Più tutela alle imprese con l’indipendenza dei propri legali
IL CANNOCCHIALE 10:02

di Alessandra Brescia
“Indipendenza”: e’ questo il discrimine ufficiale enunciato dalla giurisprudenza comunitaria affinche’ possa trovare applicazione anche in Europa il principio dell’Attorney legal privilege.
L’Attorney legal privilege è il diritto, riconosciuto nel sistema Americano, della riservatezza conferita alle comunicazioni tra avvocato e cliente nei processi volti all’accertamento delle infrazioni antitrust.
In Europa sono stati fatti notevoli passi avanti negli ultimi anni affinchè le Imprese potessero godere di tale diritto e infatti esso è stato ammesso in un numero di Stati sempre crescenti.
Dall’esame comparato delle previsioni a carattere nazionale tra gli Stati europei emerge che solo in Italia, Francia, Finlandia, Austria e Svezia tale diritto non risulta ancora accolto; nel nostro sistema infatti, trova applicazione il solo diritto relativo al Segreto professionale, ossia il diritto che protegge esclusivamente gli avvocati iscritti all’Albo professionale, difensori di imputati o sottoposti ad indagini in relazione ad informazioni o documentazione inerenti il procedimento e che assicura garanzie in materia di restrizioni in caso di sequestri e perquisizioni e divieto d’intercettazioni.
La giurisprudenza comunitaria è a più riprese intervenuta sul tema attraverso una serie di decisioni (la sentenza AM&S, l’ordinanza Hilti e la sentenza Akzo) che enunciano una serie di indicazioni e hanno contribuito ad accendere il dibattito.
Ulteriore precisazione è data dall’ordinanza Hilti del 4 Aprile 1990- causa T-30/89 del Tribunale di primo grado, secondo cui le comunicazioni e i documenti interni con i quali gli in-house counsel riprendono pareri forniti dai legali esterni alle Società sono coperti da privilegio e, infine, la più recente sentenza Akzo del 17 Settembre 2007-cause riunite T-125/03 e T-253/03 del Tribunale di primo grado, afferma che godono del legal privilege le comunicazioni dei legali che siano iscritti ad un Ordine forense di uno degli Stati membri dell’Unione europea e che siano soggetti alle norme discipinari deontologiche di tale Ordine.
La pronunce, se interpretate letteralmente, rischiano quindi di creare pericolose differenziazioni rispetto alle garanzie offerte alle Imprese nei casi di dawn raid a causa delle diverse previsioni nazionali tra ordinamenti che ammettono l’iscrizione all’Albo anche degli in-house counsel oltre che dei liberi professionisti che esercitano al fuori delle aziende e quelli (tra cui l’Italia) in cui questo non è previsto.
Numerose associazioni di legali e organismi di carattere nazionale ed internazionale, quali l’Ecla (European Company Lawyer Association) l’ICC (International Chamber of Commerce), l’International Bar Association, l’European Council of National Bar Association e il Duch Bar Association hanno quindi proposto opposizione all’ultima sentenza.
L’attorney legal privilege dunque, indiscusso in America e negli ordinamenti nazionali degli Stati dell’Unione Europea che lo riconoscono, è un prezioso strumento a tutela delle Imprese che potrebbe essere applicato in tutti gli ordinamenti nazionali presenti nell’UE e attribuito, attraverso i requisiti indicati dalla giurisprudenza comunitaria, a tutti i legali esterni ed interni mediante il riconoscimento in capo anche a questi ultimi della propria indipendenza e della possibilità di iscriversi agli Albi professionali o, in ogni caso, ad Albi speciali creati ad hoc.









