La dipendenza affettiva (II parte)

di Rita Maione

Ma è proprio vero amore?

La dott.ssa Norwood nel suo libro “Donne che amano troppo” risponde con molta chiarezza a questa domanda: “Se mai vi è capitato di essere ossessionate da un uomo, forse vi è venuto il sospetto che alla radice della vostra ossessione non ci fosse l’amore, ma la paura; noi che amiamo in modo ossessivo siamo piene di paura: paura di restare sole, paura di non essere degne di amore e di considerazione, paura di essere ignorate, o abbandonate, o annichilite. 
Offriamo il nostro amore con la speranza assurda che l’uomo della nostra ossessione ci protegga dalle nostre paure; invece le paure e le ossessioni si approfondiscono, finché offrire amore nella speranza di essere ricambiate diventa la costante di tutta la nostra vita. E, poiché la nostra strategia non funziona, riproviamo, amiamo ancora di più. Amiamo troppo.” L’amore dipendente, conseguentemente, si mostra con le seguenti caratteristiche: è ossessivo e tende a lasciare sempre minori spazi personali è basato su continue richieste di assoluta devozione e di rinuncia da parte dell’amato è caratterizzato da una tendenza a ripiegarsi su se stesso e a chiudersi alle esperienze esterne per paura del cambiamento e per la necessità di mantenere fermi alcuni punti certi, soffocando qualsiasi desiderio o interesse personale in nome di un amore che occupa il primo posto nella propria vita. 
Due caratteristiche epidemiologiche importanti della dipendenza affettiva sono caratteristiche delle famiglie in cui sono cresciute le persone con dipendenze affettive, al punto da stimare che il fenomeno sia al 99% diffuso in questa fetta della popolazione (Miller, 1994); in molti paesi del mondo la tendenza ad associarsi a disturbi post-traumatici da stress, per cui in genere questa forma di dipendenza si osserva in persone che hanno anche vissuto abusi o maltrattamenti, un aspetto che fa pensare che siano stati tali eventi a far sviluppare forme affettive dipendenti Alcune caratteristiche delle famiglie in cui sono cresciute le persone con una dipendenza affettiva (Norwood, 1985): Famiglie in cui i bisogni emotivi non vengono riconosciuti, il bisogno di affetto e amore vengono trascurati, ma cosa più invalidante, vengono ignorate le percezioni e i sentimenti dell’individuo fin dall’infanzia, che di conseguenza tende ad adattare le sue percezioni a quello che gli viene detto dalle sue figure di riferimento. Gli esiti sono la perdita della fiducia in sé stessi e nelle proprie percezioni, che da adulti comporta l’incapacità a discernere tra le situazioni e/o le persone che possono arrecare danno. 
Presenza di violenza tra i genitori e/o tra genitori e figli. Comportamento sessuale scorretto da parte di un genitore verso una bambina o un bambino, che può andare dalla seduttività fino all’abuso sessuale. Presenza costante di litigi e tensioni. Lunghi periodi di tempo in cui i genitori rifiutano di parlarsi tra loro. Un genitore incapace di avere rapporti normali con altri membri della famiglia e che li evita di proposito, dando loro la colpa del suo isolamento. Abuso di alcol o di altre droghe. Genitori in competizione tra loro o con i loro figli. Comportamenti compulsivi, bisogno irresistibile di continuare a mangiare, lavorare, pulire, giocare d’azzardo, spendere, ecc. 
Questi comportamenti coatti sono come droghe, processi patologici progressivi; tra i molti effetti dannosi, distruggono e impediscono contatti sinceri e intimità nella famiglia. Genitori che hanno atteggiamenti o valori conflittuali o manifestano comportamenti contraddittori l’uno in competizione con l’altra per ottenere la complicità dei bambini. Estrema severità in fatto di denaro, religione, lavoro, uso del tempo, manifestazioni di affetto, sesso, politica ecc.. Una qualsiasi di queste ossessioni può precludere i contatti e l’intimità, perché non si dà importanza ai rapporti, ma all’obbedienza alle regole. Le famiglie disturbate possono avere problemi diversi, ma tutte hanno in comune un effetto sui figli: sono tutti bambini in qualche modo sminuiti nella loro capacità di comprendere i sentimenti propri e altrui e di mettersi in relazione con gli altri. 

COSA FARE PER LA DIPENDENZA AFFETTIVA
1.Il primo passo verso il superamento del problema è riconoscere di avere un problema. 
2.Cercare l’aiuto di un valido terapeuta 
3.Considerare la propria salute e il proprio benessere una priorità su tutto il resto

www.sportelloinascolto.eu

Posted by Francesco Saverio Simone on 10:55. Filed under , . You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0

1 commenti for La dipendenza affettiva (II parte)

  1. interessante. Attenzione che si sono inseriti dei frammenti testuali non pertinenti (il testo: "psicologo psicoterapeuta a roma per psicoterapia per le dipendenze affettive, cosa sono le dipendenze affettive, quali sono le caratteristiche delle persone con problemi di dipendenze affettive, come si mostrano le dipendenze affettive, caratteristiche delle famiglie in cui sono cresciute le persone con dipendenze affettive, cosa fare per le dipendenze affettive, terapia per le dipendenze affettive a roma, studio di psicoterapia psiconauti a roma ").

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