Condoni Abusivismo Alluvioni Rischio Idrogeologico
CASALLEGRA 14:54

Condoni Abusivismo Alluvioni Rischio Idrogeologico
di ALESSANDRO DE SANCTIS
Smottamenti e crolli a Messina e a Casamicciola, gli ultimi, più evidenti, i più gravi a memoria breve.
I filmati evidenziano case costruite su costoni ripidi di terra friabile. Per un paio di giorni dopo questi eventi si parla delle solite cose: abusivismo edilizio, rischio idrogeologico, il capo della Protezione Civile di turno di solito dice; “LO SAPEVAMO, MA FINCHE’ NON SI FARA’ UN LAVORO SERIO,,, MA PERCHE’ NON LO FAI?
L’abusivismo edilizio: uno dei più grandi affari dell’economia italiana insieme al mercato nero, è sempre stato una delle migliori armi del voto di scambio, più o meno esplicito, legalizzato, dagli anni ’50 – ’60. A proposito delle periferie romane Insolera ci spiegava, nel suo bellissimo “Roma Moderna” che a Roma già negli anni ’70 una casa su sei era abusiva!
I maggiori interventi abusivi andavano a cancellare aree che per il piano regolatore dovevano essere destinate a (cito solo le più interessanti a titolo di esempio):
• Via Prenestina km 13 – Zona archeologica e vincolo di falde idriche, ettari 14.
• Via Prenestina km 13 – Altre aree destinate a parco e legge 167 con vincolo di falde idriche.
• Località Salone – distruzione di un tratto di acquedotto romano.
Terreni comprati dai costruttori a prezzi ridicoli in cui successivamente il comune portava l’acqua e la luce e il prezzo s’impennava, basta vedere i film con Alberto Sordi e Vittorio Gassman-Tognazzi degli anni ’60 - ’70.
Politici di alto (per così dire) o basso livello, tecnici comunali, professionisti di vario genere, costruttori, giuristi e semplici cittadini tutti insieme appassionatamente,, nel cercare di “svoltare” un bel guadagno milionario, o semplicemente di costruirsi una casetta dove vivere.
Anche volendo giustificare in parte quest’ultima motivazione (l’abusivismo detto di necessità), come si fa a capire chi lo fa per bisogno e chi invece per speculazione? E comunque in questo modo si mette a rischio il territorio, fisicamente, storicamente, ambientalmente, esteticamente, deficientemente.
Se lo fa uno, se lo fanno 100, se lo fanno 1000, alla fine lo devono fare tutti (Ischia?), e quindi costruisci sui fossi, nelle aree golenali, sempre più spregiudicati, sempre più avanti, occupando aree prima inaccessibili e fuori questione.
E poi? IL CONDONO! COME UN RITUALE STAGIONALE LIBERATORIO MEDIEVALE! Si brucia il pupazzo sacrificale con tutti i piani regolatori (lo scrivo pure minuscolo tanto non valgono più niente, vedi anche le deroghe ai piani; Report), le leggi, i programmi urbanistici, i trattati e le carte storiche il tutto appiccicato con le strisce per i cantieri.
Per fortuna che non si fanno condoni fiscali!!!










Ottima analisi .Però servono organizzazioni di cittadini che , per il loro numero ed impegno , costituiscano una massa critica capace di fare cambiare le decisioni alla Pubblica amministrazione .