarsi, ma “quel qualcosa”, alla fine, non è comunque cambiato. Quando si tratta di consultazioni popolari, i nostri governi sono sempre restii a sponsorizzarli. Soprattutto quando in ballo ci sono le loro palle. Non sia mai che un Paese come il nostro diventi il faro, il bengala sparato nel cielo, per imporre una nuova visione del mondo. Perché questo referendum è di un'importanza cruciale, non solo per fermare questo sfrenato e inutile deturpamento della natura, cambiare la rotta ad un convoglio che, ciecamente, si dirige verso la fine di un binario morto, ma perchè significherebbe stravolgere la direzione di un Paese che, comunque la si pensi, ha un certo peso nel sistema internazionale. Sarebbe troppo per i nostri governanti spiegare nei vari congressi che se non iniziamo ora, proprio oggi, a pensare di avviare un processo di vero e proprio ammodernamento della nostra cultura energetica, i nostri figli si troveranno in un mare di fanghiglia. Ma ancora più complicato sarebbe per loro, spiegare che Noi, comunque la si pensi, lo faremo. Che nonostante statistiche contrarie, problemi di costi, minacce degli “Imperatori Italiani” del petrolio, abbiamo deciso di salvarci. E anche di invitare gli altri a farlo. In primo luogo perchè è giusto e poi perchè abbiamo deciso che questo mondo debba essere più pulito possibile in ogni suo angolo.
Mi sembra inutile commentare lo squallore politico della scelta di non accorpare questa votazione alle amministrative, per sperare nell'astensionismo. Inutile parlare della nostra informazione che non informa. Utilissimo invece, anche se la mia riflessione appare scoraggiante e rassegnata, credere che possiamo farcela. VOTARE SI per far capire che Noi, a differenza loro, la figura dei perdenti non vogliamo proprio farla.
LE TRIVELLAZIONI NEL MARE: UN MISERO PRESENTE E UN FUTURO ASSENTE
Posted by Francesco Saverio Simone ECONOMIE ECOLOGICHE, Trivelle 04:32Arch. Eugenio Lombardi – Ecomuseo Urbano del nord Barese
Ho nei giorni scorsi scritto una lettera aperta al presidente del consiglio Matteo Renzi, il quale aveva invitato pubblicamente gli italiani a non recarsi a votare al referendum del prossimo 17 aprile e palesando rischi di un venir meno di posti di lavoro. Una visione ottusa e molto corta, considerando il luogo in cui viviamo e la direzione nel frattempo presa da altre nazioni a noi vicine. Nei giorni scorsi la Francia ha posto una pesante moratoria sulla prosecuzione delle trivellazioni in mare.
Il bacino mediterraneo è un’area della Terra di antichissima Storia, segnata profondamente nel suo corso da eventi prodotti dalla natura e dall’uomo. L’Adriatico, poi, ha visto due coste che per millenni si sono confrontate, combattute, scambiate popolazioni, tanto da farci diventare nei fatti un’unica grande area omogenea. Ci differenziano le lingue, le tradizioni, i vissuti, le politiche, ma in realtà il ceppo di partenza era e resta unico.
Bene, Io credo profondamente che i posti di lavoro, il futuro di una nazione come l'Italia non siano legati alle trivellazioni, alla cancellazione dei segni identitari giunti fino a noi attraverso decine di migliaia di anni, ma derivino invece proprio dall'esaltazione di questa Storia e di questi segni. Un bacino mediterraneo che sta vivendo dinamiche conflittuali molto critiche, come già tante volte accaduto in passato, dovrebbe vedere nella nostra Italia un polo di riferimento socioculturale e di attrazione turistica per eccellenza. Non sono i posti di lavoro legati all’estrazione petrolifera che possono regalarci un futuro, anzi rischiano di portarcelo via. Un territorio nazionale spendibile nella sua interezza per le sue straordinarie e differenziate risorse storiche, culturali, naturalistiche e che ha fatto del mare, del suo splendido mare, uno dei baluardi della sua attrattività, davvero non sa pensare ad altro che al proprio consumo e al proprio suicida sfruttamento?
Un turista dovrebbe scegliere l'Italia sapendo che per un giorno, una settimana, un mese, non avrà tempo se non per la conoscenza, la scoperta, il nuoto in acque limpide, le camminate per gli antichi percorsi di montagna o attraverso uliveti pluricentenari, le soste in piccole trattorie di campagna come in rinomati ristoranti di città per vivere esperienze di gusto inesistenti altrove.
Dovrebbe venir qui consapevole della tristezza del rientro a casa, tale sarà il bombardamento di musica, colori, odori, profumi. Cittadini di tutto il mondo dovrebbero scegliere di vivere in Italia, sapendo di poterci vivere bene, più tutelati, più facilitati nel quotidiano, governati da politici per scelta etica e non fraudolenta.
L'Italia, se si investisse in modo responsabile in Educazione, Didattica, Cultura, Ricerca, sarebbe il Paese al mondo in cui sentirsi fortunati di esserci nati ed in cui scegliere di vivere. Ma oggi ci viene dichiarato che il futuro non può essere qui, perché gli investimenti si limitano solo allo sfruttamento becero e irresponsabile delle risorse petrolifere, che avranno pure un termine! E dopo? Senza dimenticare che gli investitori stanno da anni trovando nell’Italia una nazione da sfruttare e spremere, lasciando davvero briciole di quanto portano via. Eppure, c’è un’intera generazione che sta progressivamente abbandonando l’Italia e cerca altrove, offrendo le proprie competenze e passioni, quello che potrebbe fare pienamente nella propria terra, se fosse messa nelle giuste e opportune condizioni.
Al presidente Matteo Renzi ho scritto che io voglio vivere, non sopravvivere. Ed è per questo che il 17 aprile, benchè mi abbia irresponsabilmente invitato a non farlo, prenderò parte al referendum e voterò SI, perchè con il mio piccolo contributo si inizi a porre fine ad un'epoca di furbizie e devastante, ignorante distruzione dei nostri tesori e del futuro nostro e di chi verrà dopo di noi.
Al mare mandiamoci Renzi (con la Boschi)
Posted by Francesco Saverio Simone Trivelle 23:32
di Gordiano Lupi
www.infol.it/lupi
www.infol.it/lupi
La politica non è il mio forte, ma mi hanno detto che bisogna scrivere qualcosa sul Referendum del 17 aprile e io son qui che lo faccio. Non sia detto mai che non scrivo, grafomane come sono e per colmo di sfregio lo faccio nelle pause d’un lavoro di merda che mi ruba l’anima e la voglia di vivere, così vien meglio.
Voto o non voto, questo è il dilemma. Votare e far cessare tra qualche anno le trivellazioni selvagge dei nostri mari e questa puzza di petrolio che inquina golfi, baie, insenature e luoghi ameni della nostra penisola vacanziera? Non votare e raccogliere l’invito di Renzi (proprio come qualcuno diversi anni fa, quante similitudini!) e andare al mare? Ma come ci andiamo al mare, caro Renzi, se dove hai fatto mettere le trivelle puzza di petrolio e bitume? Un po’ come i pozzi di petrolio in Basilicata, tra scandali e mazzette, che deturpano ambiente e territorio. Un po’ come le trivelle cubane vicino a Varadero, uno scempio comunista al territorio di cui nessuno ha mai parlato. Per che cosa poi? Per due gocce di petrolio scadente, ché noi tutto siamo fuorché una terra che possa produrre petrolio. Il nostro petrolio è il turismo e non puzza di fogna. Ma io non sono un politico, la politica proprio non la so fare, una volta mi son presentato alle elezioni comunali e ho preso cinque voti, quasi peggio di quello scrittore vero di Latina che vinse lo Strega. Io sono soltanto un piccolo scrittore con la esse minuscola che ogni tanto partecipa al premio Strega ma non se lo caca nessuno, ecco chi sono, direbbe Popeye versione Seegar. Non mi caca neppure l’assessore alla cultura che si dimentica d’aver detto che avrebbe portato nelle scuole il libro sulla storia di Piombino e quando le ricordi (le, perché è una donna, non credo si possa dire assessice, anche se in tempi di apericena tutto è lecito) che sei al premio Strega anche come editore cade dal pero e t’invita a una festa per raccogliere fondi per andare ad Auschwitz. Sì, sì, sono d’accordo a fare il treno della memoria per i nostri ragazzi, ci mancherebbe altro, ma anche tu la memoria dovresti averla per le piccole cose. Si parlava d’altro, ché io il 17 andrò a votare, pure se ho dato il mio consenso al Pd nelle ultime elezioni, pure se ho sempre detto che Renzi è il male minore – anzi, per essere sinceri quando ha cominciato a far politica ci credevo pure -, ma siccome solo i fessi non cambiano idea e visto che ancora ho un cervello pensante e non me lo voglio far trivellare dalle cazzate, andrò a votare. Renzi mi convince poco quando parla d’ambiente, siano problemi d’ amianto che termovalorizzatori, per lui l’ambiente è un po’ come la banca, al massimo serve da scusa per salvare qualche amico che manda avanti aziende in crisi che avvelenano il territorio. Allora basta trivelle e andiamo a votare. E al mare mandiamoci Renzi con la Boschi che, poverini, son di Firenze e di Arezzo, mica di Piombino, bianchicci da far spavento. Un po’ di mare senza puzza di bitume – consiglio Baratti e il Golfo di Follonica - farebbe parecchio bene.
Vota Sì per dire No!!
Posted by Francesco Saverio Simone PV, Referendum, Satira, Tremiti, Trivelle, Vota Sì 06:22Etichette
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