Partita a hockey con Irene

di Bianca Rita Cataldi



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URAGANO IRENE NEW YORK. Fonte: direttanews.it



Aeroporti chiusi, voli cancellati, blackout, allagamenti: è l’immagine, questa, di una New York più che mai inquietante, immersa da cinque giorni in un’atmosfera spettrale. Il responsabile del cambiamento di volto della Grande Mela è l’uragano Irene, fortunatamente declassato, in queste ultime ore, al grado di forza 1. Sorprendenti le reazioni dei Newyorkesi.



Buio nelle case, nubi di un colore indefinibile tra l’antracite e il blu, paura. No, non siamo in un racconto di Edgar Allan Poe, bensì a New York che, dopo un weekend di paura, inizia pian piano a tornare alla normalità. E sembrano già un lontano ricordo gli avvertimenti del presidente americano Barack Obama che, da Martha’s Vineyard, dov’era in vacanza con la famiglia, aveva intimato, solo quattro giorni fa, “Se serve evacuare, fatelo ora, senza aspettare”. In realtà Irene, l’uragano per il quale erano stati previsti danni per 13,9 miliardi di dollari, ha evitato di abbattersi sulla Grande Mela ed è stato declassato al grado di forza 1, ovvero al livello di “tempesta tropicale”. I ragazzi che fanno jogging a Central Park scherzano, adesso, e si fanno beffe di Irene. In molti si chiedono “E’ tutto qui?”, come se l’uragano fosse stato sin dall’inizio una burla colossale organizzata tra amici per ridere un po’. Forse si dimentica, o si vuole dimenticare, che Irene ha seminato più di venti vittime tra North Carolina e Virginia, e che i venti si mantengono ancora oggi a una velocità di 100 km/h, dopo aver abbattuto già 650 alberi solo a New York.

L’OTTIMISMO DEI NEWYORKESI

Domenica 28 agosto, nel pieno della “minaccia Irene”, Times Square è diventato un campo di calcio e hockey sotto la pioggia. E viene quasi da sorridere, a pensarci. I Newyorkesi si sono lanciati in una vera e propria “partita a hockey con Irene”, come testimoniano i numerosissimi video caricati su YouTube dagli abitanti più o meno giovani di New York. Una reazione, questa, che stupisce: nell’inquietudine generale, gran parte della popolazione interessata dalla minaccia dell’uragano rifiuta l’allarmismo e si lancia in una sorta di “Danza della pioggia” in forma revisionata e corretta. Il sindaco di New York, Michael Bloomberg, non si lascia ingannare, però, dalla presunta quiete di quest’uragano dalle dimensioni del continente europeo, e invita i suoi concittadini a rimanere in casa e ad allontanarsi dalle finestre, che potrebbero essere distrutte dalla furia del vento. Il pericolo imminente per i cittadini di New York è quello del blackout: l’elettricità viaggia sui fili, e basta una pioggia molto abbondante per mandare in tilt l’intero sistema elettrico della città. 4 milioni di persone sono già senza energia. Bloomberg, tuttavia, conserva una buona fetta di ottimismo, affermando “York è la più grande città del mondo, supereremo l’uragano.”.

LA POLEMICA: ALLARME ECCESSIVO

Passato il pericolo, però, si scatena la polemica. Si parla di eccessivo allarmismo da parte del sindaco di New York Bloomberg e del presidente Obama: per dirne una, il sistema di trasporti non era mai stato interamente bloccato prima d’ora, neppure dopo la tragedia dell’11 settembre 2001. La questione sembra essere più che altro economica: cinema, teatri, locali notturni sono stati costretti a restare chiusi, e l’interruzione dei trasporti ha impedito alla stragrande maggioranza dei cittadini di presentarsi sul posto di lavoro. Ron Paul, candidato alla Casa Bianca, ha accusato Obama di aver soltanto aggravato il deficit americano con una serie di spese inutili legate all’arrivo di un uragano che, in realtà, non è arrivato mai. Una versione alternativa ma pressoché identica di quest’opinione è stata fornita dal repubblicano Rick Perry, che ha affermato: “La gestione dell'economia è quello che importa agli americani e in quel senso Obama è un presidente disastroso. Sull'uragano vedremo, per ora non commento, voglio vedere come andrà a finire.”. Tuttavia, al di là delle polemiche, la ministra Janet Napolitano ha già affermato che “il peggio è passato”: gli aeroporti stanno riaprendo e, con essi, i negozi, i locali, le discoteche e gli uffici. Insomma, l’economia sta ripartendo esattamente da dove si era interrotta. Ma si è mai interrotta per davvero? Per ieri, lunedì 29 agosto, la Borsa aveva annunciato un’apertura senza troppi problemi. Effettivamente, Wall Street non ha subito blackout né allagamenti, e l’apertura non ha dovuto affrontare gravi intoppi. Insomma, Irene va via a capo chino, dopo aver causato la metà dei danni previsti.

NEW YORK TORNA A RESPIRARE (O FORSE NON AVEVA MAI SMESSO)

Già dalla giornata di ieri, i turisti hanno ricominciato a popolare le strade, e un buon numero di Italiani è atterrato al JFK con la precisa intenzione di festeggiare coi Newyorkesi la fine del pericolo. In realtà, i disagi sono duri a morire: innanzitutto bisogna far ripartire la metropolitana, che è il cuore pulsante di una città fondata sulla dinamicità. Poi vi è il blackout: il pericolo è stato scongiurato, ma alcune zone di Brooklyn, del Queens e del Bronx sono ancora al buio. Insomma, c’è ancora molto da fare, ma New York non si arrende. Intanto, il decennale dall’attentato alle Torri Gemelle si avvicina, e la città tira un sospiro di sollievo: Irene non è riuscita a mandare a monte la cerimonia di commemorazione. In questi ultimi giorni di agosto, quindi, ci si può anche divertire con qualche partita di hockey sotto la pioggia, inventata sul momento per scongiurare l’ansia e il pericolo, ma per l’11 settembre non ci sono dubbi: la città troverà il giusto raccoglimento e ricorderà con commozione l’attentato che ha costituito il vero, devastante uragano della Storia americana.



Posted by Francesco Saverio Simone on 02:44. Filed under . You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0

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