CARI LETTORI OGGI VI PRESENTO GIOVANNI CALVANI, ECLETTICO TOSCANO DI MASSA CHE DOPO UNA VITA IN GIRO PER IL MONDO PER LAVORO E' TORNATO ALLA SUA TOSCANA A MASSA MARITTIMA. QUI SI SCOPRE SCRITTORE E POETA. IL NOSTRO INCONTRO? UNO SCONTRO DI FUOCO CON LE PASSIONI CHE LA TOSCANA TERRA DI AMORE E CONTRASTI, DI MARE E DI FIUMI, DI COLLINE E DI CAMPI CHE GIAMMAI LASCIA INDIFFERENTI, COSI' LA SUA GENTE SANGUIGNA E FORTE. ED ECCO A VOI '' CE L'HO'' PREGNA DI TUTTI I SENTIMENTI DELLA NOSTRA TOSCANA
Ce l'ho
Amo la natura sempre mi emoziona, mi ispira libera i miei sentimenti mi lascia sfogare. Ce l'ho con il fiore... tanto bello che non profuma ce l'ho con la goccia che cade che scivola e non lava. Con il vento tanto forte e non porta via le mie pene. Mi duole vedere un cane legato, un uccellino ingabbiato. Con il libro non letto ma solo sfogliato. Con il pittore che non finisce la sua tela. Ce l'ho con l'indifferenza della gente e con chi non allevia gli altrui dolori, con quelli che ti ignorano e ti fanno patire. Ce l'ho con chi scrive per dividere e non per unire. Con chi crede di essere superiore, solo perché ha danaro e potere. Con chi usa violenza sui più deboli. Con chi usa un fucile o un cannone al posto della ragione, con chi fa la guerra per vendere le armi. Ce l'ho con la passione per una donna che negli anni non riesco ad attenuare. Con l'amore per lei perché è troppo grande, e mi duole quando la vedo soffrire. Con questa vita perché troppo m'affeziona e un giorno dovrò lasciare. Giovanni Calvani
La verità riemerge sempre prima della luce stessa dai più profondi abissi del tempo e nel suo aspetto più genuino e vitale. Rassomiglia all’amore; colma l’anima sia dentro che fuori.
Era un uomo dalle mille verità e di contraddizioni ne aveva ancor più, ma coesistevano in lui tra le sue varie virtù. Dio solo sa quanto tempo passò da che quell’innocente sorriso e quegli occhioni curiosi, di un bimbo che con l’amichetta del mare guardava i cartoni, erano stati rimpiazzati da una mente sagace e uno sguardo dal fare spavaldo. La sua vita fu dura ed egli stesso non sapeva più se in quell’abisso dentro di sé, era rimasto del tenero per contarci su. Ogni qualvolta gli si palesò la verità, egli ne scelse solo metà, naturalmente quella più adatta alla sua situazione per mera comodità. Evitava così i fastidi che scaturivano dalle sue verità; poiché non v’era davvero nulla che odiasse maggiormente di quei melodrammi che osavano increspare la superficie della sua vita liscia come l’olio, costringendolo a fronteggiare dei dogmi.
Occorsero degli anni ed arrivò persino a ottenere un posto di spicco nella società; il ruolo che ora gli spettava prese il sopravvento su tutto ciò che lo circondava, ma permettendogli perlomeno di tanto in tanto, qua e là, una boccata d’aria. Le costrizioni che accompagnavano la sua libertà lo avevano incatenato come mai avrebbe creduto in realtà.
Accadde però che un dì, apparentemente ordinario, tutto finì per cambiare quando si imbatté in una donna dall’aria familiare. Ella loquace non lo era affatto, bensì gli rivolse un largo sorriso e senza aggiungere nulla di fatto, riuscì a contagiare anche il suo viso, poi senza una ragione o intenzione che sia, egli le ricambiò la cortesia. La stanza che li circondava era incantevole e particolare, ma d’improvviso sembrò perdere la sua attrattiva usuale, mentre le persone intorno a loro svanivano una a una con discreta frivolezza, avendo colto di quei due sguardi la schiettezza.
Restarono entrambi in silenzio, le parole ormai superflue dinanzi a quei due sorrisi; era persino cosa ardua sopportarne il calore, mentre i loro cuori si bisbigliavano l’un l’altro sentimenti indefiniti ma colmi d’ardore.
Per la prima volta in tutta la sua vita, egli non si sentì affatto interessato alle persone lì fuori o alla realtà circostante, ma al suo cuore solamente, al suo io interiore; quella parte di sé che aveva perso sin da bambino e che ora gli si appariva davanti prendendo forma al suono di quella bocca. Cono sceva quel sorriso da sempre; era la bambina che lo riportava indietro al tempo della sua imperfetta e disinibita essenza ormai persa, al tempo in cui le imposizioni, i compiti e gli impegni non avevano ancora preso il sopravvento. Fu in quel momento, in cui si mostrò nudo e crudo dinanzi a lei, che le confessò tutta la verità su se stesso, a lei sola, tra sospiri e sorrisi, ma perlopiù con un intenso silenzio. In fondo la più veemente verità non ha bisogno di spiegazione alcuna, è la sua essenza a parlare in sua vece.
Molti lo reputavano un uomo d’acciaio, tuttavia ben pochi riuscivano ad intuire che dietro quella sua dura corazza vi era solamente una molto ben celata debolezza, la quale solo lei riusciva a comprendere: perché aveva in cuor suo la stessa delicatezza. Ella fece parte della sua anima ed egli era l’uomo foriero del suo sorridente destino.
Solo allora capì che di verità non ce n’erano tante ma che la più importante era una solamente, non avrebbe più vissuto in una bolla di sapone o per soddisfare le altrui esigenze, mai più avrebbe lacerato l’animo suo per rattoppare strappi insignificanti. Solo questo contava, incondizionatamente.
Lei lo ascoltò ammettere la colpa dei suoi taciti fallimenti in tutte le sue battaglie interiori, ma seguì la vittoria più rilevante; nella guerra finale, merito delle parole d’amore elargitegli da colei che lo aveva tanto spronato. Infine ella pianse: la stessa verità che lo aveva così a lungo irretito, lo rese libero prima di quanto lei avrebbe mai sperato.
Nei risvolti della realtà, in una situazione contenziosa ove solo i sogni osano fantasticare, una donna si premurava di avvolgere nel suo calore un’anima assiderata. Di fiducia e fede si trattava; la posta in gioco non importava. Oppure probabilmente si trattava solo di una bimba che si prese spontaneamente cura di un bambino.
(“The Truth“, by Soar, 2015. Translation from English into Italian. Credits: L. Mazibrada. Proofreading and adaptation: Soar. Picture credits: internet, unknown source. 2015 (c) www.soaring-words.com)
Marta è una giovane donna,sposata ed innamorata del suo uomo.Vive in un piccolo paese di provincia dove regnano pregiudizio e condanna morale.Ha uno scambio epistolare con un giovane avvocato del paese che si chiama Gregorio, e suo marito si convince che fra i due ci sia una releazione.La ripudia e per la poveretta inizia così un periodo di grande sofferenza,ostracizzata da un intero paese,colpevole senza aver fatto nulla di male.Si rifugia dapprima nella casa paterna ma neanche qui trova appoggio, anzi suo padre,chiusosi in se stesso,perso in uno sdegnato isolamento, si rinchiude in una stanza e rifiuta di vedere la figlia,e piano piano il dolore lo stroncherà. La perdita del padre,lo scandalo del matrimonio fallito...Marta,la sorella e sua madre vengono ridotte sul lastrico.Ed è proprio a questo punto che la protagonista riesce a trovare la forza di reagire:riprende gli studi,consegue il diploma da maestra,e vince il concorso ma non ottiene il posto.Tutti le sono ostili, le muovono guerra, anche i notabili del paese, trovando inaccettabile che una donna "perduta" educhi delle bambine.Il giudizio di condanna della gente ha la meglio sull'ingegno e la volontà di lavorare della donna,a cui viene sottratto l'impiego da un'altra candidata meno preparata. Parte con la madre e la sorella per la grande città,e lì grazie all'intercessione di Gregorio,oramai divenuto deputato,ottiene di lavorare,così da permettersi di mantenere dignitosamente la sua famiglia, e iniziare una vita nuova.Qui nessuno conosce il suo passato,è apprezzata professionalmente,corteggiata eppure nel suo animo pemangono l'infelicità e l'inquietudine. D'altrocanto, anche Gregorio si sente stanco, a causa del superlavoro cui lo costringe la carriera di deputato,e insoddisfatto dalla vita che conduce.Finirà che i due si incontrano e Marta cederà all'uomo, in preda a dubbi e sensi di colpa e, per di più, senza esserne innamorata. Intanto Rocco, ammalatosi,indebolito dalla sofferenza, sente nostalgia della moglie, vuole chiederle perdono e riprenderla con sé. Ma è troppo tardi,come spesso accade quando ci si accorge di avere il coraggio di osare,l'occasione è andata perduta: Marta è incinta dell'altro..... E' questo l'eterno conflitto tra essere e apparire, fra vita e forma, nell'assurdità, nel paradosso e nell'irrazionalità delle norme morali che regolano il funzionamento di una comunità: Marta viene condannata quando non ha fatto niente di male, mentre viene riammessa e onorata quando consuma realmente l'adulterio. L'influenza della logica paterna,la cultura del sospetto,le dicerie e l'oppressione,la società piena di pregiudizi......la storia, ambientata ai primi del Novecento, è tratta dal libro L'Esclusa di Luigi Pirandello,e ci regala in una singolare varietà di caratteri,sempore attuali,la complessità della vita.
Ho fatto un viaggio surreale....perchè la normalità è oramai cosa strana
di Enza Di Lallo
L'altro giorno ho preso la e mi sono seduta vicino ad una signora di ottantrè anni. Mi ha raccontato di sè, della sua generazione,gente semplice fatta di sentimenti genuini,e mentre parlava candidamente del suo mal d'auto e mentre la ascoltavo ho sorriso.IPoco più di mezz'ora le è bastato per definire la sua verità; ho sorriso alla sua idea di modernità , di tecnologie e di divertimento; ma di lei davvero mi ha colto impreparata la serenità e il senso della vita, o meglio della sua vita. E io ho fatto un viaggio surreale ....surreale perchè la normalità è oramai cosa strana, e non siamo più abituati a sentire il suono della voce di un estraneo, a far conoscenze che non siano virutali, a guardarci negli occhi; non siamo più curiosi di scoprire il mondo attraverso gli altri, siamo molto più propensi a restarcene seduti tutto il viaggio con gli occhi fissi sul cellulare a giocare, mandare sms, o a controllare le visite sul profilo di facebook. Tanto o poco tempo fa, non so più quantificarlo, uno neanche se lo immaginava di avere la propria "bacheca" , la "home", un posto dove parlare di sè e con gli altri,dove condividere i pensieri e i gusti musicali, dove sentirsi liberi eppure spiati. Prima di tutto questo,partecipare era sicuramente più semplice, anche se più scomodo; si prendeva la sedia e si stava davanti casa a chicchierare, quando il tempo lo permetteva, oppure seduti al caldo, magari a condividere qualche faccenda, e ci si raccontava semplicemente la propria vita familiare. Anche i contenuti erano diversi. Le notizie più grandi, sulla politica, sul governo non necessariamente erano protagoniste,tranne per gli avvenimenti davvero importanti che avrebbero cambiato la storia. A volte ci si ritrovava a farsi solo compagnia,senza motivi particolari, come per soddisfare l'esigenza umana di avere uno scambio di opinioni. L'uomo, come essere umano ha bisogno di identificarsi in un gruppo, ha bisogno di appartenere e di condividere insieme agli altri uomini..... io ad esempio quando ero piccola ricordo che i vicini di casa erano le persone con cui condividevo lo spazio comune, ti conoscevano , ti incontravano tutti i giorni, e nelle situazioni d'emergenza,addirittura erano un proseguo della dimensione familiare. Ora, al di fuori della propria porta, tutto acquista un'accezione negativa, di sospetto e di diffidenza. C'è un sentimento di involuzione nell'evoluzione, la grande sofisticazione del sistema che si sostituisce, innovando, e che fa meglio dell'essere umano stesso che lo ha creato. Alla fine scendo alla mia fermata.... peccato-mi dico-non prendere l'autobus più spesso.
"Al sapore della libertà..." è la dedica che avrei desiderato ricevere da sempre...La vita è ben poca cosa senza la libertà di essere sè stessi,e se fa sorridere ascoltare le proprie stranezze raccontate ad un microfono, com'è emozionante scoprire le mille sfumature dell'essere umano. E il Corvo Torvo, ancora una volta, è il filo conduttore per il protagonista scelto, a degna conclusione di un calendario di serate live, previsto per la stagione invernale appena conclusa. Vincenzo Costantino Cinasky è un poeta, narratore ed interprete del nostro presente. Un grande carisma, una voce profonda, le sue parole diventano melodia in jazz, blues e rock...in un crescendo di contrasti che lo contraddistinguono,facendo rivivere la realtà ora in modo cinico e sensibile, ora egocentrico e distaccato, ora alticcio,lucido,ambile e provocatorio. Le sue parole risuonano nello spazio di fronte a lui, si nutrono dei ritmi e delle pause che sa dspensare, in maniera sapiente, ad uno spettatore ingordo. La sua storia ha il sapore di un percorso lungo e difficile, quello che lo ha portato a scrivere, in due libri, il racconto di una vita che non si sceglie, si vive e basta;di chi nasce in una città "che si nutre di solitudini e diperazione. Dove i profumi sono anonimi come le facce e le facce sono incredibilmente fiere, perchè guardano l'Italia dall'alto: Milano".
Tra le righe del suo libro assaporo la storia di chi, ha rifiutato di lasciarsi definire dagli altri e, si è fidato del suo desiderio: la sua poesia nasce proprio da questo dare valore ad ogni singola parola, dall'aver imparato a conoscersi, a dare un nome a ciò che senti, ad essere semplicemente ciò che sei. Attraverso il suo racconto la vita prende forma, la sua scrittura diventa uno spettacolo, e, liberandosi in prima persona, sa regalarsi al suo pubblico arricchendolo, facendo quello che sa fare....."niente è grande come le piccole cose". Che la felicità sia davvero racchiusa in una serata qualunque, seduti davanti ad una birra, a condividere con gli altri il proprio tempo, così semplicemente assaporandone un sorso dopo l'altro? Sono le 4 del mattino , i lampioni accesi hanno confuso persino gli uccelli, che oramai cantano a tutte le ore e non si preoccupano più del levare del sole. E noi, abitanti della notte, siamo un pò tutti come quelle creature : invece di dormire, cantiamo e siamo presi da una realtà sotterranea che ci riempia di sensazioni: grandi tanto da toglierci il fiato, o che più semplicemente ci facciano poi crollare in un sonno profondo. E l'anima, quella che liberiamo in questa città parallela, vive godendo "il presente del presente". Grazie Cinasky.
Il vocabolario alla voce 'mecenate' descrive chi promuove e da sostegno all'arte, colui che è capace di vedere la genialità di poeti, artisti e musici.... Sono sempre più convinta che la predisposizione all'ascolto musicale sia una dote e una qualità rara. Questo accade a Silvano Piccirilli :non è il semplice ricevere un'artista nel proprio locale a farne una serata speciale,ma la raffinatezza nel saper scegliere quell'artista in un panorama musicale assai vario e multicolore.
HER,Erma Pia Castriota ...un'artista a 360°: violinista, compositrice, performer che critica e pubblico hanno apprezzato già in passato come indimenticabile violino dei Nidi D'Arac. Esordisce come solista in una veste nuova, frutto di profonda maturazione artistica e personale, un percorso ricco di live, riconoscimenti e collaborazioni. Quello di Her è un linguaggio musicale raffinato e diretto,che tradisce ma non dimentica le precedenti esperienze, si lascia contaminare di evasioni elettroniche , fascinose sonorità acustiche di un violino sempre leader. La parete con bei mattoni a vista è l'unica scenografia necessaria ad una esibizione estremamente originale, Her è apparsa in abito nero con bustino, lunghi capelli rossi sciolti che le coprivano le spalle.....sapientemente affascinante e ipnotica: ci ha incantato per tutto il tempo dello spettacolo. Un animo nobile, la sua squisita cortesia, è quello che ho ammirato in lei, che di una passione ha fatto la sua vera arte. E non a caso ancora una volta il Corvo Torvo..... tanta originale autenticità completata dalla sua varietà di piatti...e proprio così, stimolando l'udito,la vista,il gusto si è trovata proprio qui la strada verso “avant-garde e tentazioni pop” con la grazia e la sfrontatezza dei grandi artisti. Bella voce, e bei suoni, splendida serata, una felice rivelazione, dei magnifici esempi di grande professionalità...peccato solo per chi non c'era.
Due serate dedicate a Fabrizio De Andrè , e fin qui nel mio racconto non ci sarebbe nulla di speciale ma quello a cui ho assistito è....emozioni pure in musica , poesia, talento e brividi. La mia è una cittadina di circa 40 mila abitanti.....al centro di Lanciano vi è un locale, il Corvo Torvo, posto dalle mille e una notte........ i muri spessi in pietra , il soffitto con le volte, una penombra rischiarata dalla luce delle candele, i tavoli in legno , gli arredi semplici e originali...uno stile unico, il cui merito è tutto del padrone di casa, Silvano Piccirilli, una persona impareggiabile nel suo essere : possiede la qualità rara di saper cogliere l'essenza in ogni cosa e arrivare a toccare l'anima delle persone , sia con la sua cucina – da provare assolutamente!- sia come novello mecenate.... E le serate per De Andrè ne sono la prova tangibile: il locale pieno, sold out già da settimane,un'indimenticabile tributo ad un grande artista ,un' ottima organizzazione : l'aria avvolgente di profumi, spezie,odori, tutto intorno è calore....anche la distanza irrisoria fra il microfono e il pubblico, necessaria però a sottolineare la grandezza degli interpreti.
Le emozioni non hanno etichette, non hanno appartenenze...il bello è proprio questo che sono di tutti ....e quando arrivano al cuore un momento qualunque si trasforma in un momento speciale.
In un vortice di polvere gli altri vedevan siccità, a me ricordava la gonna di Jenny in un ballo di tanti anni fa.
Sentivo la mia terra vibrare di suoni, era il mio cuore e allora perché coltivarla ancora, come pensarla migliore.
Libertà l'ho vista dormire nei campi coltivati a cielo e denaro, a cielo ed amore, protetta da un filo spinato.
Libertà l'ho vista svegliarsi ogni volta che ho suonato per un fruscio di ragazze a un ballo, per un compagno ubriaco.
E poi se la gente sa, e la gente lo sa che sai suonare, suonare ti tocca per tutta la vita e ti piace lasciarti ascoltare.
Finii con i campi alle ortiche finii con un flauto spezzato e un ridere rauco ricordi tanti e nemmeno un rimpianto.
Mi guardo intorno e vedo mani che vibrano , occhi che sognano e , senza distinzione di età o cultura, un solo linguaggio quello della musica...... attraverso ritmi differenti, voci che si distanziano e percorrono le linee del pentagramma assorbo rapita la melodia....e non è mai abbastanza.... Applausi, solo applusi, signori questa è arte.... ....e agli avventori solo per aver scelto di essere lì, e a quelli che ,passando da queste parti, e concedendosi una sera a Lanciano, avranno l'arguzia di entrare al Corvo...chapeau!
Terminato il mese di dicembre, con la sua poesia, la neve, i colori, i suoni del Natale, arriva anche il momento dei bilanci. Un anno è appena finito e uno nuovo sta per incominciare.....Com'è strano il silenzio dopo le feste... rumorose ...è come la quiete che si respira mentre nevica. Il freddo pungente ti entra dentro e il calpestio dei fiocchi soffici, bianchi, incontaminati sotto i piedi. E' come un foglio bianco ancora da scrivere. Ed è così che ho iniziato questo 2011, come se mi trovassi ai margini di un immenso foglio bianco, confusa e stracolma di buone intenzioni, piena di cose...alcune da raccontare, altre no, di cose che mi hanno arricchita, mi sento come una persona nuova.... E questa volta il foglio l'ho scelto bene, che sia solo una sconfinata successione di spazi e pensieri senza righe, quelle preferisco mettercele io.
A chi le cose sono cambiate,a chi non è cambiato nulla; a chi ha conosciuto emozioni uniche, a chi ha preferito l'abitudine; a chi spaventa l'idea del tempo che passa, a chi invece invecchia migliorando come il buon vino; a chi ha costruito uno scalino in più per raggiungere il proprio sogno, a chi sognare ha deluso da un pò; a chi immagina posti lontani,paesaggi esotici,incontri strabilianti, a chi ogni posto sembra fantastico;
a chi fa difficoltà a sorridere agli altri, a chi sa ridere di tutto e soprattutto di se stesso; a chi si sa commuovere per un bambino che gioca,per una canzone che arriva al cuore, per un tramonto sul mare,a chi per emozionarsi ha bisogno di tanto di più; a chi si accontenta del poco che ha, a chi è poco tutto quello che ottiene; a chi ho avuto la fortuna di incrociare già, a chi ancora non ho potuto dare un abbraccio; a chi ha voglia di chiacchierare un pò, a chi ha capito ha capito che per lasciarsi andare deveimparare a fidarsi degli altri; a tutti quelli che stanno leggendo e anche a coloro che lo sapranno solo con un passaparola...faccio i miei auguri per un nuovo inizio, ricco di serenità, amore e tutto quello che verrà.....Buona Vita!
Terminato il mese di dicembre, con la sua poesia, la neve, i colori, i suoni del Natale, arriva anche il momento dei bilanci. Un anno è appena finito e uno nuovo sta per incominciare.....Com'è strano il silenzio dopo le feste... rumorose ...è come la quiete che si respira mentre nevica. Il freddo pungente ti entra dentro e il calpestio dei fiocchi soffici, bianchi, incontaminati sotto i piedi. E' come un foglio bianco ancora da scrivere. Ed è così che ho iniziato questo 2011, come se mi trovassi ai margini di un immenso foglio bianco, confusa e stracolma di buone intenzioni, piena di cose...alcune da raccontare, altre no, di cose che mi hanno arricchita, mi sento come una persona nuova.... E questa volta il foglio l'ho scelto bene, che sia solo una sconfinata successione di spazi e pensieri senza righe, quelle preferisco mettercele io.
A chi le cose sono cambiate,a chi non è cambiato nulla; a chi ha conosciuto emozioni uniche, a chi ha preferito l'abitudine; a chi spaventa l'idea del tempo che passa, a chi invece invecchia migliorando come il buon vino; a chi ha costruito uno scalino in più per raggiungere il proprio sogno, a chi sognare ha deluso da un pò; a chi immagina posti lontani,paesaggi esotici,incontri strabilianti, a chi ogni posto sembra fantastico;
a chi fa difficoltà a sorridere agli altri, a chi sa ridere di tutto e soprattutto di se stesso; a chi si sa commuovere per un bambino che gioca,per una canzone che arriva al cuore, per un tramonto sul mare,a chi per emozionarsi ha bisogno di tanto di più; a chi si accontenta del poco che ha, a chi è poco tutto quello che ottiene; a chi ho avuto la fortuna di incrociare già, a chi ancora non ho potuto dare un abbraccio; a chi ha voglia di chiacchierare un pò, a chi ha capito ha capito che per lasciarsi andare deveimparare a fidarsi degli altri; a tutti quelli che stanno leggendo e anche a coloro che lo sapranno solo con un passaparola...faccio i miei auguri per un nuovo inizio, ricco di serenità, amore e tutto quello che verrà.....Buona Vita!
Partecipare alla nascita di un musical richiede tenacia,impegno,costanza e preparazione,tutte qualitaà da non sottovalutare:un'esperienza per tutti ma non per molti. Diventa coinvolgente perchè tale è l'entusiasmo di chi scrive una storia da raccontare a teatro,e se è vero che cambia se chi recita sia un professionista o un dilettante, la sostanza però è la stessa,emozione.Alla fine di tutto,quei momenti di fatica ti restano nel cuore, il tempo trascorso insieme a tutti gli altri, come tempo condiviso con una nuova famiglia in cui si alternano, per sua normale definizione,i momenti di euforia a quelli di crisi. Ci si sostiene,incoraggia,insulta,e poi di nuovo asseconda...Ballerini testardi,visi corrucciati,prove massacranti,giochi,risate,volti stanchi,accaldati e occhi che brillano:tanta è la voglia di esibirsi e mostrare ciò che si è capaci di esprimere con il corpo, con la voce, con il viso. La scelta dei brani,le coreografie,battute lette senza troppa convinzione,copioni seguiti alla lettera,nervosismo,tensione,la prova costumi. Il taglio di una scena,l'improvvisazione,il cambio microfono,l'entrata e l'uscita,l'espressione giusta,la mimica azzeccata,la sensazione di panico davanti al pubblico. E....poi arriva la prima,le prove generali,gli ultimi istanti prima,quelli che nessuno racconta ma che si ripetono inesorabilemnte ad ogni "piece". Gli ultimi istanti sono anche i più sentiti,è l'attimo di tempo in cui emergono le ansie accumulate; se visti dall'altro lato del palco,nel "taglia e cuci" fatto da fonici,regista,tecnici,parrucchieri ,truccatore e costumista, sono quelli gli istanti in cui si chiude il copione sui mille dubbi, e il montaggio spietato attende la sua prosecuzione. C'è la prova microfoni,l'effetto audio,il mixer imponente con mille tasti per calibrare "i bassi", una mano sapiente che preme "play", poi parte il sottofondo....che la magia abbia inizio....1,2,3...ecco,si alza il sipario.
Partecipare alla nascita di un musical richiede tenacia,impegno,costanza e preparazione,tutte qualitaà da non sottovalutare:un'esperienza per tutti ma non per molti. Diventa coinvolgente perchè tale è l'entusiasmo di chi scrive una storia da raccontare a teatro,e se è vero che cambia se chi recita sia un professionista o un dilettante, la sostanza però è la stessa,emozione.Alla fine di tutto,quei momenti di fatica ti restano nel cuore, il tempo trascorso insieme a tutti gli altri, come tempo condiviso con una nuova famiglia in cui si alternano, per sua normale definizione,i momenti di euforia a quelli di crisi. Ci si sostiene,incoraggia,insulta,e poi di nuovo asseconda...Ballerini testardi,visi corrucciati,prove massacranti,giochi,risate,volti stanchi,accaldati e occhi che brillano:tanta è la voglia di esibirsi e mostrare ciò che si è capaci di esprimere con il corpo, con la voce, con il viso. La scelta dei brani,le coreografie,battute lette senza troppa convinzione,copioni seguiti alla lettera,nervosismo,tensione,la prova costumi. Il taglio di una scena,l'improvvisazione,il cambio microfono,l'entrata e l'uscita,l'espressione giusta,la mimica azzeccata,la sensazione di panico davanti al pubblico. E....poi arriva la prima,le prove generali,gli ultimi istanti prima,quelli che nessuno racconta ma che si ripetono inesorabilemnte ad ogni "piece". Gli ultimi istanti sono anche i più sentiti,è l'attimo di tempo in cui emergono le ansie accumulate; se visti dall'altro lato del palco,nel "taglia e cuci" fatto da fonici,regista,tecnici,parrucchieri ,truccatore e costumista, sono quelli gli istanti in cui si chiude il copione sui mille dubbi, e il montaggio spietato attende la sua prosecuzione. C'è la prova microfoni,l'effetto audio,il mixer imponente con mille tasti per calibrare "i bassi", una mano sapiente che preme "play", poi parte il sottofondo....che la magia abbia inizio....1,2,3...ecco,si alza il sipario.
Partecipare alla nascita di un musical richiede tenacia,impegno,costanza e preparazione,tutte qualitaà da non sottovalutare:un'esperienza per tutti ma non per molti. Diventa coinvolgente perchè tale è l'entusiasmo di chi scrive una storia da raccontare a teatro,e se è vero che cambia se chi recita sia un professionista o un dilettante, la sostanza però è la stessa,emozione.Alla fine di tutto,quei momenti di fatica ti restano nel cuore, il tempo trascorso insieme a tutti gli altri, come tempo condiviso con una nuova famiglia in cui si alternano, per sua normale definizione,i momenti di euforia a quelli di crisi. Ci si sostiene,incoraggia,insulta,e poi di nuovo asseconda...Ballerini testardi,visi corrucciati,prove massacranti,giochi,risate,volti stanchi,accaldati e occhi che brillano:tanta è la voglia di esibirsi e mostrare ciò che si è capaci di esprimere con il corpo, con la voce, con il viso. La scelta dei brani,le coreografie,battute lette senza troppa convinzione,copioni seguiti alla lettera,nervosismo,tensione,la prova costumi. Il taglio di una scena,l'improvvisazione,il cambio microfono,l'entrata e l'uscita,l'espressione giusta,la mimica azzeccata,la sensazione di panico davanti al pubblico. E....poi arriva la prima,le prove generali,gli ultimi istanti prima,quelli che nessuno racconta ma che si ripetono inesorabilemnte ad ogni "piece". Gli ultimi istanti sono anche i più sentiti,è l'attimo di tempo in cui emergono le ansie accumulate; se visti dall'altro lato del palco,nel "taglia e cuci" fatto da fonici,regista,tecnici,parrucchieri ,truccatore e costumista, sono quelli gli istanti in cui si chiude il copione sui mille dubbi, e il montaggio spietato attende la sua prosecuzione. C'è la prova microfoni,l'effetto audio,il mixer imponente con mille tasti per calibrare "i bassi", una mano sapiente che preme "play", poi parte il sottofondo....che la magia abbia inizio....1,2,3...ecco,si alza il sipario.
Partecipare alla nascita di un musical richiede tenacia,impegno,costanza e preparazione,tutte qualitaà da non sottovalutare:un'esperienza per tutti ma non per molti. Diventa coinvolgente perchè tale è l'entusiasmo di chi scrive una storia da raccontare a teatro,e se è vero che cambia se chi recita sia un professionista o un dilettante, la sostanza però è la stessa,emozione.Alla fine di tutto,quei momenti di fatica ti restano nel cuore, il tempo trascorso insieme a tutti gli altri, come tempo condiviso con una nuova famiglia in cui si alternano, per sua normale definizione,i momenti di euforia a quelli di crisi. Ci si sostiene,incoraggia,insulta,e poi di nuovo asseconda...Ballerini testardi,visi corrucciati,prove massacranti,giochi,risate,volti stanchi,accaldati e occhi che brillano:tanta è la voglia di esibirsi e mostrare ciò che si è capaci di esprimere con il corpo, con la voce, con il viso. La scelta dei brani,le coreografie,battute lette senza troppa convinzione,copioni seguiti alla lettera,nervosismo,tensione,la prova costumi. Il taglio di una scena,l'improvvisazione,il cambio microfono,l'entrata e l'uscita,l'espressione giusta,la mimica azzeccata,la sensazione di panico davanti al pubblico. E....poi arriva la prima,le prove generali,gli ultimi istanti prima,quelli che nessuno racconta ma che si ripetono inesorabilemnte ad ogni "piece". Gli ultimi istanti sono anche i più sentiti,è l'attimo di tempo in cui emergono le ansie accumulate; se visti dall'altro lato del palco,nel "taglia e cuci" fatto da fonici,regista,tecnici,parrucchieri ,truccatore e costumista, sono quelli gli istanti in cui si chiude il copione sui mille dubbi, e il montaggio spietato attende la sua prosecuzione. C'è la prova microfoni,l'effetto audio,il mixer imponente con mille tasti per calibrare "i bassi", una mano sapiente che preme "play", poi parte il sottofondo....che la magia abbia inizio....1,2,3...ecco,si alza il sipario.
Un'abbazia del XII secolo,situata su un promontorio sovrastante il mare Adriatico, a pochi chilometri dalla cittadina in cui vivo......è lo scenario di un libro, una narrazione storica ,scritta da un uomo nato e vissuto proprio lì, a Fossacesia. Sfoglio la prefazione del libro :“Chi è stato almeno una volta nell'abbazia di San Giovanni in Venere non può non aver subito il fascino della possenza e della spiritualità che vi si respira”....” a ciascun fossacesiano frequentarne assiduamente le mura, il chiostro, il belvedere, genera forte il senso di appartenenza al proprio territorio....” Già, orgogliosa appartenenza e grande passione: sono gli ingredienti principali che colpiscono chi come me si è avvicinato in punta di piedi alla presentazione di questo libro, qualche settimana fa appena. E ,se in un primo momento, quello che era più ovvio pensare ,era il fatto di provare una grande emozione, nelll'assistere alla dedizione ,e alla tenacia ,con cui sono state mandate avanti, per anni ,le ricerche necessarie a rendere la stesura definitiva,un compito reso ancora più difficile dall'affetto verso quelle parole, lasciate come testimonianza di amore.....Quello stesso amore di una figlia, verso il proprio padre che non c'è più, è stato il motivo di un pomeriggio tanto intenso. Paolo Carlini, scopro, non era un letterato né uno storico affermato, e chi ha avuto la fortuna di conoscerlo ha conosciuto il suo immenso attaccamento per la terra in cui è nato , tale che lo ha spinto ad appassionarsi, e a studiarne, il suo più illustre monumento. E così, in un pomeriggio caldo e afoso di luglio, mentre me ne sto sul balcone ,a sfogliare le righe di questa opera postuma , respiro l'energia impiegata in anni di ricerche , i mille dubbi,e i lunghi peregrinaggi attraverso le biblioteche e gli archivi dell'Italia centro-meridionale. Ciò che ne è risultato è una cronistoria dell'illustre abbazia ,esposta in modo semplice, ma rigoroso nei dati , affinchè sia conoscibile a tutti. Un centinaio di pagine scritte in forma colloquiale e per niente schematica. Se mi chiedessero perchè consiglio di leggere questo libro, sicuramente direi di farlo per aggiungere un pezzo di cultura storica locale. Ma il motivo vero ,che rende una narrazione storica un vero momento di riflessione, al di là dei tanti numeri e informazioni, è il cuore ,colmo di passione di un uomo qualunque per la sua terra , per le sue origini, per le tradizioni che hanno reso speciale allo stesso autore quelle mura possenti, il freddo che traspare sfiorando con la mano le pareti in muratura , le emozioni ,e le sensazioni, attraverso le quali forse saper cogliere tanti secoli di storia. Misteriosamente tramandato dalla silenziosa sconfinata bellezza del panorama su cui si affaccia, davanti agli occhi grande azzurra distesa d'acqua.....orgoglio di un angolo della mia terra , la mia bella regione, l'Abruzzo.
Un'abbazia del XII secolo,situata su un promontorio sovrastante il mare Adriatico, a pochi chilometri dalla cittadina in cui vivo......è lo scenario di un libro, una narrazione storica ,scritta da un uomo nato e vissuto proprio lì, a Fossacesia. Sfoglio la prefazione del libro :“Chi è stato almeno una volta nell'abbazia di San Giovanni in Venere non può non aver subito il fascino della possenza e della spiritualità che vi si respira”....” a ciascun fossacesiano frequentarne assiduamente le mura, il chiostro, il belvedere, genera forte il senso di appartenenza al proprio territorio....” Già, orgogliosa appartenenza e grande passione: sono gli ingredienti principali che colpiscono chi come me si è avvicinato in punta di piedi alla presentazione di questo libro, qualche settimana fa appena. E ,se in un primo momento, quello che era più ovvio pensare ,era il fatto di provare una grande emozione, nelll'assistere alla dedizione ,e alla tenacia ,con cui sono state mandate avanti, per anni ,le ricerche necessarie a rendere la stesura definitiva,un compito reso ancora più difficile dall'affetto verso quelle parole, lasciate come testimonianza di amore.....Quello stesso amore di una figlia, verso il proprio padre che non c'è più, è stato il motivo di un pomeriggio tanto intenso. Paolo Carlini, scopro, non era un letterato né uno storico affermato, e chi ha avuto la fortuna di conoscerlo ha conosciuto il suo immenso attaccamento per la terra in cui è nato , tale che lo ha spinto ad appassionarsi, e a studiarne, il suo più illustre monumento. E così, in un pomeriggio caldo e afoso di luglio, mentre me ne sto sul balcone ,a sfogliare le righe di questa opera postuma , respiro l'energia impiegata in anni di ricerche , i mille dubbi,e i lunghi peregrinaggi attraverso le biblioteche e gli archivi dell'Italia centro-meridionale. Ciò che ne è risultato è una cronistoria dell'illustre abbazia ,esposta in modo semplice, ma rigoroso nei dati , affinchè sia conoscibile a tutti. Un centinaio di pagine scritte in forma colloquiale e per niente schematica. Se mi chiedessero perchè consiglio di leggere questo libro, sicuramente direi di farlo per aggiungere un pezzo di cultura storica locale. Ma il motivo vero ,che rende una narrazione storica un vero momento di riflessione, al di là dei tanti numeri e informazioni, è il cuore ,colmo di passione di un uomo qualunque per la sua terra , per le sue origini, per le tradizioni che hanno reso speciale allo stesso autore quelle mura possenti, il freddo che traspare sfiorando con la mano le pareti in muratura , le emozioni ,e le sensazioni, attraverso le quali forse saper cogliere tanti secoli di storia. Misteriosamente tramandato dalla silenziosa sconfinata bellezza del panorama su cui si affaccia, davanti agli occhi grande azzurra distesa d'acqua.....orgoglio di un angolo della mia terra , la mia bella regione, l'Abruzzo.
Un'abbazia del XII secolo,situata su un promontorio sovrastante il mare Adriatico, a pochi chilometri dalla cittadina in cui vivo......è lo scenario di un libro, una narrazione storica ,scritta da un uomo nato e vissuto proprio lì, a Fossacesia. Sfoglio la prefazione del libro :“Chi è stato almeno una volta nell'abbazia di San Giovanni in Venere non può non aver subito il fascino della possenza e della spiritualità che vi si respira”....” a ciascun fossacesiano frequentarne assiduamente le mura, il chiostro, il belvedere, genera forte il senso di appartenenza al proprio territorio....” Già, orgogliosa appartenenza e grande passione: sono gli ingredienti principali che colpiscono chi come me si è avvicinato in punta di piedi alla presentazione di questo libro, qualche settimana fa appena. E ,se in un primo momento, quello che era più ovvio pensare ,era il fatto di provare una grande emozione, nelll'assistere alla dedizione ,e alla tenacia ,con cui sono state mandate avanti, per anni ,le ricerche necessarie a rendere la stesura definitiva,un compito reso ancora più difficile dall'affetto verso quelle parole, lasciate come testimonianza di amore.....Quello stesso amore di una figlia, verso il proprio padre che non c'è più, è stato il motivo di un pomeriggio tanto intenso. Paolo Carlini, scopro, non era un letterato né uno storico affermato, e chi ha avuto la fortuna di conoscerlo ha conosciuto il suo immenso attaccamento per la terra in cui è nato , tale che lo ha spinto ad appassionarsi, e a studiarne, il suo più illustre monumento. E così, in un pomeriggio caldo e afoso di luglio, mentre me ne sto sul balcone ,a sfogliare le righe di questa opera postuma , respiro l'energia impiegata in anni di ricerche , i mille dubbi,e i lunghi peregrinaggi attraverso le biblioteche e gli archivi dell'Italia centro-meridionale. Ciò che ne è risultato è una cronistoria dell'illustre abbazia ,esposta in modo semplice, ma rigoroso nei dati , affinchè sia conoscibile a tutti. Un centinaio di pagine scritte in forma colloquiale e per niente schematica. Se mi chiedessero perchè consiglio di leggere questo libro, sicuramente direi di farlo per aggiungere un pezzo di cultura storica locale. Ma il motivo vero ,che rende una narrazione storica un vero momento di riflessione, al di là dei tanti numeri e informazioni, è il cuore ,colmo di passione di un uomo qualunque per la sua terra , per le sue origini, per le tradizioni che hanno reso speciale allo stesso autore quelle mura possenti, il freddo che traspare sfiorando con la mano le pareti in muratura , le emozioni ,e le sensazioni, attraverso le quali forse saper cogliere tanti secoli di storia. Misteriosamente tramandato dalla silenziosa sconfinata bellezza del panorama su cui si affaccia, davanti agli occhi grande azzurra distesa d'acqua.....orgoglio di un angolo della mia terra , la mia bella regione, l'Abruzzo.
Un'abbazia del XII secolo,situata su un promontorio sovrastante il mare Adriatico, a pochi chilometri dalla cittadina in cui vivo......è lo scenario di un libro, una narrazione storica ,scritta da un uomo nato e vissuto proprio lì, a Fossacesia. Sfoglio la prefazione del libro :“Chi è stato almeno una volta nell'abbazia di San Giovanni in Venere non può non aver subito il fascino della possenza e della spiritualità che vi si respira”....” a ciascun fossacesiano frequentarne assiduamente le mura, il chiostro, il belvedere, genera forte il senso di appartenenza al proprio territorio....” Già, orgogliosa appartenenza e grande passione: sono gli ingredienti principali che colpiscono chi come me si è avvicinato in punta di piedi alla presentazione di questo libro, qualche settimana fa appena. E ,se in un primo momento, quello che era più ovvio pensare ,era il fatto di provare una grande emozione, nelll'assistere alla dedizione ,e alla tenacia ,con cui sono state mandate avanti, per anni ,le ricerche necessarie a rendere la stesura definitiva,un compito reso ancora più difficile dall'affetto verso quelle parole, lasciate come testimonianza di amore.....Quello stesso amore di una figlia, verso il proprio padre che non c'è più, è stato il motivo di un pomeriggio tanto intenso. Paolo Carlini, scopro, non era un letterato né uno storico affermato, e chi ha avuto la fortuna di conoscerlo ha conosciuto il suo immenso attaccamento per la terra in cui è nato , tale che lo ha spinto ad appassionarsi, e a studiarne, il suo più illustre monumento. E così, in un pomeriggio caldo e afoso di luglio, mentre me ne sto sul balcone ,a sfogliare le righe di questa opera postuma , respiro l'energia impiegata in anni di ricerche , i mille dubbi,e i lunghi peregrinaggi attraverso le biblioteche e gli archivi dell'Italia centro-meridionale. Ciò che ne è risultato è una cronistoria dell'illustre abbazia ,esposta in modo semplice, ma rigoroso nei dati , affinchè sia conoscibile a tutti. Un centinaio di pagine scritte in forma colloquiale e per niente schematica. Se mi chiedessero perchè consiglio di leggere questo libro, sicuramente direi di farlo per aggiungere un pezzo di cultura storica locale. Ma il motivo vero ,che rende una narrazione storica un vero momento di riflessione, al di là dei tanti numeri e informazioni, è il cuore ,colmo di passione di un uomo qualunque per la sua terra , per le sue origini, per le tradizioni che hanno reso speciale allo stesso autore quelle mura possenti, il freddo che traspare sfiorando con la mano le pareti in muratura , le emozioni ,e le sensazioni, attraverso le quali forse saper cogliere tanti secoli di storia. Misteriosamente tramandato dalla silenziosa sconfinata bellezza del panorama su cui si affaccia, davanti agli occhi grande azzurra distesa d'acqua.....orgoglio di un angolo della mia terra , la mia bella regione, l'Abruzzo.
Ritrovare se stessi : dove quando ci si è persi? L’impresa più difficile e anche la più importante. Solo un gioco di forze che combattono in noi e ci spingono ora a nascondere ora a esaltare la nostra vera essenza? Un animo sensibile che respira oltre la propria dimensione? che vive con impeto ogni sfumatura e forse si perde nei gesti concreti, nelle ovvietà quotidiane , nei posti qualunque? Forse quel giorno ha smesso di credere e di sperare. Forse ha preferito nascondersi, convinto di soffrire anche meno; ma quanto stupido è spezzarsi in piccole parti e privarsi di quello che ci viene donato incondizionatamente e che ci spetta al di là di tutto? La consistenza del tempo c’è solo attraverso le emozioni vissute. Un giorno ha 24 ore e le contiamo perché sono visualizzate dalle lancette di un orologio, le viviamo perché la luce si sussegue al buio e poi di nuovo torna la luce….ma in noi, una stessa sensazione può durare il tempo di un minuto , di un giorno, o di una vita intera ; sostare in quel frammento è solo il risultato di quello che scegliamo di fare. Ritrovare se stessi. Strati e strati di condizionamenti , di corazze costruite e di personalità indossate, fragilità esasperate, ostinate convinzioni, mancanza di ottimismo…e i giorni sembrano tutti dello stesso colore, tutti dello stesso sapore. Eppure io sono qui adesso. Sono qui con tutti gli errori, e le domande a cui non so rispondere. Nella vita capitano mille e diverse cose , ma l’affinità elettiva fra due menti quello non capita ,è un dato reale , oggettivo:è come se scorresse una trama lunga e sottile e i codici segreti di comunicazione si rincorressero fra le parole e i pensieri contorti. Oggi ho avuto un bel pomeriggio con la mia “guida”, un uomo colto e intelligente, estremamente sensibile come pochi,…..e lo ringrazio da qui per le cose fantastiche che mi ha fatto capire semplicemente ascoltandomi…. Fare introspezione , basta dire a voce alta i propri dubbi. Io però sono stata più fortunata, avevo lui cui raccontarli. Quello che sei è solo frutto di quello che senti di essere in questo momento preciso, e il pensiero di quello che accadrà domani è una proiezione forzata di un momento che non c’è ancora: le aspettative che ci creiamo ci allontanano solo da quello che abbiamo desiderato. C’è sempre da ringraziare, per tutto ciò che si è già vissuto e che ci ha reso esattamente come siamo: perché mai dovremmo scegliere di farci del male recriminando ?? Impariamo a mettere dei blocchi e a non lasciare che li oltrepassi nessuno, facciamo in modo invece che la vita sia una bella mattonella grande e colorata su cui camminare invece di tanti minuscoli pezzettini di un puzzle più grande. Ovunque vuoi andare devi farlo a piccoli passi e un gradino alla volta , non serve andare oltre, correre e rincorrere a vuoto, una meta poi un’altra. Concentrati su ciò che sei ,ora e qui, a domani ci penserai domani. Impara da te i tuoi limiti, chiudi la comunicazione quando è dolorosa o improduttiva, e vivi essendo te stessa ,così come sei. Quando avrai trovato il tuo rifugio , quello che ti farà stare bene, allora potrai scegliere cosa fare…..una strada alternativa, proprio quella, o qualsiasi altra cosa,…ma se non sei serena non puoi farcela. E tu serena devi esserlo, sorridi e sii felice , ama la vita , godi il tuo tempo, non importa quanto tempo ti servirà, ma importa che tu torni ad essere te stessa.
Ritrovare se stessi : dove quando ci si è persi? L’impresa più difficile e anche la più importante. Solo un gioco di forze che combattono in noi e ci spingono ora a nascondere ora a esaltare la nostra vera essenza? Un animo sensibile che respira oltre la propria dimensione? che vive con impeto ogni sfumatura e forse si perde nei gesti concreti, nelle ovvietà quotidiane , nei posti qualunque? Forse quel giorno ha smesso di credere e di sperare. Forse ha preferito nascondersi, convinto di soffrire anche meno; ma quanto stupido è spezzarsi in piccole parti e privarsi di quello che ci viene donato incondizionatamente e che ci spetta al di là di tutto? La consistenza del tempo c’è solo attraverso le emozioni vissute. Un giorno ha 24 ore e le contiamo perché sono visualizzate dalle lancette di un orologio, le viviamo perché la luce si sussegue al buio e poi di nuovo torna la luce….ma in noi, una stessa sensazione può durare il tempo di un minuto , di un giorno, o di una vita intera ; sostare in quel frammento è solo il risultato di quello che scegliamo di fare. Ritrovare se stessi. Strati e strati di condizionamenti , di corazze costruite e di personalità indossate, fragilità esasperate, ostinate convinzioni, mancanza di ottimismo…e i giorni sembrano tutti dello stesso colore, tutti dello stesso sapore. Eppure io sono qui adesso. Sono qui con tutti gli errori, e le domande a cui non so rispondere. Nella vita capitano mille e diverse cose , ma l’affinità elettiva fra due menti quello non capita ,è un dato reale , oggettivo:è come se scorresse una trama lunga e sottile e i codici segreti di comunicazione si rincorressero fra le parole e i pensieri contorti. Oggi ho avuto un bel pomeriggio con la mia “guida”, un uomo colto e intelligente, estremamente sensibile come pochi,…..e lo ringrazio da qui per le cose fantastiche che mi ha fatto capire semplicemente ascoltandomi…. Fare introspezione , basta dire a voce alta i propri dubbi. Io però sono stata più fortunata, avevo lui cui raccontarli. Quello che sei è solo frutto di quello che senti di essere in questo momento preciso, e il pensiero di quello che accadrà domani è una proiezione forzata di un momento che non c’è ancora: le aspettative che ci creiamo ci allontanano solo da quello che abbiamo desiderato. C’è sempre da ringraziare, per tutto ciò che si è già vissuto e che ci ha reso esattamente come siamo: perché mai dovremmo scegliere di farci del male recriminando ?? Impariamo a mettere dei blocchi e a non lasciare che li oltrepassi nessuno, facciamo in modo invece che la vita sia una bella mattonella grande e colorata su cui camminare invece di tanti minuscoli pezzettini di un puzzle più grande. Ovunque vuoi andare devi farlo a piccoli passi e un gradino alla volta , non serve andare oltre, correre e rincorrere a vuoto, una meta poi un’altra. Concentrati su ciò che sei ,ora e qui, a domani ci penserai domani. Impara da te i tuoi limiti, chiudi la comunicazione quando è dolorosa o improduttiva, e vivi essendo te stessa ,così come sei. Quando avrai trovato il tuo rifugio , quello che ti farà stare bene, allora potrai scegliere cosa fare…..una strada alternativa, proprio quella, o qualsiasi altra cosa,…ma se non sei serena non puoi farcela. E tu serena devi esserlo, sorridi e sii felice , ama la vita , godi il tuo tempo, non importa quanto tempo ti servirà, ma importa che tu torni ad essere te stessa.
Ritrovare se stessi : dove quando ci si è persi? L’impresa più difficile e anche la più importante. Solo un gioco di forze che combattono in noi e ci spingono ora a nascondere ora a esaltare la nostra vera essenza? Un animo sensibile che respira oltre la propria dimensione? che vive con impeto ogni sfumatura e forse si perde nei gesti concreti, nelle ovvietà quotidiane , nei posti qualunque? Forse quel giorno ha smesso di credere e di sperare. Forse ha preferito nascondersi, convinto di soffrire anche meno; ma quanto stupido è spezzarsi in piccole parti e privarsi di quello che ci viene donato incondizionatamente e che ci spetta al di là di tutto? La consistenza del tempo c’è solo attraverso le emozioni vissute. Un giorno ha 24 ore e le contiamo perché sono visualizzate dalle lancette di un orologio, le viviamo perché la luce si sussegue al buio e poi di nuovo torna la luce….ma in noi, una stessa sensazione può durare il tempo di un minuto , di un giorno, o di una vita intera ; sostare in quel frammento è solo il risultato di quello che scegliamo di fare. Ritrovare se stessi. Strati e strati di condizionamenti , di corazze costruite e di personalità indossate, fragilità esasperate, ostinate convinzioni, mancanza di ottimismo…e i giorni sembrano tutti dello stesso colore, tutti dello stesso sapore. Eppure io sono qui adesso. Sono qui con tutti gli errori, e le domande a cui non so rispondere. Nella vita capitano mille e diverse cose , ma l’affinità elettiva fra due menti quello non capita ,è un dato reale , oggettivo:è come se scorresse una trama lunga e sottile e i codici segreti di comunicazione si rincorressero fra le parole e i pensieri contorti. Oggi ho avuto un bel pomeriggio con la mia “guida”, un uomo colto e intelligente, estremamente sensibile come pochi,…..e lo ringrazio da qui per le cose fantastiche che mi ha fatto capire semplicemente ascoltandomi…. Fare introspezione , basta dire a voce alta i propri dubbi. Io però sono stata più fortunata, avevo lui cui raccontarli. Quello che sei è solo frutto di quello che senti di essere in questo momento preciso, e il pensiero di quello che accadrà domani è una proiezione forzata di un momento che non c’è ancora: le aspettative che ci creiamo ci allontanano solo da quello che abbiamo desiderato. C’è sempre da ringraziare, per tutto ciò che si è già vissuto e che ci ha reso esattamente come siamo: perché mai dovremmo scegliere di farci del male recriminando ?? Impariamo a mettere dei blocchi e a non lasciare che li oltrepassi nessuno, facciamo in modo invece che la vita sia una bella mattonella grande e colorata su cui camminare invece di tanti minuscoli pezzettini di un puzzle più grande. Ovunque vuoi andare devi farlo a piccoli passi e un gradino alla volta , non serve andare oltre, correre e rincorrere a vuoto, una meta poi un’altra. Concentrati su ciò che sei ,ora e qui, a domani ci penserai domani. Impara da te i tuoi limiti, chiudi la comunicazione quando è dolorosa o improduttiva, e vivi essendo te stessa ,così come sei. Quando avrai trovato il tuo rifugio , quello che ti farà stare bene, allora potrai scegliere cosa fare…..una strada alternativa, proprio quella, o qualsiasi altra cosa,…ma se non sei serena non puoi farcela. E tu serena devi esserlo, sorridi e sii felice , ama la vita , godi il tuo tempo, non importa quanto tempo ti servirà, ma importa che tu torni ad essere te stessa.