Guernica, icona di pace
Posted by Francesco Saverio Simone arte, CULTURE COMUNICATE, teatro 14:40“Guernica, icona di pace”
Il 1 dicembre al Palladium le musiche di Ennio Morricone e Albino Taggeo, con Michele Placido
Il concerto-evento di domenica dedicato a Picasso, con la musica di Ennio Morricone. Sul palco, trentuno elementi del Pentarte Ensemble diretti da Stefano Cucci e la voce recitante di Placido.
in foto da sinistra:Albino Taggeo, Ennio Morricone, Stefano Cucci
Per la prima volta, la musica di Ennio Morricone viene accostata a un’opera d’arte da lui tanto amata ed ammirata: Guernica, il capolavoro di Pablo Picasso ideato e creato in soli 33 giorni nel 1937 dopo il terribile bombardamento del paese basco di Guernica, diventato un’icona mondiale di pace. “Guernica, icona di pace” è il concerto-evento che si terrà al Teatro Palladium domenica 1 dicembre alle ore 18,30 (biglietti al costo di 20 euro, 15 i ridotti), promosso e organizzato dalla storica dell’arte Serena Baccaglini dell’Università Cattolica di Milano. Un vero e proprio omaggio a due geni creativi del Novecento come Pablo Picasso ed Ennio Morricone. Uno straordinario evento in cui poesia, musica e arte si fondono grazie alle immagini di luce immersive realizzate da Stark.
Protagoniste della serata le composizioni scritte da Ennio Morricone: “Grido” e “Se questo è un uomo” (da Primo Levi), due lavori mai registrati che mostrano un Morricone inedito, appassionato più alla musica contemporanea, “assoluta”, come lui stesso la definisce, che alla musica da film. Albino Taggeo firma le composizioni “Guernica, Tableau Vivant” in prima assoluta e “Golpe de Luz” tratto dalle poesie di Federico Garcia Lorca. Sul palco, 31 elementi del Pentarte Ensemble diretti da Stefano Cucci (da anni maestro concertatore designato da Ennio Morricone per preparare, e in molti casi dirigere, le opere del Maestro); la voce recitante di Michele Placido e le immagini di luce sul testo poetico di Maria Gloria Grifoni ispirato a Guernica.
Grido è l’urlo di Munch, un anelito della voce che rivendica la propria appartenenza originaria al mondo dei suoni, in assenza di un testo significante e con un vocalizzo in registro acuto che si sposa e si fonde nel tessuto orchestrale. Se questo è un uomo coglie la tragicità della miseria umana, disseminando lungo la composizione frammenti recitati, tratti da una poesia di Primo Levi, cui fanno da contorno una voce femminile di colore scuro che “vocalizza” con appropriati impasti timbrici e un violino solista che fa da trait d’union tra le due voci e l’orchestra. Golpe de luz è un canto che inneggia all’amore e alla libertà; le struggenti liriche di Federico Garcia Lorca si pongono ante litteram rispetto al massacro di Guernica e la sua morte, avvenuta nel 1936 per mano dei franchisti, anticipa la barbarie che da lì a poco avrebbe colpito il resto dell’Europa.
Guernica, tableau vivant, urla, piange, si dispera e spera: scena e messinscena tragica, sofferta e rappresentata nella Pàrodos dagli uomini vittime del massacro, negli Episodi dalle due donne protagoniste della violenza, figlia della follia umana. Il coro maschile evoca episodi di morte e implora speranze di vita, mostrando la propria miseria e disperazione sul proscenio rivolgendosi al pubblico, in paràbasi; poi si ritrae mortificato nei valori più intimi e profondi ed infine ritrova il coraggio di incitare il pubblico ad urlare e condividere la tragedia vissuta. Le due donne, una figura femminile immagine vivente, calpestata e umiliata e una madre al culmine dell’estremo dolore di dover abbracciare il proprio frutto estinto, dialogano appena scampate all’inferno della guerra, aggrappandosi al lume pennellato dall’artista come un ultimo approdo. Il testo della poetessa Maria Gloria Grifoni deplora quella parte malata e squilibrata della società che, periodicamente nei secoli, predilige la crudeltà all’amore per il prossimo; i versi, inquietanti e penetranti accennano, senza mai voler rassicurare, bagliori flebili e ombra immanenti, messaggi di allerta e di riflessione.
Il Pentarte Ensemble è nato nel 1990 su iniziativa del suo presidente Albino Taggeo e di alcuni musicisti appartenenti alla scuola romana. Dal 1992 l’ensemble opera attivamente eseguendo musiche del Novecento storico e contemporanee. I suoi giovani componenti provengono prevalentemente dal Conservatorio di Santa Cecilia di Roma e il suo direttore è Stefano Cucci, da anni maestro concertatore designato da Ennio Morricone per preparare, e in molti casi dirigere, le opere del Maestro.
Albino Taggeo - compositore di “Guernica Tableau Vivant”, scaturito da una suggestione poetica del testo fortemente drammaturgico della poetessa Maria Gloria Grifoni - è presidente di Pentarte, è stato docente di Armonia e Analisi del Conservatorio Santa Cecilia e da ormai tanti anni amico fidato e organizzatore di eventi per Ennio Morricone insieme a Stefano Cucci.
Partner nella costruzione di questo importante evento è Artegal Trust Onlus, organizzazione no profit di respiro internazionale, che sostiene e accompagna progetti culturali di spessore al fine di raccogliere fondi da re-impiegare in beneficienza.
IL PROGETTO
L’idea di accostare il nome e le musiche di Ennio Morricone all’opera Guernica di Pablo Picasso nasce dallo straordinario Cartone di Picasso di Jacqueline de la Baume Durrbach riscoperto dopo anni di appassionata ricerca dalla storica dell’arte Serena Baccaglini. Il Cartone viene creato 18 anni dopo l’opera, nel 1955, quando Nelson Rockefeller stimola Picasso a rifare Guernica: il cartone, che deriva dall’olio, non solo viene fatto su carta da pacchi, in sei strisce larghe come il telaio, per essere modello e guida per la tessitura dell’arazzo, oggi all’Onu, ma sarà il primo di una serie di 26 cartoni dai quali nasceranno altrettanti arazzi, un progetto unico nel panorama artistico del XX secolo. Il nome di Picasso appare su cartoni ed arazzi accanto al logo di Cavalaire, l’atelier di Jacqueline de la Baume Durrbach, la geniale artista “dalle dita d’oro” capace di “tessere un dipinto” trasformandolo in arazzo. Dopo l’esposizione su progetto di Serena Baccaglini nel 2017-2018, accanto a documenti storici primari, quali la Costituzione Italiana al Senato e l’Armistizio che ha concluso la Grande Guerra al Museo della Terza Armata di Padova, si è deciso di accostare Guernica ad arti diverse, quali la musica, la poesia e le proiezioni di luce.
"Sogni e altiforni" di Gordiano Lupi e Cristina De Vita - Lettura di Edo...
Posted by Francesco Saverio Simone 06:44Fire and water
Posted by Francesco Saverio Simone LOGICHE EMOTIVE 23:00Ho cercato in tutti i modi un equilibrio.
Dove l'acqua da vita, il fuoco la toglie.Eppure non mi brucio, non provo più dolore. Sento il fresco sotto i piedi, la guerra nella testa.
Mi arrendo a questo, perché io sono questo. Sono lotta interiore, sono un equilibrio spezzato, sono vita e morte allo stesso tempo.
Ess_Illustrator
Francesca Fialdini scrittrice
Posted by Francesco Saverio Simone Bambini, Francesca Fialdini, sfigato, veline 00:27Morte a Venezia
Posted by Francesco Saverio Simone acquaalta, mose, pietrovanessi, venezia 00:45Sogni e Altiforni Piombino –Trani senza ritorno
Posted by Francesco Saverio Simone LIBRI, libri a portata di mouse 13:24Sogni e Altiforni
Piombino –Trani senza ritorno
“Ecco, se adesso volessi scrivere la mia vita non farei l’elenco dei trionfi e delle vittorie, piuttosto parlerei delle sconfitte, chè quando capita di perdere s’imparano un sacco di cose”, comincio da qui, da queste parole che piu’ di altre a mio modo di vedere tracciano l’essenza stessa del romanzo Sogni ed Altiforni, un romanzo che Gordiano mi descrive come il suo romanzo “piu’ sofferto” e leggendolo ritrovo tutta l’amara verità delle sue parole.
Sogni ed Altiforninon è un romanzo del passato, quello a cui di solito affidiamo il senso della parola nostalgia, piuttosto è un libro del presente, dove sempre e comunque due vite a distanza ritrovano valore, anche dopo tempo quasi fossero destinate a compiere un viaggio lungo una vita per la sola casualità di un incontro.
Ma assieme è la narrazione di un non ritorno, dove l’immutabilità degli eventi si cristallizza in una Piombino che “ha i giorni tutti uguali”, un monito e assieme una attesa indefinita di quel momento in cui …”si è qualcuno solo quando un altro pronuncia il nostro nome”.
Una medesima storia, due diversi punti di vista, da una parte un traguardo ambizioso raggiunto al prezzo di una sconfitta personale, dall’altra una serenità raggiunta per disillusa accettazione. Ma assieme è la narrazione di un non ritorno, dove l’immutabilità degli eventi si cristallizza in una Piombino che “ha i giorni tutti uguali”, un monito e assieme una attesa indefinita di quel momento in cui …”si è qualcuno solo quando un altro pronuncia il nostro nome”.
| «Finalmente Zeus ebbe un'idea e disse: "Credo di aver trovato il modo perché gli uomini possano continuare ad esistere rinunciando però, una volta diventati più deboli, alle loro insolenze. Adesso li taglierò in due uno per uno, e così si indeboliranno e nel contempo, raddoppiando il loro numero, diventeranno più utili a noi» |
| ( Platone, Simposio, 190c-d, trad. it. Franco Ferrari) |
Autori: Gordiano Lupi e Cristina De Vita
Edizioni: A. car. Srl – Milano, 2018FOTOGRAFARE L’UOMO CHE LAVORA E MUTA L’AMBIENTE
Posted by Francesco Saverio Simone arte, COMUNICAZIONE E NEW MEDIA, CULTURE COMUNICATE 09:16FOTOGRAFARE L’UOMO CHE LAVORA E MUTA L’AMBIENTE
La Fondazione MAST di Bologna, nata nel 2013 dalla volontà dell’imprenditrice Isabella Seragnoli, conduce una intensa indagine sulle attività produttive umane attraverso gli strumenti della visione, a partire dalla fotografia. Nella bellissima sede, che accoglie i visitatori con una spettacolare scultura specchiante di Anish Kapoor e ospita anche lavori di Mark di Suvero, Robert Indiana, Donald Judd, Olafur Eliasson, Julian Opie, si susseguono mostre e attività didattiche, rivolte anche alle scuole e ai bambini, per suscitare attenzione verso il mondo del lavoro, la tecnologia, il possibile sviluppo industriale. Ciò non può non partire dal documentare cosa è stato il lavoro nel passato, per poter poi affrontare un presente e un futuro portatori di grandi mutamenti. Ogni due anni la Fondazione si espande nella città, dando vita alla rassegna Foto/Industria, in cui l’analisi su industria, lavoro e come la produzione agisca sull’ambiente si allarga in diversi e splendidi spazi storici, consentendo così il doppio piacere di vedere opere di grande interesse e scoprire luoghi che, spesso, gli stessi bolognesi ignorano. In questa quarta edizione le mostre sono dieci e si collegano a quella da tempo in corso, con enorme successo, nella sede del Mast, intitolata “Antropocene”. Si può dire che due siano le linee conduttrici: da un lato una ricognizione su alcune situazioni lavorative del passato, con fotografi che fanno ormai parte della storia di questo linguaggio; dall’altro l’analisi della situazione presente e, in prospettiva, futura, con un mondo produttivo investito da una rivoluzione che ridisegna completamente le modalità, i ruoli, le figure professionali, l’organizzazione del lavoro, i suoi luoghi. A questo si aggiunge la considerazione, sempre più presente, di come l’attività produttiva dell’uomo, a partire dalla rivoluzione industriale di fine Ottocento, stia influendo sul mondo in cui viviamo, modificandolo profondamente e ponendo la questione della sostenibilità di questo sviluppo.
Si può iniziare la visita dall’Oratorio di Santa Maria della Vita, luogo bellissimo che si trova a fianco della chiesa omonima, dove tutti i turisti vengono condotti ad ammirare il “Compianto sul Cristo Morto” di Niccolò Dell’Arca, ma spesso ignorano la sala ricoperta di affreschi, tele e stucchi al piano superiore, con il teatrale “Transito della Vergine” cinquecentesco di Alfonso Lombardi, e la pala con “Madonna col bambino e Santi” del Nosadella. Qui sono esposte le foto di Lisetta Carmi, che negli anni ’60 documentò il porto di Genova e lo stabilimento Italsider. La Carmi, all’epoca, era molto giovane. In seguito è divenuta una delle più importanti fotografe italiane, abbandonando poi la fotografia per abbracciare e praticare la fede buddista. Il lavoro a Genovafu fatto con l’appoggio del sindacato, che le permise di accedere a luoghi solitamente vietati agli estranei. Impressionanti le foto degli altiforni, che richiamano vicende tuttora di grande attualità. Oltre all’allestimento, bellissimo in tutte le sedi espositive, accompagnano la visita le note dell’opera “La fabbrica illuminata” di Luigi Nono, che ci ricorda come, in quegli anni, intellettuali e artisti erano molto attenti al mondo del lavoro. Si può proseguire lo sguardo sul passato alla vicina Fondazione Carisbo, dove possiamo ammirare scatti di uno dei più importanti fotografi mondiali, André Kertész. Nella prima metà del Novecento nacquero, in Ungheria, alcuni grandi fotografi: Robert Capa, Gerda Taro, Brassai e, appunto, Kertesz, che, rispetto agli altri, dedicò una grande attenzione alla forma, con inquadrature particolari, composizioni rigorose dove lo stile prevaleva sull’oggetto della rappresentazione. Nel 1936, abbandonò Parigi per la turbolenza politica europea e si trasferì a New York, dove rimase per il resto della vita. Anche se il suo sguardo lo portava a riprendere le cose banali del quotidiano, rendendole uniche e importanti attraverso lo stile, e quindi non sembrava il più adatto a eseguire foto industriali, accettò di documentare l’attività di due aziende, la Firestonee l’American Viscosa Corporation. Ne risultano immagini tecnicamente perfette, per niente celebrative, dove anche la presenza umana perde tutta la centralità e l’eroismo di quelle, ad esempio, della Carmi. Kertesz è affascinato dai giochi di luce su pneumatici e fili di tessuto, mentre i lavoratori appaiono un po’ in disparte. Viene in mente la sua celebre foto in cui, per ritrarre l’architetto Le Corbusier, mostrava su un piano i suoi occhiali e la pipa in assenza del corpo. Volendo proseguire la ricognizione sulla foto industriale del passato, si può andare alla Pinacoteca, dove sono esposti gli scatti di Albert Renger-Patzsch, eseguiti intorno al 1930in quella che è stata una delle zone a più alto contenuto industriale del mondo: la Ruhr tedesca, fulcro dell’estrazione carbonifera e dell’industria metallurgica. Renger-Patzsch adotta un atteggiamento rigorosamente documentaristico, ritrae fabbriche, villaggi, scavi minerari, escludendo quasi completamente la presenza umana e il coinvolgimento emotivo, secondo la pratica di quel movimento artistico chiamato “Nuova Oggettività”. Questo modo freddo, analitico di praticare la fotografia avrà, poi, molti altri seguaci in Germania, dai coniugi Bernd e Hilla Becher ai loro allievi della scuola di Dusseldorf, oggi acclamatissimi, come Thomas Struth, Thomas Ruff, Candida Hofer. Le immagini di Renger Patzsch sono affascinanti, immergono questi luoghi, dove il lavoro umano pulsava, in una atmosfera di silenzio, che non può non confliggere col fatto che, in quegli anni, la Germania stava per cadere nel clangore del regime nazista e anche farci pensare come, oggi, tutta quella regione abbia perso lo statuto produttivo e sia diventata un grande parco di archeologia industriale. Sempre per rimanere a un uso tradizionale della fotografia, ma portato al periodo tra anni ’80 e inizio ’90, nell’affascinantissimo sito dei sotterranei del Palazzo Bentivoglio incontriamo quello che io ritengo il maggior fotografo italiano di sempre: Luigi Ghirri. Ghirri, che svolgeva il lavoro di geometra, iniziò a fotografare in modo amatoriale, entrò in contatto con giovani artisti della sua zona (tra Reggio Emilia e Modena) e si interessò ai movimenti artistici del suo tempo, dall’Arte Povera al Concettuale. Il suo talento fu presto riconosciuto, tanto da mollare il lavoro originario e diventare fotografo di professione. Sarebbe lungo descriverne la personalità ma si può dire che portò nella fotografia la poesia, ridefinì l’idea di sguardo, riscoprendo e rinnovando soggetti classici dell’arte come la natura morta e il paesaggio. Naturalmente doveva anche integrare il suo lavoro con commissioni da aziende che gli chiedevano, come già abbiamo visto con Kertesz, di pubblicizzare la propria attività. A Palazzo Bentivoglioabbiamo quattro committenti: Ferrari, Costa Crociere, Bulgari e Marazzi. La cosa interessante di queste foto di Ghirriè che egli non abbandonò minimamente il suo stile, non fece nulla per conformarsi alla corrente fotografia pubblicitaria. Ad esempio, mantenne la sua idea di ambiguità della visione, mostrando una fiammante Ferrari che, solo a uno sguardo più attento, si rivelava un’auto giocattolo con alla guida un bambino; oppure una grande nave da crociera emergere a fatica da una coltre di nebbia (elemento a lui molto caro); o oggetti ritratti contro una parete di ceramica le cui dimensioni risultavano falsate alla visione; o, infine, i laboratori in cui si allestivano gli elementi per un negozio di Bulgari a New York, con l’attenzione concentrata sugli strumenti artigianali, in una luce polverosa e con la presenza umana assai poco rilevante. Chi si interessi di arte contemporanea può facilmente individuare le relazioni di Ghirricon artisti del tempo. Le altre mostre ci portano, in vari modi. nel presente, a volte anche nel futuro. Emerge un’idea di lavoro del tutto diversa, non più legata alla fabbrica, e che è in un rapporto strettissimo con una innovazione tecnologica sempre più rivolta all’immateriale, al virtuale e con un’idea di produzione che mette in discussione la posizione dell’uomo in rapporto all’ambiente che vive e che sempre più modifica, così come si modifica l’uomo stesso, andando verso un futuro forse più inquietante che attraente. Alla Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna il giovane angolano Délio Jasse ci mostra la città di Luanda, destinata a divenire una megalopoli, con una crescita senza regole che egli documenta con immagini riportate su supporti di acetato e altro, a volte non sue, perché il suo lavoro non è più quello riproduttivo del fotografo tradizionale ma quello di lavorare sulle immagini per costruire un discorso. Due artisti ci pongono un interessante quesito sul tempo, sulla sua circolarità o linearità. David Claerbout, a Palazzo Zambeccari, ci mostra un monumento del passato, lo stadio Olimpico di Berlino, in cui i nazisti vollero celebrare i loro trionfi sportivi alle Olimpiadi del 1936. Questa costruzione, che si voleva vivesse in eterno, viene ricostruita digitalmente dall’artista, inserita in un contesto atmosferico reale, con la luce del giorno che si alterna al buio della notte e, con un programma informatico, mostrato mentre lentamente viene circondato dalla vegetazione che, nel tempo, lo sommergerà, ripristinando un ciclo naturale. Allo spettatore del video si chiede di sedere, osservare questo lento processo, sentire il tempo. Anche il video di Stephanie Syjuco al Mast ha a che fare col tempo. L’artista si rifà a un filmato pionieristico che alcuni tra gli iniziatori del cinema muto americano eseguirono nella città di San Francisco, montando una cinepresa sul davanti di un’auto e attraversandone il centro. Lo spettatore aveva l’impressione di trovarsi alla guida dell’auto e osservare il paesaggio urbano, ma il filmato fu realizzato nell’aprile 1906, pochi giorni prima che la città fosse distrutta da un terremoto. Quindi quel paesaggio non esiste più. Syiucocompie nuovamente lo stesso percorso oggi, ma in modo virtuale, usando Google Earth, che elimina la presenza umana e riproduce i mezzi di trasporto e la vegetazione distorcendoli e creando un effetto di paesaggio esploso. La zona, ovviamente ricostruita dopo il terremoto, ha subito un altro pesante intervento urbanistico quando diverse imprese della Silicon Valley hanno deciso di aprire uffici e sedi. Ciò che vediamo è quindi un paesaggio che ha subito una nuova trasformazione, questa volta non a opera della natura ma dell’uomo, che, però, risulta escluso dalla rappresentazione. Il percorso rettilineo creato dal programma confligge con un’idea di tempo che si ripete mentre le cose si modificano e ormai è l’uomo a determinare il paesaggio. Si rivolge a un futuro inquietante il lavoro di Matthieu Gafsou, splendidamente installato in una sala affrescata del Palazzo Pepoli Campogrande. Ci parla di un movimento, il “transumanesimo” che mira ad accrescere le capacità del corpo umano attraverso la scienza e la tecnologia. Si va da una cosa già diffusa come l’allargamento della capacità comunicativa attraverso lo smartphone, alla bio ingegneria, alla modificazione dei corpi con interventi sempre più invasivi, che arrivano ad alimentare l’idea di una vita infinita. Gafsou non esprime giudizi, documenta; però non si può non pensare che la moderna produzione, dopo che l’industria aveva sfruttato i corpi degli individui, miri a impossessarsi di quegli stessi corpi, in un processo che già Pasolini aveva immaginato e tragicamente descritto. Al Museo della Musica Yosuke Bandai si rivolge a un altro aspetto del presente: la produzione sempre più massiccia di rifiuti. Gli oggetti del nostro consumo, non solo cose ma anche resti animali, scartati, buttati in discariche, sono sempre più numerosi. Bandai li raccoglie e assembla, realizzando fragili sculture a cui conferisce vita duratura, riproducendoli fotograficamente. Le immagini sono colorate, a volte belle, altre inquietanti. Ci pongono il problema di questa marea proliferante. In un altro spazio splendido, la Biblioteca Universitaria, Armin Linke presenta un lavoro durato anni per parlare degli Oceani, di come l’attività umana li invada, dei soggetti industriali, economici, militari che agiscono modificandone la struttura e la percezione, non negando nemmeno uno sguardo storico allo studio dei fondali, che saranno un nuovo spazio di conquista e, si spera, non di stravolgimento da parte dell’uomo. Infine, a legare tutti questi discorsi, c’è la bellissima mostra intitolata “Antropocene” presso la sede del Mast. Attraverso le foto di Edward Burtynsky e i filmati di Jennifer Baichwal e Nicholas de Pencier possiamo interrogarci su come l’uomo stia sempre più trasformando il mondo naturale, tentando di conformalo alle esigenze di uno sviluppo che, per tornare a Pasolini, risulta sempre più lontano da un’idea di progresso. La mostra è spettacolare, con grandi foto, anche di realtà aumentata, che si animano con una applicazione viste attraverso tablet o smartphone. Ancora una volta lo sguardo dei fotografi è neutro, oggettivo. Mostrano le grandi miniere a cielo aperto, le discariche, le cave, la distruzione di foreste per far spazio a coltivazioni come le palme da olio. Le immagini sono talmente perfette e spettacolari da apparire belle ma è una bellezza falsa, dietro cui sono i danni, forse irreversibili, che stiamo causando alla natura.
Queste mostre ci parlano di lavoro, ambiente, sia con sguardo storico sul passato che in prospettiva futura, con uno strumento antico ma che si sta a sua volta radicalmente trasformando come la fotografia.
IV BIENNALE DI FOTOGRAFIA DELL’INDUSTRIA E DEL LAVORO. Tecnosfera
BOLOGNA FINO AL 24/11/2019
TUTTI GLI INGRESSI SONO GRATUITI. OCCORRE UN PASS CHE SI PUO’ OTTENERE PRESSO UNA STRUTTURA ALLESTITA IN PIAZZA NETTUNO. LE DIECI SEDI ESPOSITIVE SONO RAGGIUNGIBILI A PIEDI.
LA SEDE DEL MAST, DOVE SI SVOLGE LA MOSTRA “ANTROPOCENE” FINO AL 5 GENNAIO 2020, IN VIA SPERANZA 42 E’ RAGGIUNGIBILE CON MEZZI PUBBLICI (AUTOBUS 13)
ORARI: MARTEDI’/DOMENICA DALLE 10 ALLE 19
Posted by Francesco Saverio Simone arte, CULTURA E SOCIETA' 21:00
Proseguono le Lezioni di Storia a Bari con il ciclo L’Italia delle donne Antonio Forcellino, Giulia Gonzaga: una donna nuova nel Rinascimento italiano. Al Tetaro Petruzzelli domenica 17 novembre 2019 ore 11.00. Dopo Matilde di Canossa e Chiara d’Assisi, proseguono gli appuntamenti delle Lezioni di Storia al Teatro Petruzzelli dedicate quest’anno a “L’Italia delle donne”.
Domenica 17 novembre, alle ore 11, con Antonio Forcellino approfondiremo la figura diGiulia Gonzaga, una donna che sarebbe passata alla storia solo come una delle donne più belle del XVI secolo se non fosse stata dotata di uno spirito ribelle che la spinse ad intrecciare la sua vita a quella dei grandi “eretici” del secolo.
A seguire, domenica 24 novembre si guarderà al Risorgimento al femminile con Alberto M. Banti, a partire da una delle figure più rappresentative dell’Ottocento italiano ed europeo: Cristina di Belgiojoso.
Le Lezioni di Storia proseguiranno a dicembre concludendosi domenica 22 con il tema della scoperta della diversità: donne e uomini prima e dopo il femminismo. Le lezioni sono introdotte dalla giornalista Annamaria Minunno.
Appuntamenti nel mese di novembre
17 novembre 2019
Antonio ForcellinoGiulia Gonzaga: una donna nuova nel Rinascimento italiano.
Giulia Gonzaga sarebbe passata alla storia solo come una delle donne più belle del XVI secolo se non fosse stata dotata di uno spirito ribelle che la spinse ad intrecciare la sua vita a quella dei grandi “eretici” del secolo, a cominciare da Juan Valdes che le dedicò molti scritti spirituali. La bellezza di Giulia fu cantata da poeti come Ludovico Ariosto e Bernardo Tasso e sedusse uomini potenti come il cardinale Ippolito dei Medici che commissionò un suo ritratto a Sebastiano del Piombo. Persino il corsaro musulmano Barbarossa tentò di rapirla, forse per farne omaggio a Solimano il Magnifico ad Istanbul. Ma Giulia, colta e volitiva aveva deciso per se una vita molto diversa da quella aspettata dagli uomini che la circondarono.
Antonio Forcellino, storico, scrittore e restauratore
24 novembre 2019Alberto M. Banti
Cristina di Belgiojoso: il Risorgimento al femminile
L’Italia dell’Ottocento non è un paese per donne: gli uomini dominano, nella politica, nella cultura, nelle professioni. Ciononostante, tra le non molte donne italiane che vanno controcorrente, ce n’è anche una che ha la forza di organizzare un corpo di volontari nel bel mezzo di una rivoluzione; che ha il coraggio per ribellarsi al libertinaggio del marito; che ha la determinazione di andarsene esule in Turchia per organizzarvi un’azienda agricola; che ha l’autorevolezza per esprimere pubblicamente le proprie opinioni politiche: è Cristina di Belgiojoso, una delle figure più rappresentative dell’Ottocento italiano ed europeo.
Alberto Mario Banti insegna Storia contemporanea all’Università di Pisa
Il ciclo “Lezioni di Storia – L’Italia delle donne” ideato dagli Editori Laterza, è organizzato in collaborazione con la Fondazione Lirico Sinfonica Petruzzelli e Teatri di Bari, con il patrocinio del Comune di Bari - Assessorato alle Politiche culturali e turistiche e della Regione Puglia, Assessorato Industria Turistica e Culturale Gestione e Valorizzazione dei Beni Culturali concesso con disposizione n. SP6/0000434/2019.L’iniziativa è realizzata grazie al sostegno di Exprivia Italtel, Global Thinking Foundation, Masmec, UniCredit.
Info su www.laterza.itFestival delle Abilità, Arte, Musica e Poesia
Posted by Francesco Saverio Simone CULTURA E SOCIETA', festival 04:27"Festival delle Abilità, Arte, Musica e Poesia"
tutti i talenti delle persone con disabilità
CASCINA CHIESA ROSSA
via S. Domenico Savio, Milano
23 e 24 Novembre 2019 dalle ore 11 alle ore 18
(vedi programma www.milanoinmusica.it)
Nel weekend del 23-24 novembre il parco della Chiesa Rossa di Milano (Via S. Domenico Savio, snc. Milano) dalle ore 11 alle ore 18 si trasforma in un grande palcoscenico dove artisti con e senza disabilità esprimeranno tutti i propri talenti.
... Nasce a Milano la FESTA-FESTIVAL DELLE ABILITÀ, ARTE, MUSICA E POESIA all’interno del complesso della Cascina Chiesa Rossa (Municipio 5) i cui giardini e biblioteca ospiteranno performance musicali, teatrali e poetiche.
Una due giorni dedicata ad abbattere gli steccati fisici e culturali che ancora circondano il mondo della disabilità: un’apertura verso l’altro che avverrà attraverso la “messa in scena” delle abilità e dei talenti delle persone. L’arte, la musica e la parola serviranno ad annullare le distanze, ad avvicinare persone diverse tra loro, ma unite da un unico linguaggio comune quello della passione per le arti espresse in tutte le loro forme...
(Simone Fanti), giornalista
Sabato 23 novembre alle 11 verrà inaugurata la mostra "Dare forma ai sogni" dello scultore Felice Tagliaferri, noto a livello internazionale per alcune sue opere provocatorie capaci di mostrare le incongruenze di una società dedicata solo all’apparire. La mostra rimarrà aperta per l’intero weekend e offrirà al pubblico la possibilità di confronto con l’autore delle opere. La giornata poi sarà punteggiata da eventi musicale con il concerto rock alle ore 15, di Alex Cadili e dalla performance alle ore 17 del tenore Luca Casella e momenti di approfondimento. Alle 16 si svolgerà la tavola rotonda Fatti di-versi che vedrà la partecipazione del giornalista e poeta Antonio Giuseppe Malafarina e di Francesca Cinanni, direttrice artistica L’Arte nel cuore, realtà romano-milanese che forma artisti con e senza disabilità in tutti i campi del mondo dello spettacolo.
Domenica 24 novembre dalle 11 alle 18.00 sarà ancora possibile visitare, guidati dallo scultore Tagliaferri, la mostra "Dare forma ai sogni". Nel pomeriggio, alle ore 15 lo spettacolo teatrale a cura di Claudio Raimondo e dell’'associazione Archetipilab. A seguire ore 16 incontro con lo scrittore Giuseppe Ferdico che ha pubblicato recentemente il Thriller “Sergio Porta investigatore non vedente” ambientato a Milano e nei suoi locali della musica. Chiude l’evento alle ore 17 il tenore Matteo Tiraboschi.
Nel web: www.milanoinmusica.it
Minuetto per chitarra
Posted by Francesco Saverio Simone LIBRI, libri a portata di mouse 09:14L’importante è raggiungere la vetta
Berk
I morti sono molto aggressivi. Sono la popolazione più numerosa al mondo
Anton
È con grande orgoglio che recensisco quest’opera di Vitomil Zupan. Aldilà dell’indubbio valore letterario, tanto palese che c’è da chiedersi in quale anfratto distopico stesse cercando l’ennesimo noir islandese la grande editoria, vi è la personale soddisfazione di constatare come il percorso di Patrizia Raveggi, traduttrice e curatrice dell’ opera, abbia qui uno svolgimento prospero e fecondo. La sua dedizione nei confronti della cultura slovena – così vicina eppure così distante da noi – non è meno sanguigna e ardente di quella che a suo tempo mosse una certa Fernanda Pivano alla scoperta della Beat Generation, rivelandola poi al piccolo e provinciale stivaletto di casa nostra. Lampi di quella corrente, d’altronde, nel Minuettodi Zupan ci sono: flussi di coscienza sgorgano dai ricordi del soldato Berk, alter ego dello stesso autore, che in un saliscendi di sintassi a volte mitragliata, racconta in tempo reale le atrocità della seconda guerra mondiale. Parallelamente, a distanza di quasi 30 anni, si dipana il confronto fra Berk e l’ ex ufficiale tedesco Joseph Bitter, che, in vacanza a Palma di Maiorca, ci offre la dolorosa disamina di un evento che non può essere dimenticato nonostante la distanza e il tempo. La storia si svolge in 492 pagine gravide di temi, stili, spunti di riflessione. Carpirli tutti non è semplice, complice anche una scrittura corposa ma mai ridondante, di certo viva, pulsante, che ha come intento quello di strappare il lettore dalla sua comoda poltrona per farlo precipitare direttamente nella campagna slovena, fra pallottole che volano, ferite purulente, zecche impazzite di sangue come i tedeschi nascosti nella boscaglia. C’è un lirismo provocatorio, una poetica stridente nel doloroso memoriale di Zupan; lo si evince dal titolo, che allude all’ opera in la minore di Fernando Sol e che aleggia nel romanzo come un motivo spettrale; lo si nota nelle citazioni colte, nelle riflessioni letterarie, veri e propri spasmi che contraggono gli stomaci di Anton e Berk, dispersi dopo l’ ultimo assalto dei tedeschi – Cankar, Prešeren, Župančič, ma anche Machiavelli, Sartre, Celine – solo per citarne alcuni. Fantasmi, o se vogliamo presenze salvifiche che permettono di riconoscersi ancora umani, in virtù di una guerra che abbrutisce e abbatte ogni tipo di identità, da quella nazionale a quella culturale. E mentre Berk e i suoi improvvisati compagni di sventura avanzano senza apparente meta, né con un chiaro scopo nella mente, ecco stagliarsi all’orizzonte altre figure oblique: le donne, alle quali è da attribuire la stessa funzione salvifica che esercitano nel libro la musica e la letteratura. Definite a sprazzi, quasi a schizzi, esercitano su Berk un richiamo irresistibile alla vita e al dono della stessa. Ecco quindi che si sgrana totalmente a loro, in una devozione da rosario profano, sia che si tratti di amore etereo, impalpabile, consumato solo nella testa, come accade con la ribattezzata Crudelia (pg. 131-132), o che si sviluppi in rapporti carnali, furiosi, al limite delle fantasie di stupro, come accade con Vesna (pg. 85-86-87) o con Sabina (pg. 396-397) o magari che siano inni alla levità, companatico da condividere, come Meta (pg. 427-428). Come ci ricorda Raveggi nella postfazione, Zupan avrà anche per pagine come queste la scomoda etichetta in patria di scrittore greve, volgare, comunque privo di qualità morali ed etiche. Ma c’è molto di più nella narrazione densa e anarchica di Zupan; c’è un ribollire di emozioni che sgorga tramite la moltitudine di vite vissute dall’autore: maestro di sci, pugile, installatore di parafulmini, ingegnere edile, ma comunque prima di tutto poeta e scrittore. Il merito di Raveggi è senz’altro quello di aver portato alla luce un autore e un libro così pregevoli, nel rispetto di una lingua non solo poco frequentata ma in questo caso sincopata, se non aritmica – spesso al limite dell’ infarto narrativo – . Un plauso infine a Voland per avercelo proposto con l’augurio che questa non sia un’uscita isolata, ma la prima di una serie di libri altrimenti ignoti a un pubblico di lettori assetati di belle storie.
Per chi ama: Addio alle armi, Ernest Hemingway
Tempo di uccidere, Ennio Flaiano
Viaggio al termine della notte, Louis Ferdinand Celine
La nausea, Jean Paul Sartre
Vincenzo Trama
Vitomil Zupan – traduz. di Patrizia Raveggi
Minuetto per chitarra (a venticinque colpi)
Ed. Voland - euro 20 – 516 pagine
scritto di Veronika Simoniti (scrittrice e critico letterario)
"La guerra insolita del partigiano Zupan per sentieri incerti e con poca gloria"
NOVI MATAJUR, 4 settembre 2019., Mihael Obit
Etichette
.
(1)
19 luglio 1992
(1)
1982
(1)
25 aprile
(1)
5 stelle
(1)
7 gennaio
(1)
72 vergini
(1)
a tempo determinato
(1)
accidia
(1)
acquaalta
(1)
Adinolfi
(1)
adolescenza
(1)
alamar
(1)
Alejandro Torreguitart
(1)
Alessia Marcuzzi
(1)
alimentazione
(2)
Alitalia
(1)
Alzheimer
(1)
ambiente
(1)
America
(3)
Amleto
(1)
Andrea Cedola
(1)
Angeli
(1)
anteprima
(1)
Antonio Morinelli
(1)
armi
(1)
arte
(35)
ascolto
(2)
Assurdità
(1)
Attacco
(1)
Attentato
(2)
Attualità
(4)
azioni concrete
(1)
Bambini
(3)
Bandito
(1)
benessere
(2)
Beppe
(1)
Berlusconi
(1)
Bersani
(1)
bioarchitettura
(3)
bona
(1)
Borsellino
(1)
Brexit
(1)
Bruxelles
(1)
Bufala
(1)
Buio
(1)
Buongiorno
(1)
Caduti
(1)
cannabis
(1)
Capaci
(1)
Capodanno
(1)
Cartoon
(1)
CASALLEGRA
(141)
cessa
(1)
Charlie Hebdo
(1)
Chips
(1)
Cibo
(2)
Cicorivolta
(1)
cinema
(5)
clary
(4)
Cocktail
(1)
colpe
(1)
coming soon
(1)
commedia
(1)
Commemorazione
(2)
Compleanno
(1)
COMUNICATI
(240)
comunicazione
(9)
comunicazione aziendale
(12)
comunicazione e azienda
(4)
COMUNICAZIONE E NEW MEDIA
(296)
comunismo
(1)
concerto
(1)
connessione
(1)
Conquiste
(1)
Convegno
(3)
coppiescoppiate
(1)
Corsi
(140)
Corso di Satira
(1)
cose
(1)
CREDICI
(2)
criminalità
(1)
Crisi
(2)
critica letteraria
(1)
cuba
(2)
Cucchi
(1)
culona
(1)
cultura e società
(28)
CULTURA E SOCIETA'
(702)
CULTURE COMUNICATE
(158)
Cuperlo
(1)
DELIRI ALIMENTARI
(26)
Di Maio
(1)
Dia
(1)
Dialogo
(1)
dieta
(1)
digiuno
(1)
Diritti
(8)
diritto
(1)
Disneyworld
(1)
divulgazione
(2)
divulgazione scientifica
(2)
Docenze
(1)
Dolomiti
(1)
Domande
(1)
Domenica 17
(1)
Donna. Europa
(1)
Donne
(2)
due anime
(1)
EARS WIDE SHUT
(310)
ecologia
(1)
ECONOMIE ECOLOGICHE
(203)
editoria
(8)
Edizioni
(1)
elezioni
(3)
Enzo Falcone
(1)
errori
(1)
Esito
(1)
Esodo
(1)
espressione
(2)
etnologia
(1)
Europa
(1)
Expo
(1)
Expo 2015
(1)
fabbisogno
(1)
Falcone e Borsellino
(2)
Fame
(1)
farabutto
(1)
Farsa
(2)
Fatto 30
(1)
ferie
(1)
Festa della Liberazione
(1)
festival
(4)
Filosofia
(2)
flop
(1)
Foglio
(1)
Fondazione Stava
(1)
food&science
(1)
Forma dell'edificio
(5)
Frammenti di vita raminga
(1)
Francesca Fialdini
(1)
Franco Trequadrini
(1)
Frasi
(1)
Fuck
(1)
fulminata
(1)
fulminate. Marcel Proust
(1)
Fumetto
(2)
FUORI TUTTI
(66)
G20
(1)
giancane
(4)
giovani e lavoro
(5)
Giovanni Verga
(1)
Gocce di inchiostro
(1)
Gordiano
(1)
governo
(1)
Gran Bretagna
(1)
grande
(1)
GUARDARE A ORIENTE
(120)
guerra
(1)
Harakiri
(1)
HARD WRITING
(17)
Iannozzi
(1)
ideali
(1)
IL CANNOCCHIALE
(295)
IL FATTO
(197)
immigrati
(1)
Immigrazione
(1)
impalcatura
(1)
IN4LATI
(256)
incapace
(1)
Incipit
(1)
Inciucio
(1)
INCOMUNICABILITA
(2)
INCOMUNICABILITA'
(2)
Informazione
(1)
inglesi
(1)
INSTABILI EQUILIBRI
(179)
instagram
(1)
Integralismo
(1)
INTERFIABA
(78)
Internet
(1)
Intolleranza
(1)
Isis
(2)
Isolamento
(1)
Italia
(4)
italiani
(1)
jacovino
(92)
Kamikaze
(1)
L'ala delirante
(1)
l'odore del vento
(73)
l'opinione
(271)
LA LINGUA DEGLI ALTRI
(12)
LA TERZA STANZA
(266)
Lavoro
(6)
Leccaculo
(1)
Lega
(1)
Leghisti
(1)
Letterario
(2)
letteratura
(12)
Lezioni
(2)
Libertà
(1)
Libertà di stampa
(1)
LIBRI
(35)
libri a portata di mouse
(196)
Libro
(4)
Licenziamenti
(2)
liquidazione
(1)
LOGICHE EMOTIVE
(15)
Londra
(1)
Luce
(1)
Luciana Littizzetto
(1)
Lucianina littizzetto
(1)
Lupi
(1)
MacDonald's
(1)
Mafia
(3)
Mala e Media
(3)
Malaffare
(2)
malvaldi
(1)
manchester
(1)
Manifestazione
(1)
Marcel Proust
(1)
marketing
(17)
Maschera
(1)
Maya
(2)
Me gusta il reggaeton
(1)
metabolica
(1)
metabolismo
(1)
Microspie
(1)
MISE EN SCENE
(9)
misoginia
(1)
missili intelligenti
(1)
MONDO SCUOLA
(149)
Morire
(1)
Morte
(1)
Morte nasona
(2)
Morti innocenti
(1)
mose
(1)
movimento
(1)
Muri
(1)
musica
(1)
No alla violenza
(2)
nutrizione
(1)
Obama
(1)
obesità
(1)
OCCHIO IN CAMERA
(358)
offerta sky
(1)
opportunità
(1)
orario insegnanti 24 ore
(1)
Orlando
(1)
Ottimismo
(1)
Padroni
(1)
pagliuzza
(1)
Papa
(1)
Paperissima
(1)
Paradiso
(1)
Parigi
(1)
PARLA COME MANGI
(1)
parlacomemangi
(1)
Parole
(2)
Partigiani
(1)
Pasqua
(1)
password
(1)
PD
(1)
Perdono
(1)
pesca pescespada
(1)
pessimismo
(1)
piattaforma Rousseau
(1)
Picio
(1)
Pietro Vanessi
(7)
pietrovanessi
(7)
pigrizia
(1)
Piperno
(1)
Pirandello
(1)
poesia
(6)
porta a porta
(1)
positivi
(1)
praticabile
(40)
PRATICANDO
(24)
profezia
(2)
PV
(69)
REDAZIONE
(14)
Referendum
(3)
relazione
(1)
Religione
(1)
Renzi
(5)
Retorica
(1)
Ridere
(1)
Riflettere
(1)
Ripresa economica
(1)
Risposte
(3)
Risultati
(1)
Rizzoli
(1)
Roma
(3)
romanzi giovanili verghiani
(1)
Rottura
(1)
Ruspe
(1)
Salvini
(1)
sano
(1)
Satikra
(1)
Satira
(47)
Satira. Cucina. Menù
(1)
scienza
(2)
scrittore
(2)
scrittrice
(1)
scrittura professionale
(4)
scuse
(1)
Sentenza
(1)
separazione
(1)
Sesso
(1)
Sessualità
(1)
sfiga
(1)
sfigato
(5)
sgarro
(1)
Sinistra
(2)
Siria
(1)
social
(2)
Società
(1)
SOCIETA'
(1)
SOCIETA' E COSTUME
(69)
SOCIETA' E COSTUME "L'odore del vento"
(8)
Sogni
(2)
sostenibilità
(3)
spazio fisico
(12)
spazio mentale
(12)
spazio virtuale
(12)
Specchio
(1)
Speranza
(1)
spinello
(1)
Spionaggio
(1)
Spiraglio
(1)
Stava
(1)
strage
(3)
Stragi
(1)
suicidio
(1)
Super Cattivi
(1)
teatro
(2)
Technical writing
(5)
Tecnologia
(2)
teledipendenza
(1)
Televisione
(1)
Tempo
(1)
terremoto
(1)
Terrorismo
(3)
Terza guerra mondiale
(2)
Terzo mondo
(2)
Tito Rossini
(1)
tomba
(1)
trave
(1)
Tremiti
(1)
trend
(1)
Trivelle
(6)
Trump
(9)
twitter
(1)
ufficio stampa
(8)
Umorismo
(1)
Uova
(1)
urbanistica
(1)
urbanistica partecipata
(1)
Usb
(1)
val di Fiemme
(1)
Vanessi
(5)
Vecchiaia
(1)
veline
(1)
venezia
(1)
vespa
(1)
Veto
(1)
vignetta
(3)
violenza psicologica
(1)
VOCE AI LUOGHI
(1)
VOCI DI LIBECCIO
(246)
VOCI MIGRANTI
(25)
Voltaire
(1)
Vota Sì
(1)
wu ming
(1)
Yoani Sanchez
(1)
Zen
(2)
Zingaretti
(1)
L'OPINIONE



















.jpg)



