La voce come scultura
EARS WIDE SHUT 09:58
Marina Abramovich : Bisogna trattare la ripetizione in due modi diversi. Dico subito che la ripetizione, in tutte le culture, mi interessa moltissimo.
Ho ritrovato i video delle performances realizzate da Marina Abramovitch (spesso in duo con Ulay, negli anni '70 ed altri video più recenti: video famosi quanto l'artista e le sue performances (mi sembra inutile una descrizione o una presentazione, siamo in Internet, troverete facilmente tutti dati utili) un po' per caso e un po' per volontà tra Torino (intravisto Art must be beautiful, artist must be beautiful proiettati sul tram di Progetto Diogene, la sera di venerdì 5 novembre), Londra (Lisson Gallery, venerdì 12 novembre, al pomeriggio) e Parigi (Musée Rodin, Le corps comme sculpture 2, domenica 21 novembre).
Mi ha colpito in particolare la collocazione della mostra parigina: non uno spazio dedicato all'arte contemporanea ma un museo classico per uno scultore classico come Auguste Rodin: strano per me, inconsueto e apparentemente nulla di più lontano dai lavori della Abramovich. Invece mi ha convinto e coinvolto l'analogia visiva di temi che, visti nei video come Art must be beautiful, artist must be beautiful, Freeing the voice, Breathing in Breathing out) ho ritrovato nei bronzi, nei marmi e nei dipinti delle eleganti sale adiacenti.
I frames ripresi domenica al Musée Rodin e montati nella foto qui sopra cercano di dare immagine di quelle analogie e accostamenti.
Il titolo Il corpo come scultura, coerente e quasi giustificativo della collocazione dei lavori della Abramovich e Ulay al museo parigino mi ha suggerito il richiamo alla citazione di Marius Schneider usata qui in apertura, citazione che, a sua volta, mi ha portato a rileggere il frammento d'intervista, anch'esso qui riportato dove si parla di scrittura musicale (la “partitura musicale richiamata da Obrist) e di ripetizione. Ripetizione, ripetizione, ripetizione, ripetizione che è la base del suono e della musica: dal microlivello del timbro attraverso quello intermedio del ritmo al macrolivello della forma (e a quello globale della storia della musica?).
Rileggendo i testi per individuare e scegliere il frammento da riportare mi sono riproposto la domanda: è forse l'arte lo spazio privilegiato del sacro, oggi nella società industrializzata, meccanicizzata, capitalizzata? L'arte vivente e umanamente presente della performance, della musica, della danza, del teatro.
Artisti, come Marina Abramovich, si pongono come interpreti sciamanici che indicano una soglia da varcare e la voce e il corpo ne sono gli strumenti.










