"Per grazia ricevuta: lavoro e disabili"
Posted by Francesco Saverio Simone praticabile 10:37NADIA D'ARCO
Parliamo di lavoro, e cominciamo da un pezzo di ROSA MAURO il lavoro visto dai disabili tra leggi e difficolta'
OGGI VI PRESENTO ROSA MAURO, LE HO CHIESTO DI RIASSUMERSI IN POCHE RIGHE,
ROSA SARA' SPESSO OSPITE DELLA MIA RUBRICA,
-Mi chiamo Rosa mauro , e sono nata il 15-10-1964.
Sono ventesimista , purtroppo in fase di aggravamento, e invalida civile all'85%.
Sono sposata e mamma di un ragazzo anch'egli con disabilità di quasi quindici anni.
laureata in lettere moderne alla sapienza di Roma, con 110, ho poi fatto un corso di giornalismo e giornalismo radiotelevisivo, vincendo uno stage su internet presso una testata registrata.
Da anni scrittrice con diversi titoli che spaziano dalla fantascienza alla vita vissuta alle poesie, è però nel web che amo scrivere, collaborando prima con la provincia di Roma, pressso il sito provinciabile, con il blog la rosa nella rete, poi con la associazione onlus blindisight , cui appartengono pink blindisght, www.blindisight.net e orba moderna, www.orbamoderna.info.
Sono addetto stampa di due altre onlus: magic amor onlus, www.magicamor.org e asiat onlus, www.asiat.it.-
"Per grazia ricevuta: lavoro e disabili" di Rosa Mauro
Salve , oggi parliamo di un argomento di quelli.. da leccarsi i baffi chi ce li ha e chi no!
Parliamo di lavoro e disabilità.
Lo so, lo so, non c'è lavoro per nessuno.. ciò nonostante, alcune statistiche dicono che le donne disabili trovano più lavoro degli uomini.. Vediamo innanzitutto di smontare l'interessante paradosso.
Il fatto che si dica che le donne disabili lavorano più degli uomini, di per sé non vuol dire che sono aumentati i posti di lavoro, ma SOLO che , tra i disabili occupati, trovano più lavoro le donne.
Di per sé quindi, un dato non particolarmente significativo, visto che la crisi attanaglia il mondo disabile più del mondo "normale".
Il motivo?
Una vicina di casa mi ha riferito che il figlio, laureato, va a lavorare come muratore con il padre.
A che ne so io, è una scelta che stanno facendo parecchi giovani , camerieri, muratori, raccoglitori di olive…
Ecco, questi sono mestieri che i disabili veri, che, con buona pace dell' Inps,sono la maggioranza, non possono realmente fare.
Voglio dire, almeno non tutti.
Io , per esempio, con tutta la buona volontà non potrei fare un lavoro manuale, e so di molti che sono nella mia stessa condizione.
Quindi, quando la crisi riduce i posti di un certo tipo, i disabili non trovano lavoro, anzi sono in questo più condizionati degli altri..
Ah, ma noi percepiamo una pensione!!
Lautissima, signori, per la percentuale di disabili fino al 99%, e sono in parecchi ,me compresa, non arriva nemmeno a 400 euro!
C'è davvero da camparci, con quei soldi!!
Eppure, che ci crediate o no, questo AUTORIZZA molte persone, alcune sentite personalmente all'ufficio di collocamento, a dire che noi non dovremmo togliere il posto ai lavoratori abili, che ci tenessimo i nostri soldi e ce ne stessimo buoni buoni negli anfratti , senza i soldi per pagare l'imu o la corrente elettrica.
Non parliamo poi di chi, come me, si è sposato, cosa vogliamo di più, la luna?
Bypassato il mugugno o sibilo dei normali che pensano che i disabili, se veri,dovrebbero restare confinati in casa, immaginiamo di avere trovato un lavoro.
naturalmente, per grazia ricevuta.
Il 90% dei disabili che trova trova un lavoro, ne trova uno di tipo impiegatizio o centralinistico , sopratutto se ha una disabilità visiva.
Ed è a questo punto che sorge un'altra discriminazione e questa universalmente sparsa sopratutto nel mondo dei normali, ma anche nel mondo delle associazioni dei disabili.
Quale?
La illustro in breve perché sarà oggetto del prossimo articolo.
Carlo e Carlo 2, immaginiamo, sono due giovani laureati..
MM..quale laurea?
Diciamo in lettere.
Carlo e Carlo 2 cercano lavoro, e non lo trovano facilmente, ma alla fine qualcosa salta fuori.
Call center per il primo, centralino per il secondo.
La gente , intorno a Carlo, scuote la testa dicendo: che peccato, Carlo ha studiato , è in gamba, speriamo trovi subito qualcosa di meglio.
Carlo 2 invece è circondato di gente che si congratula e gli dice:
"Che bello, hai trovato lavoro !( a volte con la vocina che userebbe con un bambino di cinque anni) Che meraviglia, sei stato proprio bravo! ( di nuovo , come se avesse scalato una montagna).
Perchè questa differenza?
Carlo è un normodotato.
Carlo 2 invece è cieco ( a me piace cieco, non disabile visivo, non non vedente).
Carlo può essere ambizioso, Carlo 2, no.
Il lavoro di Carlo 2 è percepito come "per grazia ricevuta", Il che comporterà una serie di differenze nel trattamento lavorativo di cui parleremo nel prossimo articolo.
Nel frattempo..
Descriviamo il primo giorno lavorativo dei due:
Carlo entra, gli viene data la sua postazione, e comincia a lavorare nella sua stanza circondata da altri come lui.
Carlo 2 entra e si mette al centralino… che scopre non attrezzato.
In giro, non si vede nessuno cui dirlo.
Speriamo Carlo 2 si sia portato un ipod o simili per ascoltare musica o altro.. altrimenti starà lì con le braccia conserte a non fare nulla..
Al prossimo articolo, gente.
Io ci sarò, spero anche voi perché.. ce ne aspettano ancora delle belle!
Avevamo lasciato, nella prima parte, Carlo e Carlo 2 alle prese con il loro lavoro.
Cosa vedremmo dopo qualche mese?
Carlo ha lavorato sodo e sta per essere promosso al call center, la promozione in questi posti è rara , ma di tanto in tanto , se uno si impegna molto , succede.
D'altronde, che lui sia promosso, se lo aspettano tutti, visto che Carlo si è laureato a pieni voti e, a detta di amici e parenti, se lo merita.
Carlo 2 non è stato altrettanto fortunato, in realtà, dopo corsi e ricorsi vari, gli è stato detto che"non è che all'ente serva veramente un centralinista" .
Carlo 2 può usare il pc e la linea internet.. e farsi i fatti suoi.
Non c'è nulla da fare per lui, e tutti faranno finta di non vederlo mentre arriva al lavoro, si siede e si mette la musica a tutto volume, per protestare contro la sua mancata utilizzazione.
Carlo 2 è intelligente, determinato, competente quanto Carlo ma, a differenza di lui, è disabile.
Da lui, nessuno si aspetta nulla: né che migliori la sua posizione, né che trovi un lavoro migliore, per lui il lavoro è per grazia ricevuta e, anche se è un non lavoro, dovrebbe anche ringraziare.
Il concetto di lavoro come diritto, in questo caso, è inesistente, Carlo 2 non ha diritto a lavorare.
E' come un mendicante che, invece che per strada, si ritrova in un ufficio.
Non morirà di freddo, ma di sicuro, la sensazione che proverà è la stessa.
Di uomini come Carlo 2 ce ne sono parecchi.
Molti di loro cadono in depressione di fronte allo svilimento della loro competenza come esseri umani, e non esiste praticamente nessuna solidarietà dai colleghi di lavoro.
Di fronte alle campagne alla striscia la notizia sull'assenteismo, questi uomini e donne vengono pagati per fare nulla.
Perchè?
La diminuzione del valore di un essere umano è un segno grave, e più grave ancora è che questi casi non arrivino mai all'opinione pubblica.
Ci stanno mettendo delle stelle di Davide sul petto, e nessuno vuole vederlo.
In alcuni casi stanno già organizzando dei veri e propri ghetti.
E. , che mi ha raccontato la sua storia, è in uno di essi.
E' in una specie di call center dove sono rinchiusi, alle dipendenze di una persona che viene dichiarata "normale" come i soldati nazisti nei campi, diversi disabili.
Tutti insieme, in barba non solo alle competenze ma al diritto di inclusione.
Mobbizzati dal loro capo diretto, questi disabili si sono visti decurtati l'1% del loro stipendio per attività "ricreative" per migliorare il loro disagio, creato dal tipo di lavoro e dagli stessi capi.
Capito?
Dopo il danno la beffa: per "guarire" dal mobbing, sono obbligati dagli stessi aguzzini a fornire i loro soldi, probabilmente a persone che sono familiari o amici degli stessi.
Lo scorso anno, E. e gli altri hanno svolto un corso a domicilio di informatica, per il quale alla fine hanno svolto un test, passandolo tutti.
Ma quelle ore non saranno loro riconosciute: non sono documentabili.
In nessun mondo possibile, questo trattamento lavorativo verrebbe visto come corretto e mantenuto in piedi.
Ma stiamo parlando di disabili, con loro "se po' fà"!
A detta di E, più di uno di questi abitanti del ghetto si è ammalato di depressione o presenta forme di nevrosi.
Non ne dubito affatto, quello che mi chiedo, è perché questo esista, e sopratutto, perché non se ne parla…
Non mi venite a dire che i diritti di tutti vengono ignorati, che anche gli altri lavoratori stanno male.
perlomeno per loro, i politici spendono alcune parole, magari sono finte, ma almeno ne parlano.
Invece, né i media, né i politici parlano di questo massacro al disabile che passa per diritto, come se Carlo 2, ma potremmo chiamarlo anche Massimo o Mario, che sono veri nomi di persone che hanno passato questa tortura, o E., che non chiamiamo con il suo vero nome per tutelarla, non esistessero davvero.
Quando, intorno agli anni 40 in Germania, il nazismo prese il potere, per prima cosa proibì agli ebrei di lavorare… ma non gli tolse i loro averi, non ancora.
Gli ebrei erano nei ghetti, dove lavoravano solo per la loro comunità, mantenuti senza che lavorassero perché del lavoro vero non erano ritenuti degni.
Medici, notai, musicisti, professori.
Tutti ridotti a parassiti, per colpa dello stato.. e quando sei un parassita, quando non sei più un uomo, possono schiacciare i tuoi diritti e distruggerti con enorme facilità.
Vorrei sbagliarmi, aiutatemi, cari politici, caro stato, a sbagliarmi.
Ditemi che non è questo il destino che voi, una democrazia, UNO STATO CIVILE, state destinando a dei vostri cittadini.
La disabilità non è una colpa e nessuno di noi, me compresa, se l'è cercata.
NON FATENE UN MARCHIO CHE,PRIMA DI NOI, TRAVOLGEREBBE NELLA VERGOGNA E NEL DISONORE VOI STESSI.
Rosa Mauro
Di tutto questo la Lindgren non saprà mai nulla III (
Posted by Francesco Saverio Simone INSTABILI EQUILIBRI 03:13Di Natty Patanè
sottofondo consigliato: "'Nfinu c'agghionna" - M. Venuti
- Professore vado in biblioteca a consegnare un libro –
- Sempre nell’ora di religione hai da consegnare libri Sebastiano! Comunque oggi è inutile, dobbiamo andare in aula magna –
- Lo so, vi raggiungo la –
- vai vai –
Dalle classi si sentono voci di professori che fanno l’appello, al centro del corridoio la cattedra dei bidelli è occupata dalla signora in nero
- sempre in giro stai tu! –
Sebastiano sorride e saluta dirigendosi verso la biblioteca, la signorina Maria cataloga dei nuovi arrivi
- c’è qualcosa di interessante? –
- solo riviste, niente libri –
- ho riportato Jonesco, bellissimo! –
da un’occhiata in giro poi esce. Appena fuori la professoressa Licitra lo ferma trafelata, i ricci biondi le danno un’aria irrequieta
- tieni, questo è il libro di cui ti parlavo, leggilo poi mi dirai cosa ne pensi, magari ti servirà per gli esami -
poi si guarda intorno, come se da un momento all’altro potesse sbucare la collega che l’ha sostituita nella classe di Sebastiano.
- Adesso vai che tra poco inizia la conferenza –
Lui annuisce e si allontana silenzioso, pensando che di conferenze sulla mafia ne ha già abbastanza. L’aula magna è quasi deserta, solo una terza ha già preso posto guardata a vista da un professore che ha tutta l’aria di aspettare qualche collega che possa vegliare sugli studenti mentre lui va a farsi una sigaretta. Qualcuno lo guarda, altri si godono lo scampato pericolo di qualche interrogazione a sorpresa. Pian piano i posti cominciano a riempirsi, anche la sua classe arriva sedendo intorno a lui.
- Che libro hai preso? –
Gli chiede Giovanna
- Il signore delle mosche –
Ormai ogni posto è occupato, si attende, con insegnanti che cercano di fare raccomandazioni memori della reazione avuta dai ragazzi durante l’ultimo incontro con Danilo Dolci che esordì chiedendo se sapevano cosa fosse una zecca.
D’un tratto il brusio tipico che accoglie l’ospite, entra un uomo dalla folta barba brizzolata, addosso un giubbotto di pelle nera, sotto braccio una copia del suo mensile.
Si siede al tavolo, la Licitra lo introduce parlando delle sue battaglie, delle sue inchieste, lottando contro il vociare crescente. Poi da la parola al giornalista.
C’è qualcosa di particolare in lui, qualcosa che in breve zittisce ogni voce, in breve Sebastiano si accorge che tutti tacciono, anche lui si fa rapire dalle cose che sente, le parole dell’uomo con la barba trafiggono, sono chiare e vanno dritte al bersaglio, raccontano di un uomo che lotta veramente, che non ha paura. Sarà forse il sogno di fare il giornalista ma Sebastiano non perde una sillaba di quello che si riversa nell’aula magna, come fosse un fiume sbucato da una improvvisa fenditura del terreno. Il tempo vola e l’applauso finale è vero come mai più risuonerà applauso in quella sala, quasi come se si sapesse che il tempo di quell’uomo è ormai vicinissimo alla fine.
Anche uscendo il silenzio dura quasi irreale.
- Mi da una copia de “i siciliani” –
Dentro c’è un’incredibile servizio su San Berillo, brandello di Catania, quasi una squallida protesi di un qualche quartiere a luci rosse e un impressionante elenco di nomi di imprenditori con relativi affari legati alla mafia. Legge poggiato alla sua vespa, le luci son tutte accese e rossi e verdi presagiscono l’incombente Natale, le campane della basilica scandiscono grevi l’arrivo della sera, Sebastiano chiude il giubbotto e si avvia con il motore borbottante a fare a gara coi suoi pensieri.
- Hai portato gli appunti di matematica? –
- Si li ho –
Quasi sussurra poggiando lieve il palmo della mano sulla guancia di Simone
- Domani pomeriggio andiamo a Catania –
- A far che? –
Gli chiede l’amico
- Non so, ma quel giornale non può chiudere, dobbiamo fare qualcosa –
Il teorema si apre sui fogli del libro, la vita sta li, sospesa tra le cose da fare e quelle da dire che, forse, non si diranno. Dall’appartamento del piano superiore passano suoni antichi e una voce che lamenta un amore impossibile.
- Usciamo per favore –
Simone annuisce e si alza abituato ai cambi d’umore dell’amico. Un autobus imbottigliato nel traffico esibisce vetri appannati e volti sfatti, Sebastiano comincia a sussurrare
- Cu tutto ca fora c’è a guerra, mi sentu, stranizza d’amuri –
El otro paredon a Miami
Posted by Francesco Saverio Simone libri a portata di mouse 14:08
di Gordiano Lupi
www.infol.it/lupi
www.infol.it/lupi
EL OTRO PAREDON
DISTRUZIONE DELLA REPUTAZIONE A CUBA
Il libro El otro paredón. Asesinatos de la reputación en Cuba (L’altro muro. Distruzione della reputazione a Cuba) sarà presentato ufficialmente sabato 17 novembre alle 10 del mattino, presso la Fiera Internazionale del Libro a Miami. Edificio 8. Salone 8502.
Che importanza ha la deliberata distruzione dell’onore di una persona, gruppo sociale o istituzione? Quali implicazioni possono avere certe azioni quando rispondono a iniziative di un governo con sufficienti risorse per esercitare un vero e proprio terrorismo di Stato? El otro paredón esamina questo tema alla luce dell’esperienza cubana durante gli ultimi cinquant’anni.
Perché affrontare proprio adesso il problema della distruzione della reputazione fomentata dal governo cubano? Perché parlare di Cuba e non di quel che accade in altre parti del mondo?
Perché non sempre i processi di trasformazione sociale si verificano in maniera rapida e completa. L’esperienza ci dice che le società chiuse a volte giungono a trasformare con rapidità aspetti simbolici che si trovano in superficie, ma l’antico regime resiste nelle strutture più profonde, come le mentalità, i pregiudizi e i concetti, che hanno germogliato nel subcosciente, persino in quello dei suoi oppositori.
DISTRUZIONE DELLA REPUTAZIONE
La distruzione della reputazione (character assassination) è un processo deliberato e sostenuto, diretto a demolire la credibilità e la reputazione di una persona, istituzione, gruppo sociale o nazione.
I promotori della distruzione della reputazione per raggiungere i loro scopi impiegano una combinazione di metodi aperti e scoperti come la formulazione di accuse false, la diffusione di voci e la manipolazione di informazioni.
IL LIBRO EL OTRO PAREDÓN
La distruzione della reputazione descritta in questo libro non è equivalente a ciò che può sviluppare un partito politico d’opposizione contro il governo o un gruppo di consumatori insoddisfatti contro un ristorante. Non stiamo parlando di diffamazioni personali o critiche istituzionali. Ci riferiamo a una forma organizzata di terrorismo statale orientato verso la deliberata e completa distruzione della credibilità di una persona, gruppo o istituzione
A Cuba il disegno di queste distruzioni della reputazione prende la forma di anelli concentrici di disinformazione, che si costruiscono artificialmente per moltiplicare un messaggio prefabbricato e diffonderlo su Internet, come se fosse una palla di neve virtuale.
Gli AUTORI
Rafael Rojas, noto intellettuale e storico delle idee cubane più rilevanti della sua generazione, centra la sua analisi sul fatto che il regime cubano si è sempre impegnato a fondo per costruire una storiografia ufficiale che contribuisca a legittimarlo.
Uva de Aragón, importante scrittrice dell’esilio storico cubano, impegnata in una politica di riconciliazione, analizza il modo in cui la classe politica precedente alla rivoluzione sia stata demonizzata e l’arbitrarietà dei giudizi che hanno infangato la reputazione di uomini come suo padre, il Dr. Carlos Márquez Sterling, presidente dell’Assemblea Costituente nel 1940.
Juan Antonio Blanco, storico, incentra il suo lavoro sull’impresario Amadeo Barletta e mostra come il governo cubano sia riuscito a demolire la sua reputazione, in primo luogo per confiscare arbitrariamente i suoi beni, quindi per distrarre l’attenzione dell’opinione pubblica nazionale e internazionale quando, nel 1989, le strutture militari cubane sono state coinvolte in uno scandalo per operazioni di narcotraffico.
Altri due autori, Ana Julia Faya e Carlos Alberto Montaner, espongono come anche partendo da prospettive opposte (marxista e liberale), entrambi siano stati vittime di questa sorta di terrorismo di Stato che è la demolizione della reputazione.
Gordiano Lupi, scrittore italiano e giornalista specializzato in Cuba, espone le campagne di demolizione della reputazione della blogger cubana Yoani Sánchez in Italia. Il suo contributo stigmatizza il comportamento di certa stampa di una cosiddetta sinistra che appoggia un regime che sui autodefinisce socialista e dissemina menzogne sui giornalisti indipendenti cubani.
Gli storici devono fare uso di una metodologia rigorosa e imparziale per determinare il comportamento di ogni persona. I fatti vanno contestualizzati per poter capire bene le rispettive posizioni. La riconciliazione tra cubani reclama un rispetto della storia e dei comportamenti dei singoli protagonisti.
Per ottenere copie a scopo recensione: marlene.moleon@gmail.com
Marlene Moleon - marlene.moleon@gmail.com
Eriginal Books LLC
Casa editorial de libros digitales
Lo stand della casa editrice
IN SPAGNOLO
NOTA DE PRENSA EL OTRO PAREDON
ASESINATOS DE LA REPUTACIÓN EN CUBA
El libro “El otro paredón. Asesinatos de la reputación en Cuba” será presentado oficialmente el sábado 17 de noviembre a las 10:00 am en la Feria Internacional del Libro en Miami. Edificio 8. Salón 8502
¿Qué trascendencia tiene el asesinato deliberado del honor de una persona, grupo social o institución? ¿Qué implicaciones pueden llegar a tener esas acciones cuando responden a iniciativas de un gobierno con suficientes recursos para ejercer ese tipo de terrorismo de estado? El otro paredón examina este tema a la luz de la experiencia cubana durante las últimas cinco décadas.
¿Por qué incursionar ahora en el tópico de los asesinatos estatales de reputación fomentados por el gobierno cubano? ¿Por qué hablar de Cuba y no sobre lo que sucede en relación con este tema en otra parte?
Porque no siempre los procesos de transformación social ocurren de manera rápida y completa. La experiencia nos dice que las sociedades cerradas a veces llegan a transformar con rapidez aspectos simbólicos que están en la superficie, pero el antiguo régimen subsiste en estructuras más profundas, como las mentalidades, prejuicios y conceptos, que quedaron sembradas en el subconsciente, incluso en el de sus opositores.
ASESINATO DE LA REPUTACIÓN
El asesinato de reputación (character assassination) es un proceso deliberado y sostenido, dirigido a destruir la credibilidad y reputación de una persona, institución, grupo social o nación.
Los promotores del asesinato de reputaciones para lograr sus fines emplean una combinación de métodos abiertos y encubiertos como son la formulación de acusaciones falsas, fomento de rumores y la manipulación de informaciones.
SOBRE EL LIBRO EL OTRO PAREDÓN
El asesinato de reputaciones descrito en este libro no es equivalente al que pueda desarrollar un partido político de oposición contra el gobierno o un grupo de consumidores insatisfechos contra un restaurante. No estamos hablando de difamaciones personales o críticas institucionales. Nos referimos a una forma organizada de terrorismo estatal orientado hacia la deliberada y completa destrucción de la credibilidad de una persona, grupo o institución.
En Cuba el diseño de estos asesinatos de reputación toma a menudo la forma de anillos concéntricos de desinformación, que se construyen artificialmente para multiplicar un mensaje manu-facturado por la maquinaria de propaganda y diseminarlo por Internet, como si fuera una bola de nieve virtual.
LOS AUTORES
Rafael Rojas, destacado intelectual y el historiador de las ideas cubanas más descollante de su generación, centra su análisis en la manera en que el régimen cuba-no ha desplegado desde temprano un esfuerzo deliberado por construir una historiografía oficial que contribuya a legitimarlo.
Uva de Aragón, reconocida escritora del exilio histórico cubano analiza el modo en que la clase política pre revolucionaria fue demonizada, incluso antes de 1959, y el modo arbitrario en que sus reputaciones, incluida la de su segundo padre, el Dr. Carlos Márquez Sterling, quien presidiera honorablemente y con gran equidad la Asamblea Constituyente en 1940.
Otros dos autores, Ana Julia Faya y Carlos Alberto Montaner, exponen el modo en que, aun partiendo desde tradiciones intelectuales opuestas, marxista y liberal, ambos han sido acosados por esta modalidad de terrorismo de estado que es el asesinato de reputaciones.
El renombrado periodista Gordiano Lupi explica como un sector de la izquierda italiana extiende su incondicionalidad a cuanto régimen se declare socialista y acusan a blogueros y periodistas independientes cubanos de mercenarios, como Yoani Sánchez y sus colegas. Eso no es una nimiedad en un país donde existe la pena de muerte para delitos de esa naturaleza y brillan por su ausencia las normas del debido proceso legal.
El historiador Juan Antonio Blanco expone los ataques infundados, pero bien organizados contra el empresario italiano Amadeo Barletta. El análisis de los ataques patrocinados por el estado cubano contra Amadeo Barletta es una deconstrucción útil de la metodología estándar del gobierno para asesinar la reputación de aquellos que disienten o se oponen al régimen de Cuba.
Galera Italia. Lo stato presente delle cose
Posted by Francesco Saverio Simone praticabile 02:53di VALERIO GUIZZARDI *
Un articolo di Valerio Guizzardi per riaprire la stagione della rubrica praticabile che ho aperto mesi fa su Terpress; ci occuperemo insieme a vari colalboratori di welfare, diritti e situazioni negate nell'italia della crisi.
Cominciamo con il problema carceri e qui Valerio Guizzardi presidente associazione detenuti ed ex
detenuti Papillon Rebibbia Onlus sezione emilia romagna, ci da una lucida visione della situazione.
I provvedimenti governativi degli ultimi anni in fatto di sicurezza, Giustizia e carcere ci suggeriscono che un vento di restaurazione sta spazzando il nostro paese portando con sé diritti civili acquisiti in anni di lotte sociali e garantiti dalla Costituzione nata dalla Resistenza.
In un contesto politico in cui ai valori si sostituiscono gli interessi delle oligarchie finanziarie criminali internazionali, arrivano a flusso imponente e continuo decreti legge d’urgenza che impongono pesanti restrizioni ai più elementari diritti di cittadinanza.
Si va dallo smantellamento dei diritti sul lavoro e di manifestazione, all’abolizione del Welfare e delle politiche sociali, alla saturazione del Codice penale con una produzione inaudita, tutta ideologica, di nuove fattispecie di reato e aggravamento delle pene.
Per non parlare dell’irresponsabilità della gran parte dei media e di certi schieramenti politico-finanziari nel creare emergenze continue prendendo di mira, di volta in volta, particolari gruppi sociali e usare le vittime dei reati per incitare l’opinione pubblica all’odio razziale e xenofobo. I media per aumentare l’audience quindi i profitti, i politici per incassare vantaggi sul piano del mercato elettorale.
In ambedue i casi a nessuno importa dei danni procurati alla coesione sociale, di scatenare guerre tra poveri se possono perseguire i loro privati interessi materiali. L’estorsione del consenso a mezzo di terrore è un meccanismo perverso che produce un’infinità di danni collaterali tra i quali, ogni giorno più evidente, la carcerazione non necessaria. Da una parte si impone l’inasprimento della povertà degli ultimi nella scala sociale e dall’altra ci si attrezza per prevenire con misure sempre più illiberali e repressive il conflitto sociale generalizzato che inevitabilmente arriverà.
L’idea di una gestione autoritaria della crisi economica, infatti, esige uno stato d’eccezione legislativa permanente. Si tenta così di conservare ricchezze, potere e poltrone da parte di un’accozzaglia di comitati d’affari che qualcuno, contro ogni evidenza, chiama ancora Partiti e si scarica la crisi sul lavoro dipendente e su milioni di famiglie appartenenti agli strati meno abbienti.
Ma come l’esperienza c’insegna, se si risponde con lo Stato Penale alle turbolenze sociali, non si può ottenere che la radicalizzazione delle stesse. Se si assume come strutturale la precarizzazione del rapporto di lavoro, si aumentano i profitti d’impresa ma s’implementa di conseguenza l’allargamento dell’esclusione sociale, universalmente riconosciuta come principale fonte di devianza. Se si assume come normale che la pena insiste non più solo sul reato ma sull’individuo per le sue caratteristiche, si riempiono le carceri e i Cie di immigrati. Se al disagio giovanile si risponde con politiche proibizioniste, si riempiono le carceri di tossicodipendenti e di consumatori occasionali.
Se, più in generale, si persegue l’ideologia indotta da un paradigma produttivo e dal modello sociale che esso ha creato, che porta le persone a rincorrere il feticcio del denaro e l’arricchimento ad ogni costo, non si fa altro che istigare al reato.
Ecco perciò come la pena detentiva assume un’importanza strategica, ancora di più oggi, travolti da una recessione globale di cui ancora non si conoscono la reale portata e i confini. Il carcere, dunque, come contenitore del conflitto, come discarica sociale, come non-luogo ormai deputato solo all’incapacitazione di donne e uomini relegati a classi sociali subalterne ritenute pericolose.
Definiamo quindi di tutta attualità ed emergente il concetto di Carcere Sociale quale dispositivo normalizzatore biopolitico-statuale per il controllo e il disciplinamento dei corpi risultanti dall’eccedenza del lavoro vivo nella produzione materiale o cognitiva che sia. Ciò nondimeno assistiamo sgomenti, dopo aver sorpassato la soglia di 67.000 detenuti, al ripetersi sempre uguale del teatrino dei politici di turno intento a proporci soluzioni populiste, a effetto mediatico di solo annuncio come la costruzione di nuovi istituti di pena in «project financing» (Decreto Monti «Salva Italia», Art.43) o al Decreto solo cosmetico e demagogico «Pacchetto Severino», detto anche «Svuota carceri», inventato di sana pianta per non svuotare proprio nulla. In altre parole si continua a ballare spensierati sul ponte del Titanic nonostante l’iceberg sia già bene in vista.
Del resto le cifre del disastro carcerario sono note e si assestano tristemente a un detenuto morto ogni due giorni per malasanità e a un suicidato ogni quattro giorni. Negli ultimi dieci anni nell’intero circuito penale si sono avuti complessivamente duemila morti. Una vera strage, una strage di Stato. Eppure gli osservatori più attenti ancora capaci di un pensiero autonomo, oltre all’associazionismo carcerario che, di fatto, vive accanto ai detenuti per supplire alle colpevoli mancanze delle Amministrazioni, le indicazioni le hanno date e non da oggi: abolizione delle leggi carcerogene come la Bossi-Fini sull’immigrazione, l’ex Cirielli sulla recidiva, la Giovanardi sulle droghe. Poi l’abolizione dell’ergastolo, la radicale diminuzione dell’uso della custodia cautelare in carcere, una riforma per un Codice penale minimo, l’ampliamento e una corretta esecuzione della Legge Gozzini unitamente a una forte limitazione del potere discrezionale in sentenza della Magistratura di Sorveglianza.
E non ultimo l’inserimento nel Codice penale del reato di tortura. Questo solo per cominciare.
Ma nell’immediato occorre un provvedimento di amnistia e indulto che sfolli le carceri di almeno trentamila detenuti, condizione necessaria per fermare la strage e per mettere in campo contestualmente le riforme di cui prima. Altre soluzioni non ve ne sono, tutto il resto non sono altro che chiacchiere petulanti e/o pelosi interessi.
*Associazione Culturale Papillon-Rebibbia Onlus Bologna
La Mia Maschera.
Posted by Francesco Saverio Simone Maschera, PV, Satira 05:51Eh no, non cominciamo con i giochetti che ci nascondiamo. che non siamo noi stessi. La maschera è quel che siamo.
Se mi metto la maschera positiva penso positivo, il mondo mi pare bello, Monti se ne va affanculo, e io mi abbraccio con Obama.
Se mi metto quella negativa il lavoro, se c'è, fa schifo, il fidanzato, se c'è, è noioso, e Obama non sa che esisto.
Non so voi, ma io sto con Jung: mi sono fatta una maschera molto flessibile così resto abbastanza riconoscibile. Direte voi, ma che vuol dire riconoscibile? Non lo so: sarà per il mio fascino latino?
Pia Fraus
a Tito Rossini la Medaglia del Presidente della Repubblica
Posted by Francesco Saverio Simone MONDO SCUOLA, Tito Rossini 07:22di Roberto Tortora
Gaeta.
Sabato 3 novembre, presso la Pinacoteca Comunale d’Arte Contemporanea “Giovanni da Gaeta”, è stata inaugurata la XXIV edizione del Porticato Gaetano, Rassegna d’Arte nata nel 1958. La giuria, presieduta dal prof. Marcello Carlino, ordinario di Letteratura Italiana presso l’Università di Roma, la Sapienza , ha assegnato la Medaglia del Presidente della Repubblica al maestro Tito Rossini.
Ancora un riconoscimento di rilievo – dopo la partecipazione alla quadriennale d’arte di Roma e alla Biennale di Venezia – per l’autore delle tavole che accompagnano gli articoli della rubrica MONDOSCUOLA su TERPRESS.
Qui di seguito riportiamo la motivazione del premio redatta dal prof. Carlino:
Nitida nella sua netta e plurima articolazione spaziale, fatta di profondità accennate, di tagli di luce, di angoli e scorci che moltiplicano le focalizzazioni possibili; “sfondata” e pressoché senza punto di fuga per le stanze di rappresentazione che perimetra, e incardina a cannocchiale, nonché per i giochi illusionistici che promuove, ponendoci domande su dove siamo e su dove va collocato il centro dell’evento; affacciata all’ipotesi che niente sia accaduto o che tutto possa accadere nelle sequenza dei piani; posta sulla soglia tra un di qua e un di là del quadro, o dello specchio, nel punto in cui affiora il dubbio su dove si mostra ciò che è; ricco di citazioni, dai fiamminghi a Magritte, dai figurativi del surrealismo a Beuys, l’opera con sorprendente rigore, con spiazzante pulizia ci intrattiene sulla pluralità dell’io, sui suoi surrogati, sulla sua presenza-assenza, sulle sue spoglie appese ed esposte non a caso fra i manichini e i modelli di una sartoria. E ci interroga sulla funzione dei supplementi, delle protesi, dei sostituti di realtà, dei simulacri in una società quale quella di oggi, che qualcuno ha intitolato, giust’appunto, ai simulacri.
In questi giorni Tito Rossini è presente con una sua opera nella mostra collettiva “Oltre la notte”, allestita presso la sala mostre del Nuovo Santuario del Divino Amore di Roma. La mostra (20 ottobre 2012-2 giugno 2013) è stata inaugurata alla presenza del cardinale Paul Poupard, Presidente emerito del Pontificio Consiglio della Cultura e del Pontificio Consiglio per il Dialogo Inter-religioso.
A Tito Rossini le congratulazioni della redazione di Terpress.
foto: Tito Rossini, Sartoria, olio su tela.
Franco Trequadrini, Frammenti di vita raminga.
Posted by Francesco Saverio Simone Frammenti di vita raminga, Franco Trequadrini, MONDO SCUOLA 06:55di Roberto Tortora
C’è l’immagine ricorrente e persistente della circonferenza nella poesia di Franco Trequadrini, una circonferenza letterale e metaforica. L’immagine del lago, per esempio, che è parte del paesaggio abruzzese caro al poeta; l’immagine della pupilla, così rotonda e assorbente da contenere tutte le altre immagini del mondo. E poi i fianchi della donna, modello di curvatura perfetta e magnetica, all’inizio e alla fine di ogni esistenza. C’è, dunque, la circolarità biografica. Il poeta ha molto vissuto, molto viaggiato e sperato, ha combattuto, vinto e perso. Adesso ha bisogno di quiete senza stilare bilanci, prende tra le mani un capo della propria vita, quello attuale dell’età matura, e prova a ricongiungerlo all’altro capo, quello dell’infanzia. Lì, tra fiabe, sogni, castelli di sabbia e avventure nei mari infestati dai pirati malesi il poeta aveva provato quella pienezza che tocca in sorte solo ai bambini, quando l’adesione all’esistenza è stata totale e fiduciosa. Un incanto che cessa quando si comincia a diventare adulti e si pretende di sistemare la mobilità del mondo in un classificatore dall’aspetto ordinato. Ed è stato in questo momento che il poeta ha incontrato la donna capace di riportarlo nei paradisi infantili. Una donna dotata di quella rotondità (occhi, seno, anche) alla quale egli aspirava e che si portava dentro come sogno segreto e totale. L’uomo è l’infante/ corrotto dalla parola// mondo rotondo di stupore/ colori che pulsano come vene/ opposti circolanti come sangue// poi gli alfabeti diedero/ un posto alle cose/ perché non si muovessero più// solo l’amore ci risucchia/ nei giardini segreti dell’infanzia.
A queste conclusioni si giunge quando l’età ci consegna una lunga teoria di anni a venire contrassegnati dal freddo della solitudine. Ma la poesia di Trequadrini non si abbandona a sdolcinate lamentazioni. Qui non c’è niente di patetico. Esprime, invece, fiero e amaro, quel senso di inutilità che accompagna chi sta per uscire dalla vita attiva, dalla vita lavorativa: Sorveglio la porta di casa/ dove nessuno bussa per prendere un caffè/ e nessuno entra per raccontare destini./ Una casa dove non entrano amici/ è una scura tana per sonni vegetali/ e una fessura per guardare il mondo/ che fuori vive senza di te.
D’altro canto, se si guarda intorno, il poeta vede un Paese in preda al malaffare, rapinato e frodato da ruffiani e prostitute. Non è più il caso di lottare con la speranza di cambiare il mondo. Meglio svanire, sciogliersi nella Natura, vaporizzarsi in un amore salvifico, quello che solo riesce a trattenerci dal precipizio che si chiama inferno: Avanzi patetici, segnalibri di volumi/ appesantiti dalla polvere:/ mi sopravvivranno, cadranno nella tomba subito dopo di me,/ e solo allora di me non resterà più niente./ Di queste città niente resterà: solo il vento che le attraversa/ dice Brecht, e così è stato della mia città./ Lo stesso vento mi spazzerà,/ e comincerà a spazzarmi via quando mi dirai/ che da te non potrò più aspettare un bacio.
Un’idea di rotondità ricorrente, dicevamo, che si trova inscritta negli ultimi oggetti cari al poeta, la pipa, la chitarra, e che si trova soprattutto nell’avvallamento del grembo materno: un’immagine di completezza coltivata a lungo, forse inconsciamente, fin da bambini, quando il mondo aveva una sua perfezione senza spigoli, senza angoli bui e solitari e tutto era compiuto e luminoso, tutto era nel cerchio delle sensazioni primordiali, tutto era nella pupilla che si impadronisce del mondo.
Franco Trequadrini (1945) ha insegnato Storia della Letteratura italiana e Letteratura per l’infanzia all’Università dell’Aquila. Dopo una intensa produzione saggistica è ritornato alla scrittura in versi con questo libro che contiene anche cinque racconti.
Nelle pagine in prosa Trequadrini percorre le relazioni amorose come una miracolosa e misteriosa tessitura in cui si combinano tenerezza e sfrenato erotismo. Descrive la carnalità degli atti e ciò che di essi resta nella memoria quando uno degli amanti è sepolto sotto una fredda pietra e all’altro non resta che baciare una ciocca di capelli. Un rito che, nella sua segreta e privatissima nudità, diventa ragione di vita.
Ma tra questi racconti occorre ricordare Angeli di polvere, un referto crudo e insieme sentimentale del terremoto che ha sconvolto L’Aquila nel 2009. Reportage iperrealistico nella conta dei dettagli (i jeans sporchi di polvere delle studentesse morte, la fuga in auto senza i croccantini per il gatto) e, al tempo stesso, l’esplosione di una cattedrale di sentimenti, di ricordi, di amori legati e quasi impastati nella materia stessa della città che è crollata. In queste pagine Trequadrini ci regala una di quelle cronache in diretta che sole danno la misura del mistero universale del dolore, una di quelle prove in cui anche il solo rotolamento di una pietra si espande a ondate nell’aria e assume echi metafisici: Cumuli, cumuli, cumuli dappertutto, e sullo sfondo il Gran Sasso resta eterno e indifferente nella sua severità balcanica, avaro di vegetazione e maschio nell’orgoglio della sua solitudine.
Franco Trequadrini, FRAMMENTI di vita raminga, Verdone Editore, Castelli (TE), 2012, pp. 126,
€ 10.00.
Etichette
.
(1)
19 luglio 1992
(1)
1982
(1)
25 aprile
(1)
5 stelle
(1)
7 gennaio
(1)
72 vergini
(1)
a tempo determinato
(1)
accidia
(1)
acquaalta
(1)
Adinolfi
(1)
adolescenza
(1)
alamar
(1)
Alejandro Torreguitart
(1)
Alessia Marcuzzi
(1)
alimentazione
(2)
Alitalia
(1)
Alzheimer
(1)
ambiente
(1)
America
(3)
Amleto
(1)
Andrea Cedola
(1)
Angeli
(1)
anteprima
(1)
Antonio Morinelli
(1)
armi
(1)
arte
(35)
ascolto
(2)
Assurdità
(1)
Attacco
(1)
Attentato
(2)
Attualità
(4)
azioni concrete
(1)
Bambini
(3)
Bandito
(1)
benessere
(2)
Beppe
(1)
Berlusconi
(1)
Bersani
(1)
bioarchitettura
(3)
bona
(1)
Borsellino
(1)
Brexit
(1)
Bruxelles
(1)
Bufala
(1)
Buio
(1)
Buongiorno
(1)
Caduti
(1)
cannabis
(1)
Capaci
(1)
Capodanno
(1)
Cartoon
(1)
CASALLEGRA
(141)
cessa
(1)
Charlie Hebdo
(1)
Chips
(1)
Cibo
(2)
Cicorivolta
(1)
cinema
(5)
clary
(4)
Cocktail
(1)
colpe
(1)
coming soon
(1)
commedia
(1)
Commemorazione
(2)
Compleanno
(1)
COMUNICATI
(240)
comunicazione
(9)
comunicazione aziendale
(12)
comunicazione e azienda
(4)
COMUNICAZIONE E NEW MEDIA
(296)
comunismo
(1)
concerto
(1)
connessione
(1)
Conquiste
(1)
Convegno
(3)
coppiescoppiate
(1)
Corsi
(140)
Corso di Satira
(1)
cose
(1)
CREDICI
(2)
criminalità
(1)
Crisi
(2)
critica letteraria
(1)
cuba
(2)
Cucchi
(1)
culona
(1)
cultura e società
(28)
CULTURA E SOCIETA'
(702)
CULTURE COMUNICATE
(158)
Cuperlo
(1)
DELIRI ALIMENTARI
(26)
Di Maio
(1)
Dia
(1)
Dialogo
(1)
dieta
(1)
digiuno
(1)
Diritti
(8)
diritto
(1)
Disneyworld
(1)
divulgazione
(2)
divulgazione scientifica
(2)
Docenze
(1)
Dolomiti
(1)
Domande
(1)
Domenica 17
(1)
Donna. Europa
(1)
Donne
(2)
due anime
(1)
EARS WIDE SHUT
(310)
ecologia
(1)
ECONOMIE ECOLOGICHE
(203)
editoria
(8)
Edizioni
(1)
elezioni
(3)
Enzo Falcone
(1)
errori
(1)
Esito
(1)
Esodo
(1)
espressione
(2)
etnologia
(1)
Europa
(1)
Expo
(1)
Expo 2015
(1)
fabbisogno
(1)
Falcone e Borsellino
(2)
Fame
(1)
farabutto
(1)
Farsa
(2)
Fatto 30
(1)
ferie
(1)
Festa della Liberazione
(1)
festival
(4)
Filosofia
(2)
flop
(1)
Foglio
(1)
Fondazione Stava
(1)
food&science
(1)
Forma dell'edificio
(5)
Frammenti di vita raminga
(1)
Francesca Fialdini
(1)
Franco Trequadrini
(1)
Frasi
(1)
Fuck
(1)
fulminata
(1)
fulminate. Marcel Proust
(1)
Fumetto
(2)
FUORI TUTTI
(66)
G20
(1)
giancane
(4)
giovani e lavoro
(5)
Giovanni Verga
(1)
Gocce di inchiostro
(1)
Gordiano
(1)
governo
(1)
Gran Bretagna
(1)
grande
(1)
GUARDARE A ORIENTE
(120)
guerra
(1)
Harakiri
(1)
HARD WRITING
(17)
Iannozzi
(1)
ideali
(1)
IL CANNOCCHIALE
(295)
IL FATTO
(197)
immigrati
(1)
Immigrazione
(1)
impalcatura
(1)
IN4LATI
(256)
incapace
(1)
Incipit
(1)
Inciucio
(1)
INCOMUNICABILITA
(2)
INCOMUNICABILITA'
(2)
Informazione
(1)
inglesi
(1)
INSTABILI EQUILIBRI
(179)
instagram
(1)
Integralismo
(1)
INTERFIABA
(78)
Internet
(1)
Intolleranza
(1)
Isis
(2)
Isolamento
(1)
Italia
(4)
italiani
(1)
jacovino
(92)
Kamikaze
(1)
L'ala delirante
(1)
l'odore del vento
(73)
l'opinione
(271)
LA LINGUA DEGLI ALTRI
(12)
LA TERZA STANZA
(266)
Lavoro
(6)
Leccaculo
(1)
Lega
(1)
Leghisti
(1)
Letterario
(2)
letteratura
(12)
Lezioni
(2)
Libertà
(1)
Libertà di stampa
(1)
LIBRI
(35)
libri a portata di mouse
(196)
Libro
(4)
Licenziamenti
(2)
liquidazione
(1)
LOGICHE EMOTIVE
(15)
Londra
(1)
Luce
(1)
Luciana Littizzetto
(1)
Lucianina littizzetto
(1)
Lupi
(1)
MacDonald's
(1)
Mafia
(3)
Mala e Media
(3)
Malaffare
(2)
malvaldi
(1)
manchester
(1)
Manifestazione
(1)
Marcel Proust
(1)
marketing
(17)
Maschera
(1)
Maya
(2)
Me gusta il reggaeton
(1)
metabolica
(1)
metabolismo
(1)
Microspie
(1)
MISE EN SCENE
(9)
misoginia
(1)
missili intelligenti
(1)
MONDO SCUOLA
(149)
Morire
(1)
Morte
(1)
Morte nasona
(2)
Morti innocenti
(1)
mose
(1)
movimento
(1)
Muri
(1)
musica
(1)
No alla violenza
(2)
nutrizione
(1)
Obama
(1)
obesità
(1)
OCCHIO IN CAMERA
(358)
offerta sky
(1)
opportunità
(1)
orario insegnanti 24 ore
(1)
Orlando
(1)
Ottimismo
(1)
Padroni
(1)
pagliuzza
(1)
Papa
(1)
Paperissima
(1)
Paradiso
(1)
Parigi
(1)
PARLA COME MANGI
(1)
parlacomemangi
(1)
Parole
(2)
Partigiani
(1)
Pasqua
(1)
password
(1)
PD
(1)
Perdono
(1)
pesca pescespada
(1)
pessimismo
(1)
piattaforma Rousseau
(1)
Picio
(1)
Pietro Vanessi
(7)
pietrovanessi
(7)
pigrizia
(1)
Piperno
(1)
Pirandello
(1)
poesia
(6)
porta a porta
(1)
positivi
(1)
praticabile
(40)
PRATICANDO
(24)
profezia
(2)
PV
(69)
REDAZIONE
(14)
Referendum
(3)
relazione
(1)
Religione
(1)
Renzi
(5)
Retorica
(1)
Ridere
(1)
Riflettere
(1)
Ripresa economica
(1)
Risposte
(3)
Risultati
(1)
Rizzoli
(1)
Roma
(3)
romanzi giovanili verghiani
(1)
Rottura
(1)
Ruspe
(1)
Salvini
(1)
sano
(1)
Satikra
(1)
Satira
(47)
Satira. Cucina. Menù
(1)
scienza
(2)
scrittore
(2)
scrittrice
(1)
scrittura professionale
(4)
scuse
(1)
Sentenza
(1)
separazione
(1)
Sesso
(1)
Sessualità
(1)
sfiga
(1)
sfigato
(5)
sgarro
(1)
Sinistra
(2)
Siria
(1)
social
(2)
Società
(1)
SOCIETA'
(1)
SOCIETA' E COSTUME
(69)
SOCIETA' E COSTUME "L'odore del vento"
(8)
Sogni
(2)
sostenibilità
(3)
spazio fisico
(12)
spazio mentale
(12)
spazio virtuale
(12)
Specchio
(1)
Speranza
(1)
spinello
(1)
Spionaggio
(1)
Spiraglio
(1)
Stava
(1)
strage
(3)
Stragi
(1)
suicidio
(1)
Super Cattivi
(1)
teatro
(2)
Technical writing
(5)
Tecnologia
(2)
teledipendenza
(1)
Televisione
(1)
Tempo
(1)
terremoto
(1)
Terrorismo
(3)
Terza guerra mondiale
(2)
Terzo mondo
(2)
Tito Rossini
(1)
tomba
(1)
trave
(1)
Tremiti
(1)
trend
(1)
Trivelle
(6)
Trump
(9)
twitter
(1)
ufficio stampa
(8)
Umorismo
(1)
Uova
(1)
urbanistica
(1)
urbanistica partecipata
(1)
Usb
(1)
val di Fiemme
(1)
Vanessi
(5)
Vecchiaia
(1)
veline
(1)
venezia
(1)
vespa
(1)
Veto
(1)
vignetta
(3)
violenza psicologica
(1)
VOCE AI LUOGHI
(1)
VOCI DI LIBECCIO
(246)
VOCI MIGRANTI
(25)
Voltaire
(1)
Vota Sì
(1)
wu ming
(1)
Yoani Sanchez
(1)
Zen
(2)
Zingaretti
(1)
L'OPINIONE











