ALESSANDRO DE SANCTIS
Inaugurazione di Antù, il nuovo spazio/laboratorio dedicato all'ecosostenibilità.

“Parla del tuo villaggio e parlerai del mondo intero”.

Sono appena tornato dalla serata inaugurale dell’Antù (ex-Linux Club) a Roma località Ostiense, e come dice il titolo dell’articolo intende diventare un polo dedicato all’ecosostenibilità. Entro nel locale, molto bello, tanto legno, molto design, luci e musica giusta, persone interessanti, all’ingresso mi chiedono se sono di qualche associazione, rimango un po’ imbambolato, e poi mi ricordo che ho appena finito il mio master di bioarchitettura all’Anab e sono ancora socio e quindi mi legano al collo un tesserino in cartone riciclato ecodesign ed entro.
Sul bancone depliant, flyer e materiale vario su iniziative, associazioni ed eventi legati al mondo verde e della socio-sostenibilità (invento nuovi termini per abbreviare), con passo felpato mi addentro nell’atmosfera ovattata (ma non troppo) del locale e comincio ad essere un po’ stordito da tutta questa “giustezza”, passo davanti ai bagni con porta esterna a mo’ di saloon (ma si! un po’ di trasparenza anche lì fa bene, i bagni dei locali sono sempre un po’ soffocanti), entro e tac! Si accende la luce, esci e dopo due secondi si spegne, risparmio energetico assicurato. Imbocco un piccolo corridoio e mi sento già un po’ in fuga e immagino con un po’ di delusione che sia tutto finito lì, non credendo assolutamente alle piccole frecce che rivelerebbero la presenza di un’area esposizione e addirittura una seconda sala convegni.
E invece, svoltato l’angolo mi ritrovo in una saletta allestita con delle bellissime foto dell’Amazzonia, belle sia per lo stile e la tecnica che per i soggetti; enormi rettangoli di foresta disboscata in maniera rigorosamente innaturale (Greenpeace informa che viene disboscata un’area di foresta millenaria grande come un campo di calcio ogni due secondi!), enormi fiumi con chiatte che trasportano tronchi di legno tropicale, scene di “guerriglia” agl’eco-banditi da parte degli attivisti di Greenpeace, e poi animali feroci e colorati in pericolo, gruppi di nativi anch’essi colorati e in pericolo.
Uscito dalla saletta mi ritrovo, udite udite, nella sala convegni con una specie di piccolo anfiteatro in legno e sette otto persone che ascoltano rispettosamente ma come se fossero tranquillamente nel proprio salone di casa, un oratore dalla faccia appassionata. Al primo impatto sento un certo disagio perché mi sembra di essere entrato in una abitazione privata e dove ci si sente investiti di doveri di partecipazione, no, non voglio partecipare, voglio continuare ad assistere, protetto dal piccolo schermo, a sterili dibattiti televisivi, dove non mi si vede e non corro il rischio di essere travolto dal fattore umano, e invece, com’è naturale l’umanità della scena ti prende e vieni catapultato nel mondo reale, con persone vere che vogliono capire, partecipare, se possibile risolvere anche qualcosa, anche poco, pochissimo.
Si parla di cooperative che operano nei paesi più violenti e poveri del mondo, C.I.P.S.I. in Venezuela con i bambini che lavorano, e qui c’è la visione occidentale che condanna la cosa e la visione locale che non può, purtroppo, condannare il fatto così com’è, visto che questi bambini sono nella maggior parte dei casi l’unica fonte di sostentamento della famiglia, parla poi la rappresentante di Greenpeace per la deforestazione in Brasile e ci spiega i meccanismi di disboscamento illegale e del relativo genocidio delle popolazioni locali, della flora e della fauna, comprese le bellissime grandi scimmie che vengono legate a un palo e lasciate morire di sete. Ci aiuta a valutare meglio la scelta di prodotti in funzione, anche della sostenibilità del suo imballaggio, sproporzionato nella maggior parte dei casi in rapporto al suo contenuto. Importantissimo il tema della privatizzazione dell'acqua, della lotta alla mafia e ai suoi simboli.
Viene poi il turno del tema del Co-Housing, ovvero della filosofia dell’abitare con spazi e ideali comuni, molto diffuso nel Nord Europa, si ha una propria abitazione adiacente alle altre e degli ambienti di soggiorno in comune, dove si possono anche organizzare laboratori, piccoli atelier, e tutto ciò che in comune può risultare più facile da realizzare. Anche gli impianti diventano più efficienti se realizzati per scale maggiori, ed è anche possibile utilizzare tecnologie più all’avanguardia. Tra l’altro più persone, unendosi, dovrebbero avere un potere contrattuale maggiore, dubbio: vengono rilasciati mutui a più persone per lo stesso immobile?
E’ allo studio del co-housing anche il riutilizzo di ex-caserme militari, interessantissimo argomento. A questo si propongono di unire criteri architettonici sostenibili ed il gioco è fatto.
Riciclo, riuso, riconversione… ecc. ecc, anche in architettura deve diventare una priorità, costruire sempre meno, ma riconvertire, ristrutturare l’esistente, gli appartamenti sfitti in Italia sono,
dai dati riferiti all'ultimo censimento Istat (anno 2001): 5.638.705!

Posted by Francesco Saverio Simone on 14:50. Filed under . You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0

3 commenti for

  1. E' come se avessi partecipato anche io a questa riunione , raccontata con tanta passione . Grazie .

  2. Grande, ciccio...
    Ti aspetto in quel di Rotterdam!
    Baciotti da Vogelenzang

  3. ...arte del racconto questo De Sanctis!!!!!!!!!!!
    Ma non ti basti mai???
    Grande.

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