L’arte del Bunraku
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di Antonella Musiello
“Il mistero della creazione artistica è il mistero stesso della nascita naturale. Può una donna, amando, desiderare di diventare madre; ma il desiderio da solo, non può bastare. Un bel giorno ella si troverà ad esser madre, senza un preciso avvertimento di quanto sia stato. Così un artista, vivendo, accoglie in sé tanti germi della vita, e non può mai dire come e perché, a un certo punto, uno di questi germi vitali gli si inserisca nella fantasia per divenire anch’esso una creatura viva in un piano di vita superiore alla volubile esperienza quotidiana”.
Così nella prefazione de “ I sei personaggi in cerca d’autore” Pirandello sintetizza il mistero della creazione artistica, un pensiero estendibile a qualsiasi forma d’arte, dalla pittura, alla musica al teatro. Più o meno condivisibile ma appare come un desiderio di voler dare un senso ad una forma di irrazionalità che appartiene a chi è in grado di creare e che non ne è consapevole.
Nel Giappone questa struttura di inconsapevolezza ha generato un’arte forse d’elìte poco compresa in occidente. Si tratta dell’arte del Bunraku una tecnica dell’antico teatro d’animazione giapponese.
In un primo momento il racconto detto joruri (detto così dal nome della protagonista dello Jōruri monogatari, un importante racconto giapponse) e la manipolazione dei burattini erano separati, poi si unirono e divenne l’insieme di animazione, declamazione e accompagnamento musicale.
Nel Giappone antico i burattinai portavano la tecnica bunraku per le strade, si legavano in vita una cassetta dove nascondevano le mani al suo interno e manovravano piccoli fantocci.
Il bunraku è la tecnica più utilizzata nel suo teatro, poi rielaborata e riadattata alla cultura occidentale, ai ritmi, pur conservando i codici base. I suoi spettacoli più importanti sono: Mani d’Opera e Scretch, dove coniuga il teatro di figura alla danza e al mimo. Oggetti, pupazzi, marionette diventano i protagonisti delle loro storie che appaiono a volte demenziali a volte tutt’altro.
Da una breve conversazione con Claudio Cinelli si percepisce l’umiltà ed un grande rispetto per la propria passione che è tipica delle grandi personalità e dei grandi artisti.
Concludendo è evidente che le varie forme d’arte che si evolvono da oriente a occidente sottolineano la progressione della creazione mai statica ma costantemente orientata verso una mutazione critica.









