Il libro fumato
Posted by Francesco Saverio Simone cannabis, letteratura, Libro, sfigato, spinello 01:25VERITÀ
Posted by Francesco Saverio Simone l'odore del vento, Letterario, letteratura 16:15by SOAR
(Soaring-words.com)
La verità riemerge sempre prima della luce stessa dai più profondi abissi del tempo e nel suo aspetto più genuino e vitale. Rassomiglia all’amore; colma l’anima sia dentro che fuori.
Era un uomo dalle mille verità e di contraddizioni ne aveva ancor più, ma coesistevano in lui tra le sue varie virtù. Dio solo sa quanto tempo passò da che quell’innocente sorriso e quegli occhioni curiosi, di un bimbo che con l’amichetta del mare guardava i cartoni, erano stati rimpiazzati da una mente sagace e uno sguardo dal fare spavaldo. La sua vita fu dura ed egli stesso non sapeva più se in quell’abisso dentro di sé, era rimasto del tenero per contarci su. Ogni qualvolta gli si palesò la verità, egli ne scelse solo metà, naturalmente quella più adatta alla sua situazione per mera comodità. Evitava così i fastidi che scaturivano dalle sue verità; poiché non v’era davvero nulla che odiasse maggiormente di quei melodrammi che osavano increspare la superficie della sua vita liscia come l’olio, costringendolo a fronteggiare dei dogmi.
Occorsero degli anni ed arrivò persino a ottenere un posto di spicco nella società; il ruolo che ora gli spettava prese il sopravvento su tutto ciò che lo circondava, ma permettendogli perlomeno di tanto in tanto, qua e là, una boccata d’aria. Le costrizioni che accompagnavano la sua libertà lo avevano incatenato come mai avrebbe creduto in realtà.
Accadde però che un dì, apparentemente ordinario, tutto finì per cambiare quando si imbatté in una donna dall’aria familiare. Ella loquace non lo era affatto, bensì gli rivolse un largo sorriso e senza aggiungere nulla di fatto, riuscì a contagiare anche il suo viso, poi senza una ragione o intenzione che sia, egli le ricambiò la cortesia. La stanza che li circondava era incantevole e particolare, ma d’improvviso sembrò perdere la sua attrattiva usuale, mentre le persone intorno a loro svanivano una a una con discreta frivolezza, avendo colto di quei due sguardi la schiettezza.
Restarono entrambi in silenzio, le parole ormai superflue dinanzi a quei due sorrisi; era persino cosa ardua sopportarne il calore, mentre i loro cuori si bisbigliavano l’un l’altro sentimenti indefiniti ma colmi d’ardore.
Per la prima volta in tutta la sua vita, egli non si sentì affatto interessato alle persone lì fuori o alla realtà circostante, ma al suo cuore solamente, al suo io interiore; quella parte di sé che aveva perso sin da bambino e che ora gli si appariva davanti prendendo forma al suono di quella bocca. Cono sceva quel sorriso da sempre; era la bambina che lo riportava indietro al tempo della sua imperfetta e disinibita essenza ormai persa, al tempo in cui le imposizioni, i compiti e gli impegni non avevano ancora preso il sopravvento. Fu in quel momento, in cui si mostrò nudo e crudo dinanzi a lei, che le confessò tutta la verità su se stesso, a lei sola, tra sospiri e sorrisi, ma perlopiù con un intenso silenzio. In fondo la più veemente verità non ha bisogno di spiegazione alcuna, è la sua essenza a parlare in sua vece.
Molti lo reputavano un uomo d’acciaio, tuttavia ben pochi riuscivano ad intuire che dietro quella sua dura corazza vi era solamente una molto ben celata debolezza, la quale solo lei riusciva a comprendere: perché aveva in cuor suo la stessa delicatezza. Ella fece parte della sua anima ed egli era l’uomo foriero del suo sorridente destino.
Solo allora capì che di verità non ce n’erano tante ma che la più importante era una solamente, non avrebbe più vissuto in una bolla di sapone o per soddisfare le altrui esigenze, mai più avrebbe lacerato l’animo suo per rattoppare strappi insignificanti. Solo questo contava, incondizionatamente.
Lei lo ascoltò ammettere la colpa dei suoi taciti fallimenti in tutte le sue battaglie interiori, ma seguì la vittoria più rilevante; nella guerra finale, merito delle parole d’amore elargitegli da colei che lo aveva tanto spronato. Infine ella pianse: la stessa verità che lo aveva così a lungo irretito, lo rese libero prima di quanto lei avrebbe mai sperato.
(“The Truth“, by Soar, 2015. Translation from English into Italian. Credits: L. Mazibrada. Proofreading and adaptation: Soar. Picture credits: internet, unknown source. 2015 (c) www.soaring-words.com)
Il ritorno alla narrazione di Vincenzo Jacovino
Posted by Francesco Saverio Simone jacovino, letteratura, SOCIETA' E COSTUME 23:07
di Tommaso Mario Giaracuni
In opposizione al passato si può dire che oggi il critico è più vicino all'autore, egli diventa creativo insieme a lui, non esegue più il pezzo stereotipato da collocarsi in tutte le situazioni, altrimenti si cade in un linguaggio meramente pleonastico. E’ utile, invece, al di fuori da ogni schematismo formale, seguire l’itinerario umano e artistico del poeta ed evitarne la fredda scomposizione come fosse una macchina.
A ben riflettere cos’è la vita dell’uomo se non una serie di sfide a volte perdute e di speranze tradite, un postmodernismo che aziona con i suoi fili l’uomo-marionetta sbattuto tra capitalismo, diritti umani invocati e non rispettati; consumismo e velata democrazia dove non si sa chi detiene i poteri. Pur calati banalmente nel progresso tecnologico, si spera nella evoluzione della specie e, soprattutto, nella libera circolazione della poesia con le sue provocazioni e denunce pretendendo il rispetto, sempre, della parola, quale eco di un grido in bilico tra riscatto e coraggio, tra presente e passato mai passiva ma sempre riemergente con la sua essenziale funzionalità.
L’intuizione del poeta oltre la memoria. “It was a very good year” cantava Frank Sinatra e quasi sempre avviene, nel gioco evocativo della memoria, che i ricordi piacevoli possono essere, o diventano, perfino più dolorosi di quelli sgradevoli. E’ la logica della bellezza svanita che non è struggente, lacrimevole ed effimero vittimismo, anzi è il poeta che respingendo gratuite semplificazioni e accidiosi codici recupera e sa reagire al sovraccarico di segni spesso aggressivi da cui è bombardato.
Da questo distillato di considerazioni il passo è breve per scendere a consultare quasi terapeuticamente il nuovo libro dello scrittore appulo-lucano Vincenzo Jacovino, dal titolo corposo e significativo, “Quando un leggero refolo di tramontana avvolgeva la casa del padre” nelle sobrie edizioni Sensoinverso di Ravenna, arricchite dalle tavole dell’artista romano Umberto Ferrelli e da un ritratto eseguito a Jacovino dal materano Luigi Guerricchio.
Dopo anni torna alla narrazione breve Vincenzo Jacovino, poesia in poemetti e piccoli racconti, un incrociarsi di binari dove il treno o altro mezzo è una costante di questa metafora del viaggio: incontro di culture, di esperienze, di situazioni diverse. Una esemplare dimostrazione di scrittura densa e coinvolgente, una maniera personalissima di esporre pensieri e teorie, pur in un velato gioco autobiografico, per cui insieme alle altre numerose e importanti produzioni si staglia la chiara personalità dell’autore: figura letteraria di spicco a cavallo del fine e inizio millennio. La sua è una ricerca esistenziale che ingloba segmenti di protesta, egli non si piega su se stesso pur percorrendo un proprio itinerario in interiore hominis, proiettando, poi, luci sugli altri.
“Umili ricordi diventano poesia” scriveva anni fa Giacinto Peluso.
Ci narrano i ricordi
…………………..
………………….
Ci narrano dei luoghi ove ….
……………………
Ci costringevano ad essere maturi
ancor prima che fiorisse il mandarlo.
Scrive tra l’altro Roberto Nistri in prefazione:
“la memoria è altrove che avvolge il presente, ricordare è un’attività
senza fissa dimora, la scrittura si rivolge a un luogo che non c’è e dove
pure c’illudiamo di tornare … Jacovino fa parte a sé”.
Il ricordo della terra d’origine che ritorna col suo inevitabile sapore d’infanzia, un nucleo ideativo che caratterizza tutta la silloge a cui si saldano la magia delle cose ritrovate, il mito dei luoghi, la tarentinità e tutto si ricompone nell’equilibrio e nella misura evitando il pericolo dell’enfasi sentimentale e della retorica.
Non è espediente retorico quello di Enzo Jacovino: gli affetti, i luoghi, l’amicizia persino, a mio parere, l’elogio della Città Vecchia, andata ma non perduta, la sua evocazione assurge a metafora dell’esistenza. I racconti sono anche poesia, vibra l’animo poetico che umanizza il paesaggio e la cose, una traccia con cui recuperare quello che può salvarsi dall'ingiuria del tempo e, soprattutto, dalla distrazione e presunzione dell’uomo jonico che Jacovino tenta di scuotere con la sua rivelata e pregnante poesia.
Quale aspettativa?
Posted by Francesco Saverio Simone cultura e società, giancane, LA TERZA STANZA, letteratura 02:04
di Vincenzo Jacovino
C’è stato un tempo che si scrutava, fin dal primo mattino, il decorso delle ore e degli avvenimenti nella vana speranza di carpire qualche sostanziale segno del domani. L’aspettativa restava, giorno dopo giorno, sempre uguale ma sempre più insoddisfatta. Poi con il corso degli anni ogni pulsione: dalla solitudine alla gioia, dall’amore all’odio, alla comunanza è stata rivestita con un sottilissimo film di aspettativa attraverso cui anche il dolore e il senso di impotenza che si è provato di fronte alla sofferenza si sono lentamente superati.
Dopo 40 anni di poesia qual è l’aspettativa di Daniele Giancane: 21 Poesie Metafisiche, edizioni La Vallisa? E’ esplicita, infatti ”l’impudico” ma onesto poeta parla a terzi perché l’io intenda:
quando un poeta muore,
muore solo il suo carattere
ispido o molle,
battagliero o inconcludente,
folle o irascibile,
…………………
…………………
…………………
ma i versi scintillanti
che ci sorpresero
un pomeriggio estivo
no, quelli restano indelebili.
Li leggiamo e rileggiamo
e lui, in quei momenti,
è sempre qui davanti a noi.
E’ l’unica aspettativa che sarà, senza dubbio alcuno, soddisfatta in un lontano lontanissimo futuro oggi, invece, l’impenitente Giancane continua a tracciare il proprio diario del mondo interiore, ossia la parte significativa di se stesso, con sobria leggerezza. Continua a scrivere questo compagno di gioco perché questo semplice atto è ancora “un gioco troppo straordinario per smettere” e se non cura le ansie e le paure tuttavia, come scrive Bloom, porta il fuoco e la luce in chi lo pratica o lo frequenta. E, senz’altro,
sia il lettore a porvi mente
non i quattro di manzoniana memoria ma i cento e più compagni che del gioco sono praticanti e frequentatori, oltre a qualche sorprendente e distratto frequentatore occasionale.
Quale aspettativa?
Posted by Francesco Saverio Simone cultura e società, giancane, LA TERZA STANZA, letteratura 02:04
di Vincenzo Jacovino
C’è stato un tempo che si scrutava, fin dal primo mattino, il decorso delle ore e degli avvenimenti nella vana speranza di carpire qualche sostanziale segno del domani. L’aspettativa restava, giorno dopo giorno, sempre uguale ma sempre più insoddisfatta. Poi con il corso degli anni ogni pulsione: dalla solitudine alla gioia, dall’amore all’odio, alla comunanza è stata rivestita con un sottilissimo film di aspettativa attraverso cui anche il dolore e il senso di impotenza che si è provato di fronte alla sofferenza si sono lentamente superati.
Dopo 40 anni di poesia qual è l’aspettativa di Daniele Giancane: 21 Poesie Metafisiche, edizioni La Vallisa? E’ esplicita, infatti ”l’impudico” ma onesto poeta parla a terzi perché l’io intenda:
quando un poeta muore,
muore solo il suo carattere
ispido o molle,
battagliero o inconcludente,
folle o irascibile,
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…………………
ma i versi scintillanti
che ci sorpresero
un pomeriggio estivo
no, quelli restano indelebili.
Li leggiamo e rileggiamo
e lui, in quei momenti,
è sempre qui davanti a noi.
E’ l’unica aspettativa che sarà, senza dubbio alcuno, soddisfatta in un lontano lontanissimo futuro oggi, invece, l’impenitente Giancane continua a tracciare il proprio diario del mondo interiore, ossia la parte significativa di se stesso, con sobria leggerezza. Continua a scrivere questo compagno di gioco perché questo semplice atto è ancora “un gioco troppo straordinario per smettere” e se non cura le ansie e le paure tuttavia, come scrive Bloom, porta il fuoco e la luce in chi lo pratica o lo frequenta. E, senz’altro,
sia il lettore a porvi mente
non i quattro di manzoniana memoria ma i cento e più compagni che del gioco sono praticanti e frequentatori, oltre a qualche sorprendente e distratto frequentatore occasionale.
Quale aspettativa?
Posted by Francesco Saverio Simone cultura e società, giancane, LA TERZA STANZA, letteratura 02:04
di Vincenzo Jacovino
C’è stato un tempo che si scrutava, fin dal primo mattino, il decorso delle ore e degli avvenimenti nella vana speranza di carpire qualche sostanziale segno del domani. L’aspettativa restava, giorno dopo giorno, sempre uguale ma sempre più insoddisfatta. Poi con il corso degli anni ogni pulsione: dalla solitudine alla gioia, dall’amore all’odio, alla comunanza è stata rivestita con un sottilissimo film di aspettativa attraverso cui anche il dolore e il senso di impotenza che si è provato di fronte alla sofferenza si sono lentamente superati.
Dopo 40 anni di poesia qual è l’aspettativa di Daniele Giancane: 21 Poesie Metafisiche, edizioni La Vallisa? E’ esplicita, infatti ”l’impudico” ma onesto poeta parla a terzi perché l’io intenda:
quando un poeta muore,
muore solo il suo carattere
ispido o molle,
battagliero o inconcludente,
folle o irascibile,
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ma i versi scintillanti
che ci sorpresero
un pomeriggio estivo
no, quelli restano indelebili.
Li leggiamo e rileggiamo
e lui, in quei momenti,
è sempre qui davanti a noi.
E’ l’unica aspettativa che sarà, senza dubbio alcuno, soddisfatta in un lontano lontanissimo futuro oggi, invece, l’impenitente Giancane continua a tracciare il proprio diario del mondo interiore, ossia la parte significativa di se stesso, con sobria leggerezza. Continua a scrivere questo compagno di gioco perché questo semplice atto è ancora “un gioco troppo straordinario per smettere” e se non cura le ansie e le paure tuttavia, come scrive Bloom, porta il fuoco e la luce in chi lo pratica o lo frequenta. E, senz’altro,
sia il lettore a porvi mente
non i quattro di manzoniana memoria ma i cento e più compagni che del gioco sono praticanti e frequentatori, oltre a qualche sorprendente e distratto frequentatore occasionale.
Quale aspettativa?
Posted by Francesco Saverio Simone cultura e società, giancane, LA TERZA STANZA, letteratura 02:04
di Vincenzo Jacovino
C’è stato un tempo che si scrutava, fin dal primo mattino, il decorso delle ore e degli avvenimenti nella vana speranza di carpire qualche sostanziale segno del domani. L’aspettativa restava, giorno dopo giorno, sempre uguale ma sempre più insoddisfatta. Poi con il corso degli anni ogni pulsione: dalla solitudine alla gioia, dall’amore all’odio, alla comunanza è stata rivestita con un sottilissimo film di aspettativa attraverso cui anche il dolore e il senso di impotenza che si è provato di fronte alla sofferenza si sono lentamente superati.
Dopo 40 anni di poesia qual è l’aspettativa di Daniele Giancane: 21 Poesie Metafisiche, edizioni La Vallisa? E’ esplicita, infatti ”l’impudico” ma onesto poeta parla a terzi perché l’io intenda:
quando un poeta muore,
muore solo il suo carattere
ispido o molle,
battagliero o inconcludente,
folle o irascibile,
…………………
…………………
…………………
ma i versi scintillanti
che ci sorpresero
un pomeriggio estivo
no, quelli restano indelebili.
Li leggiamo e rileggiamo
e lui, in quei momenti,
è sempre qui davanti a noi.
E’ l’unica aspettativa che sarà, senza dubbio alcuno, soddisfatta in un lontano lontanissimo futuro oggi, invece, l’impenitente Giancane continua a tracciare il proprio diario del mondo interiore, ossia la parte significativa di se stesso, con sobria leggerezza. Continua a scrivere questo compagno di gioco perché questo semplice atto è ancora “un gioco troppo straordinario per smettere” e se non cura le ansie e le paure tuttavia, come scrive Bloom, porta il fuoco e la luce in chi lo pratica o lo frequenta. E, senz’altro,
sia il lettore a porvi mente
non i quattro di manzoniana memoria ma i cento e più compagni che del gioco sono praticanti e frequentatori, oltre a qualche sorprendente e distratto frequentatore occasionale.
Ricordo di Ernesto Treccani
Posted by Francesco Saverio Simone arte, cultura e società, letteratura 06:49
di Vincenzo Jacovino
Il cittadino del Sud: Ernesto Treccani si è definitivamente allontanato dal popolo contadino e operaio del meridione. Si sono interrotti, ora, i suoi frequenti ritorni e i ripetuti incontri. Resterà vivo, in tutta la gente del Sud, il ricordo di questa figura dal portamento distinto nella sua semplicità operaia pur proveniente da una famiglia nobile e ricca; figlio di una delle famiglie altamente imprenditoriali della borghesia lombarda. Resterà viva, in noi, la solidale familiarità con l’uomo e l’artista, amico e poeta perché Treccani nasce poeta anche se, subito dopo, giunse la vocazione per la pittura. E già in poesia Ernesto dà conto di quello che sarà il suo percorso pittorico:
se chiudo gli occhi
vedo il colore del mondo
i volti degli amici
dei compagni
incontrati e lasciati
nel corso della vita.
Ecco: il colore, quale forza introspettiva, e i volti, moltiplicazione gioiosa e filiforme, saranno gli elementi che daranno poi forma all’idea di “tempo interiore” come dell’attimo fuggente. E’ stato un linguaggio, il suo, luminoso se pur ai margini del realismo corposo tutto tendente a materializzare il “sentire”, la pulsione evocati-va interiore, attraverso sintetiche immagini di volti scarnificati o di paesaggi evanescenti e diafani fissando, così, sulla tela il suo stupore. E’ stata una sua peculiarità, il linguaggio figurativo dal tratto leggero e sognante
Il suo nome è strettamente legato a “Corrente”, la rivista cui dette vita nel 1938 e soppressa d’autorità nel ‘40, e ai movimenti artistici culturali avanzati del nostro paese dal dopoguerra in poi. Nel 1949 la galleria del “Milione” presentava la prima personale dell’artista; fu anche redattore della rivista “Realismo”.
Il mondo contadino è stato la sua fonte d’ispirazione come la vita del proletariato urbano. E’ il periodo del robusto realismo e dell’impegno politico, proiezione più diretta del sentire sulla tela. “La pittura è vita. - era solito affermare e pro-seguiva – Occorre osservare la vita nella sua quotidianità e nella sua normalità”. Il segreto dell’arte per Treccani è racchiuso in questi condensati suoi versi:
Quando sei solo
e vorresti una
moltitudine
o uno solo
per comunicare
per dialogare
e sei solo
allora il silenzio
l’oscuro
si anima.
Ricordo di Ernesto Treccani
Posted by Francesco Saverio Simone arte, cultura e società, letteratura 06:49
di Vincenzo Jacovino
Il cittadino del Sud: Ernesto Treccani si è definitivamente allontanato dal popolo contadino e operaio del meridione. Si sono interrotti, ora, i suoi frequenti ritorni e i ripetuti incontri. Resterà vivo, in tutta la gente del Sud, il ricordo di questa figura dal portamento distinto nella sua semplicità operaia pur proveniente da una famiglia nobile e ricca; figlio di una delle famiglie altamente imprenditoriali della borghesia lombarda. Resterà viva, in noi, la solidale familiarità con l’uomo e l’artista, amico e poeta perché Treccani nasce poeta anche se, subito dopo, giunse la vocazione per la pittura. E già in poesia Ernesto dà conto di quello che sarà il suo percorso pittorico:
se chiudo gli occhi
vedo il colore del mondo
i volti degli amici
dei compagni
incontrati e lasciati
nel corso della vita.
Ecco: il colore, quale forza introspettiva, e i volti, moltiplicazione gioiosa e filiforme, saranno gli elementi che daranno poi forma all’idea di “tempo interiore” come dell’attimo fuggente. E’ stato un linguaggio, il suo, luminoso se pur ai margini del realismo corposo tutto tendente a materializzare il “sentire”, la pulsione evocati-va interiore, attraverso sintetiche immagini di volti scarnificati o di paesaggi evanescenti e diafani fissando, così, sulla tela il suo stupore. E’ stata una sua peculiarità, il linguaggio figurativo dal tratto leggero e sognante
Il suo nome è strettamente legato a “Corrente”, la rivista cui dette vita nel 1938 e soppressa d’autorità nel ‘40, e ai movimenti artistici culturali avanzati del nostro paese dal dopoguerra in poi. Nel 1949 la galleria del “Milione” presentava la prima personale dell’artista; fu anche redattore della rivista “Realismo”.
Il mondo contadino è stato la sua fonte d’ispirazione come la vita del proletariato urbano. E’ il periodo del robusto realismo e dell’impegno politico, proiezione più diretta del sentire sulla tela. “La pittura è vita. - era solito affermare e pro-seguiva – Occorre osservare la vita nella sua quotidianità e nella sua normalità”. Il segreto dell’arte per Treccani è racchiuso in questi condensati suoi versi:
Quando sei solo
e vorresti una
moltitudine
o uno solo
per comunicare
per dialogare
e sei solo
allora il silenzio
l’oscuro
si anima.
Ricordo di Ernesto Treccani
Posted by Francesco Saverio Simone arte, cultura e società, letteratura 06:49
di Vincenzo Jacovino
Il cittadino del Sud: Ernesto Treccani si è definitivamente allontanato dal popolo contadino e operaio del meridione. Si sono interrotti, ora, i suoi frequenti ritorni e i ripetuti incontri. Resterà vivo, in tutta la gente del Sud, il ricordo di questa figura dal portamento distinto nella sua semplicità operaia pur proveniente da una famiglia nobile e ricca; figlio di una delle famiglie altamente imprenditoriali della borghesia lombarda. Resterà viva, in noi, la solidale familiarità con l’uomo e l’artista, amico e poeta perché Treccani nasce poeta anche se, subito dopo, giunse la vocazione per la pittura. E già in poesia Ernesto dà conto di quello che sarà il suo percorso pittorico:
se chiudo gli occhi
vedo il colore del mondo
i volti degli amici
dei compagni
incontrati e lasciati
nel corso della vita.
Ecco: il colore, quale forza introspettiva, e i volti, moltiplicazione gioiosa e filiforme, saranno gli elementi che daranno poi forma all’idea di “tempo interiore” come dell’attimo fuggente. E’ stato un linguaggio, il suo, luminoso se pur ai margini del realismo corposo tutto tendente a materializzare il “sentire”, la pulsione evocati-va interiore, attraverso sintetiche immagini di volti scarnificati o di paesaggi evanescenti e diafani fissando, così, sulla tela il suo stupore. E’ stata una sua peculiarità, il linguaggio figurativo dal tratto leggero e sognante
Il suo nome è strettamente legato a “Corrente”, la rivista cui dette vita nel 1938 e soppressa d’autorità nel ‘40, e ai movimenti artistici culturali avanzati del nostro paese dal dopoguerra in poi. Nel 1949 la galleria del “Milione” presentava la prima personale dell’artista; fu anche redattore della rivista “Realismo”.
Il mondo contadino è stato la sua fonte d’ispirazione come la vita del proletariato urbano. E’ il periodo del robusto realismo e dell’impegno politico, proiezione più diretta del sentire sulla tela. “La pittura è vita. - era solito affermare e pro-seguiva – Occorre osservare la vita nella sua quotidianità e nella sua normalità”. Il segreto dell’arte per Treccani è racchiuso in questi condensati suoi versi:
Quando sei solo
e vorresti una
moltitudine
o uno solo
per comunicare
per dialogare
e sei solo
allora il silenzio
l’oscuro
si anima.
Ricordo di Ernesto Treccani
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di Vincenzo Jacovino
Il cittadino del Sud: Ernesto Treccani si è definitivamente allontanato dal popolo contadino e operaio del meridione. Si sono interrotti, ora, i suoi frequenti ritorni e i ripetuti incontri. Resterà vivo, in tutta la gente del Sud, il ricordo di questa figura dal portamento distinto nella sua semplicità operaia pur proveniente da una famiglia nobile e ricca; figlio di una delle famiglie altamente imprenditoriali della borghesia lombarda. Resterà viva, in noi, la solidale familiarità con l’uomo e l’artista, amico e poeta perché Treccani nasce poeta anche se, subito dopo, giunse la vocazione per la pittura. E già in poesia Ernesto dà conto di quello che sarà il suo percorso pittorico:
se chiudo gli occhi
vedo il colore del mondo
i volti degli amici
dei compagni
incontrati e lasciati
nel corso della vita.
Ecco: il colore, quale forza introspettiva, e i volti, moltiplicazione gioiosa e filiforme, saranno gli elementi che daranno poi forma all’idea di “tempo interiore” come dell’attimo fuggente. E’ stato un linguaggio, il suo, luminoso se pur ai margini del realismo corposo tutto tendente a materializzare il “sentire”, la pulsione evocati-va interiore, attraverso sintetiche immagini di volti scarnificati o di paesaggi evanescenti e diafani fissando, così, sulla tela il suo stupore. E’ stata una sua peculiarità, il linguaggio figurativo dal tratto leggero e sognante
Il suo nome è strettamente legato a “Corrente”, la rivista cui dette vita nel 1938 e soppressa d’autorità nel ‘40, e ai movimenti artistici culturali avanzati del nostro paese dal dopoguerra in poi. Nel 1949 la galleria del “Milione” presentava la prima personale dell’artista; fu anche redattore della rivista “Realismo”.
Il mondo contadino è stato la sua fonte d’ispirazione come la vita del proletariato urbano. E’ il periodo del robusto realismo e dell’impegno politico, proiezione più diretta del sentire sulla tela. “La pittura è vita. - era solito affermare e pro-seguiva – Occorre osservare la vita nella sua quotidianità e nella sua normalità”. Il segreto dell’arte per Treccani è racchiuso in questi condensati suoi versi:
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